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Dino Buzzati… Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate…

giugno 19, 2017

Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo. Per gli stessi sentieri fatati passammo infatti tu ed io, con passi timidi, insieme andammo attraverso le foreste piene di lupi, e i medesimi geni ci spiavano dai ciuffi di muschio sospesi alle torri, tra svolazzare di corvi. Insieme, senza saperlo, di là forse guardammo entrambi verso la vita misteriosa, che ci aspettava. Ivi palpitarono in noi per la prima volta pazzi e teneri desideri. “Ti ricordi?” ci diremo l’un l’altro, stringendoci dolcemente, nella calda stanza, e tu mi sorriderai fiduciosa mentre fuori daran tetro suono le lamiere scosse dal vento. Ma tu – ora mi ricordo – non conosci le favole antiche dei re senza nome, degli orchi e dei giardini stregati. Mai passasti, rapita, sotto gli alberi magici che parlano con voce umana, né battesti mai alla porta del castello deserto, né camminasti nella notte verso il lume lontano lontano, né ti addormentasti sotto le stelle d’Oriente, cullata da piroga sacra. Dietro i vetri, nella sera d’inverno, probabilmente noi rimarremo muti, io prendendomi nelle favole morte, tu in altre cure a me ignote. Io chiederei “Ti ricordi?”, ma tu non ricorderesti.

Dino Buzzati

incipit del racconto Inviti superflui da Sessanta racconti (Oscar Mondadori)

David Sedaris… Io non ho nessuna capacità specifica, non ho imparato a guidare, scrivo al computer ma non uso internet…

giugno 16, 2017

“Io non ho nessuna capacità specifica, non ho imparato a guidare, scrivo al computer ma non uso internet e non mi servo della posta elettronica, ho frequentato una scuola d’arte e non ho alcuna qualifica. Così ho fatto lavori vari: per sei anni ho lavorato a restaurare mobili ma a me toccava soprattutto sverniciare, poi ho fatto il lavapiatti, sono stato appunto l’uomo delle pulizie per un’agenzia. Tutti lavori da poco, quello in cui guadagnavo di più era come uomo delle pulizie, dieci dollari l’ora. Probabilmente farei ancora quel lavoro lì, se non avessi avuto successo con la scrittura. L’unico lavoro “serio” che ho fatto è stato insegnare scrittura creativa, ma neppure per questo avevo una qualifica: sostituivo qualcun altro. E tuttavia penso che sia peggio avere un lavoro di tipo intellettuale, come fare il giornalista, e nello stesso tempo voler fare lo scrittore. Secondo me è più facile fare un lavoro manuale tutto il giorno e poi tornare a casa e mettersi a scrivere”.

David Sedaris

dall’intervista rilasciata al quindicinale Stilos del 14 febbraio 2006

Charles Simic… Che non può fare a meno di scricchiolare la notte…

giugno 7, 2017

Che non può fare a meno di scricchiolare la notte

come se un ragno

si calasse

con un filo

e ci restasse sospeso sopra

mentre la sedia trema

per le conseguenze


Charles Simic

da Club midnight (Piccola biblioteca Adelphi)

La favoletta di Esopo… I vasi

giugno 6, 2017
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Un vaso di terracotta e un vaso di rame erano trascinati giù per la corrente di un fiume. E quello di coccio diceva a quello di rame: “Nuota al largo, non al mio fianco, perché, anche se io non ho nessuna voglia di toccarti, basta che mi tocchi tu e io vado in briciole”.

Malsicura è la vita del povero che ha per vicino un signore rapace.

Fernando Pessoa… La mia anima è una misteriosa orchestra…

giugno 1, 2017

La mia anima è una misteriosa orchestra; non so quali strumenti suoni e strida dentro di me: corde, arpe, timpani e tamburi. Mi conosco come una sinfonia.

Fernando Pessoa

da Il libro dell’inquietudine

Joseph Roth… Anche il signore ben vestito sparì nelle tenebre. A lui era realmente toccato in sorte il miracolo della conversione. E aveva deciso di condurre la vita dei più poveri…

maggio 23, 2017

Anche il signore ben vestito sparì nelle tenebre. A lui era realmente toccato in sorte il miracolo della conversione. E aveva deciso di condurre la vita dei più poveri. E per questo viveva sotto i ponti. Ma, tornando all’altro, costui era un bevitore, anzi un ubriacone. Si chiamava Andreas, e viveva alla giornata come molti bevitori. Tanto tempo era passato dall’ultima volta che aveva posseduto duecento franchi. E forse proprio per questo, perché era passato tanto tempo, tirò fuori al fioco chiarore di uno dei rari lampioni che erano sotto i ponti, un pezzetto di carta e un mozzicone di matita, e scrisse l’indirizzo della piccola Santa Teresa e la somma di duecento franchi, che da quel momento le doveva. Salì per una delle scale che portano dalle rive della Senna al lungofiume. Là, lo sapeva, c’era un ristorante. Ed egli entrò, e mangiò e bevve in abbondanza, spendendo molti soldi, portandosi via anche un’intera bottiglia per la notte, che aveva intenzione di passare sotto il ponte, come al solito. Si scelse anche un giornale dal cestino della cartastraccia; non per leggerlo, ma per coprirsi. I giornali tengono caldo, come sanno tutti i vagabondi.

Joseph Roth

da La leggenda del santo bevitore (Adelphi editore)

William Shakespeare… Miei compagni e fratelli in esilio, l’abitudine a questi luoghi non ha reso la vita più dolce che nel lusso dorato?…

maggio 16, 2017

ex duca – Miei compagni e fratelli in esilio, l’abitudine a questi luoghi non ha reso la vita più dolce che nel lusso dorato? Non sono questi boschi più sicuri della corte piena d’invidie? Non sentiamo il mutar delle stagioni, come Adamo in peccato, e all’artiglio del gelo e alla ruvida sferza del vento invernale, quando soffia e m’addenta il corpo fino a farmi rattrappire per il freddo, rido e dico: “Questa non è adulazione. Questi sono consiglieri che mi persuadono concretamente di ciò ch’io sono”. L’avversità mi mostra dolce, come il rospo brutto e velenoso che reca in capo una gemma preziosa. La nostra vita, non costretta in pubblico, sente gli alberi che parlano, i ruscelli che narrano, i discorsi delle pietre e bontà in ogni cosa.

William Shakespeare

da Come vi piace

Italo Calvino… Non pensavo che alla Terra. Era la Terra a far sì che ciascuno fosse proprio quel qualcuno e non altri…

maggio 10, 2017

Non pensavo che alla Terra. Era la Terra a far sì che ciascuno fosse proprio quel qualcuno e non altri; quassù, strappati alla Terra, era come se io non fossi più quell’io, né lei per me quella lei. Ero ansioso di tornare sulla Terra, e trepidavo nel timore d’averla perduta. Il compimento del mio sogno d’amore era durato solo quell’istante in cui c’eravamo congiunti roteando tra Terra e Luna; privato del suo terreno terrestre, il mio innamoramento ora non conosceva che la nostalgia straziante di ciò che ci mancava; un dove, un intorno, un prima, un poi.

Italo Calvino

da La distanza della Luna in Le Cosmicomiche

Microgiallo… sei personaggi senza più l’autore…

maggio 4, 2017
tags:

#microgiallo

Lo uccisero spingendolo nella buca del suggeritore perché da loro pretendeva più realismo. Adesso si che erano sei personaggi in cerca d’autore.

Akio

Jorge Amado… Quando la chitarra singhiozzerà nelle mani del suonatore di serenate, nato a Bahia…

aprile 26, 2017

Quando la chitarra singhiozzerà nelle mani del suonatore di serenate, nato a Bahia, figlio della sua poesia e del suo dolore, non fermarti neppure a riflettere, poiché la città magica ti aspetta, e io sarò la tua guida nelle sue strade e nei suoi misteri.

Jorge Amado

José Saramago… Io Pessoa e gli specchi…

aprile 19, 2017

Fernando Pessoa era un uomo che conosceva le lingue e componeva versi. Si guadagnò il pane mettendo parole al posto delle parole, scrisse versi come si fanno i versi, come se fosse stata la prima volta. Cominciò chiamandosi Fernando, persona come tutti. Naturalmente la sua vita era fatta di giorni e sappiamo che i giorni anche se uguali non sono mai gli stessi. Non sorprende, quindi, che un bel giorno Fernando, passando davanti ad uno specchio vi abbia scorto, di striscio, un’altra persona: un uomo lo osservava da dentro lo specchio e quell’uomo non era lui. Molto ci si attende dalle figure che appaiono negli specchi, tranne che parlino. E affinché quei due, Fernando e l’immagine riflessa, non rimanessero lì a guardarsi per l’eternità, Pessoa disse: “Mi chiamo Ricardo Reis”. L’altro sorrise e scomparve. Dopo poco spuntò un’altra immagine. Pessoa si affrettò a dire: “Mi chiamo Alberto Caeiro”. L’altro non sorrise, gesticolò un po’ e sparì. Non c’è due senza tre, aveva sentito dire Fernando Pessoa e rimase in attesa. La terza figura ritardò qualche secondo ad apparire. Fernando disse: “Mi chiamo Alvaro de Campos”. le sue ultime parole prima di morire furono: “Datemi gli occhiali”. Fino a oggi nessuno s’è chiesto perché li volesse. E’ possibile che la sua intenzione fosse quella di guardarsi allo specchio per conoscere l’identità dell’ “altro”. La Parca non gli diede tempo. Oltretutto, la stanza non disponeva neppure di uno specchio. Pessoa mai riuscì ad avere la certezza di sapere chi veramente fosse stato, sebbene questo dubbio ci permetta di vedere un po’ più chi siamo.

José Saramago

(tratto da un intervento sul tema della Fiera del libro di Torino, pubblicato dal Corriere della Sera, 7 maggio 2009)

Buona Pasqua e Pasquetta 

aprile 15, 2017

Cari lettori di A Video Spento, buona Pasqua e Pasquetta. 

Jean-Michel Basquiat al Chiostro del Bramante di Roma: opere dalla Collezione Mugrabi

aprile 10, 2017

Jean-Michel #Basquiat #ChiostroDelBramante #Roma Opere dalla Collezione Mugrabi #arte #pittura

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Fernando Pessoa… Dalla terrazza di questo caffè guardo con un fremito la vita…

aprile 7, 2017

Dalla terrazza di questo caffè guardo con un fremito la vita. Vedo poco di essa: il suo disordine, in questo suo concentrarsi entro questa piazzetta nitida e mia. Una fiacchezza, come il principio di una sbornia, mi illumina di cose l’anima. Fuori di me, nei passi dei passanti […] scorre la vita evidente e unanime.

In quest’attimo i miei sensi si assopiscono e tutto mi sembra un’altra cosa: le mie sensazioni son un errore confuso e lucido, apro le ali ma non mi muovo, come un condor ipotetico.

Quale uomo di ideali, chissà se la mia aspirazione più alta non sia quella di occupare questa seggiola al tavolo di questo caffè?

Ogni cosa è vana come rimestare la cenere, vaga come il momento in cui non è ancora l’alba.

E la luce sgorga così serenamente e perfettamente sulle cose, le avvolge talmente di realtà ilare e mesta! Tutto il mistero del mondo precipita fino a materializzarsi davanti ai miei occhi in banalità e strada.

Ah, in quale modo le cose quotidiane sfiorano misteri in noi! In quale modo alla superficie toccata dalla luce di questa vita così complessa in quanto umana, l’Ora, sorriso incerto, sale alle labbra del Mistero! Come sembra moderno tutto ciò! E allo stesso tempo così antico, così occulto, con un senso così diverso da quello che risplende in tutto!

Fernando Pessoa

da Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares (Economica Feltrinelli)

Monet Painting in his Garden at Argenteuil, Pierre-Auguste Renoir via @ArtPicsChannel

aprile 4, 2017

 

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