John Steinbeck… Le mamme si rivoltavano tra le mani le reliquie del passato condannato all’oblio. Questo era il libro di papà mio, gli piaceva, c’è dentro il suo nome…

Le mamme si rivoltavano tra le mani le reliquie del passato condannato all’oblio. Questo era il libro di papà mio, gli piaceva, c’è dentro il suo nome. Quella pipa anche era sua. E questo quadro… un angelo, lo guardavo sempre prima di mettere al mondo i miei. Oh, quel cane di porcellana, l’aveva portato zia Sadie dalla fiera di St. Louis. Cosa serve? Perché portarselo appresso? La lettera scritta da mio fratello la vigilia della morte. Questo cappello; fuori moda, ma le piume son ben conservate. No, non c’è posto. Com’è possibile vivere senza le cose che sono la nostra vita? Spogli del nostro passato non ci riconosciamo. Fa niente, non c’è posto, bisogno lasciarlo, bruciarlo. E sugli sgabelli superstiti le donne guardavano il loro passato con occhi sognanti e lo bruciavano nella loro memoria. Poi si riscuotevano di soprassalto, e ammucchiavano la roba sull’aia e v’appiccavano il fuoco, ma restavano a guardare con occhi sognanti le fiamme distruggere la loro vita. Poi, frenetiche, aiutavano gli uomini a caricare l’autocarro, e l’autocarro partiva sollevando una nuvola di polvere.

John Steinbeck
da Furore (Bur ed. – trad. Carlo Coardi)

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