Robert Louis Stevenson… Dopo colazione stavo passeggiando tranquillamente attraverso il cortile; respiravo con piacere l’aria piuttosto fredda, quando venni assalito nuovamente…

Dopo colazione stavo passeggiando tranquillamente attraverso il cortile; respiravo con piacere l’aria piuttosto fredda, quando venni assalito nuovamente dalle indescrivibili sensazioni preannuncianti la metamorfosi; ebbi appena il tempo di rifugiarmi nel mio gabinetto, e già ero nuovamente in preda alle passioni di Hyde. Occorse una doppia dose in tale circostanza per tornare a essere Jekyll. Ma, ahimè, sei ore dopo, mentre sedevo tristemente davanti al camino, venni ripreso dagli spasmi, e dovetti riprendere la pozione. In breve, a partire da quel giorno, soltanto con uno sforzo continuo e solo sotto lo stimolo della pozione riuscii a riassumere l’aspetto di Jekyll. A tutte le ore del giorno e della notte ero assalito dal brivido premonitore: soprattutto se dormivo, o anche soltanto se sonnecchiavo sulla mia poltrona, mi risvegliavo sempre nelle sembianze di Hyde. Sotto la minaccia di un tal destino continuamente incombente e poi l’insonnia debole di mente e di corpo, ossessionato da un unico pensiero: l’orrore dell’altro me stesso. Ma, quando dormivo o quando gli effetti della medicina si attenuavano, cadevo senza transizione (poiché gli spasmi della metamorfosi si facevano sempre più deboli) in potere di un fuoco d’immagini tutte terrificanti, di un animo pieno d’odio senza motivo, di un corpo che non pareva abbastanza forte per sopportare quelle furiose energie di vita. La potenza di Hyde pareva crescere, insomma, con la debolezza di Jekyll. E certamente l’odio che li divideva era d’uguale intensità da tutt’e due le parti. Per Jekyll era istinto vitale. Aveva compreso tutt’intera la deformità di quella creatura che spartiva con lui alcuni fenomeni della coscienza e con la quale era vincolato sino alla morte: e, oltre a tali legami di comunanza, che costituivano la parte più sciagurata del suo dolore, Jekyll pensava adesso a Hyde, con ogni energia della sua vita, come a un essere non soltanto demoniaco ma inorganico. Questo lo straziava soprattutto; che la melma del fondo profferisse grida e voci; che la polvere amorfa gesticolasse e peccasse; che quello che era morto e informe usurpasse le funzioni della vita.

Robert Louis Stevenson

da Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde

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