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Rudyard Kipling… La veranda sul retrobottega, costruita a picco sul fianco della collina, affacciava come è tipico di Simla sui comignoli dei vicini…

febbraio 21, 2017

La veranda sul retrobottega, costruita a picco sul fianco della collina, affacciava come è tipico di Simla sui comignoli dei vicini. Ma più ancora del pasto tutto persiano cucinato da Lurgan Sahib con le sue stesse mani, fu la bottega ad affascinare Kim. Il museo di Lahore era più grande, ma lì c’erano più meraviglie: pugnali da fantasmi e ruote da preghiere tibetane; collane di turchese e di ambra grezza; braccialetti di giada verde; bastoncini d’inceso curiosamente raccolti in vasi incrostati di granati grezzi; le maschere diaboliche della sera prima e una parete tappezzata di drappeggi blu pavone; statuette dorate di Buddha e altarini portatili di lacca; samovar russi con turchesi sul coperchio; servizi di finissima porcellana in bislacche scatole ottagonali di bambù; crocefissi di avorio giallo… provenienti nientemeno che dal Giappone, almeno a sentire Lurgan Sahib; balle di tappeti polverosi, dal tanfo micidiale, cacciati dietro paraventi marci e laceri a disegni geometrici; brocche persiane per detergere le mani dopo il pasto; incensieri di rame opaco né cinesi né persiani, corsi tutt’intorno da fregi di diavoli fantastici; cinture di argento ossidato che si annodavano come pellame greggio; forcine di giada, avorio e plasma; armi di ogni genere e fattura, e mille altre cianfrusaglie erano imballate accatastate o semplicemente buttate in giro per la stanza, lasciando un po’ di spazio solo intorno al traballante tavolo di abete, dove lavorava Lurgan Sahib. “Queste cose non contano niente” disse il padrone di casa, seguendo lo sguardo di Kim. “Le compro perché sono carine, e le vendo anche… se mi piace l’acquirente. Ecco a cosa lavoro io: in parte è lì sul tavolo”. Alla luce del mattino era tutto uno sfolgorio di sprazzi rossi, azzurri e verdi, ravvivato qua e là dal barbaro barbaglio bianco azzurro di un diamante. Kim sgranò gli occhi.

Rudyard Kipling

da Kim

Pablo Picasso, Girl with a Mandolin (1910) via @ArtPicsChannel

febbraio 15, 2017

 

Virginia Woolf… Venivano qui ogni sera, regolarmente, spinti da una qualche necessità…

febbraio 14, 2017

 

Venivano qui ogni sera, regolarmente, spinti da una qualche necessità. Era come se l’acqua portasse al largo e desse vela ai loro pensieri, che sulla terraferma s’incagliavano, e procurasse un sollievo fisico ai loro corpi. Dapprima il colore vibrante inondava di azzurro la baia, e il cuore si espandeva con esso e il corpo nuotava, per essere nell’istante successivo respinto e raggelato dal nero spinoso delle onde agitate. Poi, da dietro la grande roccia nera, quasi ogni sera zampillava improvvisa una fontana bianca, che si rimaneva lì ad aspettare che venisse, tanto era il piacere di vederla. E nell’attesa si guardavano le onde, che una dopo l’altra ritmicamente versavano sulla pallida spiaggia a mezzaluna un velo di madreperla.

Virginia Woolf

da Al faro

Emily Dickinson… Io sono nessuno. Tu chi sei?…

febbraio 2, 2017

Io sono nessuno. Tu chi sei?
Nessuno pure tu?
Allora siamo in due, ma non dirlo
potrebbero cacciarci, lo sai!
Che fastidio essere qualcuno!
Che volgarità – come una rana –
che dice il suo nome – tutto giugno
a un pantano che sta ad ammirarla!

Emily Dickinson

Edgar Degas… Dance Class at the Opera, 1872

gennaio 17, 2017

 

Fernando Pessoa… Altrove

gennaio 13, 2017

Altrove

Andiamo via, creatura mia,
via verso l’Altrove.
Lì ci sono giorni sempre miti
e campi sempre belli.
La luna che splende su chi
lì vaga contento e libero
ha intessuto la sua luce con le tenebre
dell’immortalità.
Lì si incominciano a vedere le cose,
le favole narrate sono dolci come quelle non raccontate,
là le canzoni reali-sognate sono cantate
da labbra che si possono contemplare.
Il tempo lì è un momento d’allegria,
la vita una sete soddisfatta,
l’amore come quello di un bacio
quando quel bacio è il primo.
Non abbiamo bisogno di una nave, creatura mia,
ma delle nostre speranze finché saranno ancora belle,
non di rematori, ma di sfrenate fantasie.
Oh, andiamo a cercar l’Altrove!

Fernando Pessoa

dalla raccolta Il violinista pazzo – Passigli editore

Mark Twain… Ricorderai che una volta la Banca d’Inghilterra emise due banconote da un milione di sterline ciascuna…

gennaio 9, 2017

Ricorderai che una volta la Banca d’Inghilterra emise due banconote da un milione di sterline ciascuna, che dovevano essere usate per una transazione internazionale. Per non so qual ragione, soltanto una di quelle banconote era stata usata, l’altra restava ancora nei forzieri della banca. Be’ i due fratelli, chiacchierando vennero a domandarsi cosa sarebbe capitato a uno straniero onesto e intelligente che si fosse trovato a Londra senza un amico, senza altro denaro che quel biglietto da un milione di sterline, e nessun mezzo per dimostrare in che modo ne fosse venuto in possesso. Il fratello A diceva che sarebbe morto di fame, il fratello B diceva di no. Il fratello A diceva che lo straniero non avrebbe potuto incassare il biglietto in nessuna banca né in nessun altro luogo, poiché sarebbe stato arrestato sul posto. Così avevano continuato a discutere fino a che il fratello B aveva detto di essere pronto a scommettere ventimila sterline che l’uomo sarebbe vissuto per trenta giorni, comunque, con quel milione, senza finire in prigione. Il fratello A lo prese in parola. Il fratello B, andato alla Banca d’Inghilterra, comprò il biglietto. Proprio da inglese, vedete fino al midollo. Poi dettò una lettera, che uno dei suoi impiegati vergò in una calligrafia pulita e rotonda, quindi i due fratelli si misero alla finestra per un’intera giornata per cercare l’uomo adatto a cui darla.

Mark Twain

dal racconto La banconota da un milione di sterline

Buon Natale 2016 ai lettori di A video spento!

dicembre 22, 2016

Buon Natale 2016 ai lettori di A video spento!
Ciao e auguri! da Akio.

Groucho Marx… Se avete un po’ di fegato, potete risolvere il problema dell’alloggio affittando una casa infestata dagli spettri…

novembre 29, 2016

Se avete un po’ di fegato, potete risolvere il problema dell’alloggio affittando una casa infestata dagli spettri. Le viuzze delle città americane sono piene di bellissime case stregate, vuote soltanto perché i codardi hanno paura di abitarci. Una giovane coppia senza casa non esita un istante a stabilirsi in casa dei genitori della moglie, ma se suggerite loro una casa stregata (luogo di gran lunga più sicuro, a mio parere) impallidiscono e accampano scuse ridicole. Comunque sia, se siete tipi un po’ pavidi, vi consiglio un albero. Gli alberi sono assolutamente sicuri, a meno che siate sonnambuli, e dai rami alti si gode una bellissima vista sulla campagna. Suggerirei un noce: le noci sono piene zeppe di vitamine e i gusci si possono poi usare come portacenere.

Groucho Marx

da O quest’uomo è morto, o il mio orologio si è fermato – Einaudi editore (trad. Stefan Kanfer)

William Shakespeare… JACQUES – Il mondo è tutto un palcoscenico, e uomini e donne, tutti, sono attori; hanno proprie uscite e proprie entrate…

novembre 24, 2016

JACQUES – Il mondo è tutto un palcoscenico, e uomini e donne, tutti, sono attori; hanno proprie uscite e proprie entrate; nella vita un uomo interpreta più parti, ché gli atti sono le sette età. Primo, il bambino sbava e piange in braccio alla nutrice, poi lo scolaro, piagnucoloso, con la sua cartella e il volto infreddolito dal mattino, che si trascina svogliato, come una lumaca, verso la scuola; e poi l’amante: sospira come una fornace la ballata triste composta per il sopracciglio dell’amata; e poi il soldato, pieno di strampalate imprecazioni, baffuto come un gattopardo, geloso dell’onore, impulsivo e pronto al litigio, sempre alla ricerca, anche nella bocca del cannone, d’una reputazione da quattro soldi; e poi il giudice, pancia rotonda, piena di bei capponi, occhio severo, e rasatura a dovere, saggio acume, pedanteria aggiornata, recita la sua parte; la sesta età ti trasforma in un debole pantalone in ciabatte, le lenti al naso ed una borsa al fianco, calzoni d’un tempo ancora conservati, un mondo troppo largo per le sue gambe rinsecchite, e la voce, da maschio, di nuovo ridotta al falsetto infantile: striduli fischi dal suono incrinato; l’ultima scena, infine, a conclusione di questa varia strana storia, è una seconda infanzia, puro oblio, senza denti, occhi, gusto, senza niente.

William Shakespeare

da Come vi piace

Una perla nella mia libreria “Three guineas” di Virginia Woolf The Hogarth Press, 1968

novembre 19, 2016

 

Katherine Mansfield… La brezza mattutina si levò tra i cespugli e l’odore delle foglie e della terra nera e bagnata si mischiava con quello acre del mare…

novembre 18, 2016

La brezza mattutina si levò tra i cespugli e l’odore delle foglie e della terra nera e bagnata si mischiava con quello acre del mare. Miriadi di uccelli cantavano. Un cardellino volò sopra la testa del pastore e, posandosi sulla punta di un rametto, si arruffò le piume voltandosi verso il sole. E adesso avevano oltrepassato la capanna del pescatore, e la casetta annerita dove Leila, la lattaia, viveva insieme alla sua vecchia nonna. Il gregge si sparse su un terreno giallo e Wag, il cane pastore, le inseguì zampettando, lo radunò e la condusse al passaggio stretto e ripido che, attraverso le rocce, portava fuori dalla baia di Crescent fino alla casa di Daylight. “Beee! Beee! Il belare giungeva fioco mentre le pecore ondeggiavano sulla strada oramai quasi asciutta. Il pastore si rimise nel taschino la pipa lasciando sporgere il fornello. E subito dopo ricominciò a fischiettare la sua canzoncina. Wag corse lungo il bordo di una roccia seguendo una pista di odorosa, ma poi corse indietro disgustato. E poi, le pecore, spingendosi, urtandosi e affrettandosi voltarono l’angolo e il pastore le seguì scomparendo anche lui.

Katherine Mansfield

dal racconto Alla baia

Italo Calvino… La fascinazione romanzesca che si dà allo stato puro nelle prime frasi del primo capitolo di moltissimi romanzi non tarda a perdersi nel seguito della narrazione…

novembre 10, 2016

La fascinazione romanzesca che si dà allo stato puro nelle prime frasi del primo capitolo di moltissimi romanzi non tarda a perdersi nel seguito della narrazione: è la promessa d’un tempo di lettura che si stende davanti a noi e che può accogliere tutti gli sviluppi possibili. Vorrei poter scrivere un libro che fosse solo un “incipit”, che mantenesse per tutta la sua durata la potenzialità dell’inizio, l’attesa ancora senza oggetto. Ma come potrebbe essere costruito, un libro simile? S’interromperebbe dopo il primo capoverso? Prolungherebbe indefinitamente i preliminari? Incastrerebbe un inizio di narrazione nell’altro, come le Mille e una notte? Oggi mi metterò a copiare le prime frasi d’un romanzo famoso, per vedere se la carica d’energia contenuta in quell’avvio si comunica alla mia mano, che una volta ricevuta la spinta giusta dovrebbe correre per conto suo.

Italo Calvino

da Se una notte d’inverno un viaggiatore (I Meridiani Mondadori)

Achille Campanile…. Dunque, non ho posto che per un taccuino. Quand’è pieno e debbo attaccarne un altro, bisogna che me ne disfi. Come faresti tu? Non so né voglio sapere…

novembre 4, 2016

Tornando al famoso taccuino

Dunque, non ho posto che per un taccuino. Quand’è pieno e debbo attaccarne un altro, bisogna che me ne disfi. Come faresti tu? Non so né voglio sapere. Io ricorro a un sistema semplicissimo: sviluppo gli appunti nell’ordine in cui sono scritti e, arrivato all’ultima pagina, mando all’editore il manoscritto d’un romanzo. Dirai: ma è impossibile scrivere un romanzo così? In realtà sarebbe impossibile, se non avessi l’abitudine d’annotare, oltre le osservazioni che mi passano pel capo, anche gli appuntamenti, i numeri telefonici, gli indirizzi: cose che, se non sono straordinariamente utili nella vita, sono utilissime in un romanzo. Così mi accade di confondere tra uno spunto e il numero delle scarpe, che – tra parentesi – non ho mai saputo; cioè di fare un romanzo col numero delle scarpe e andare dal calzolaio a riferirgli un elegante paradosso. Gran successo in tutt’e due i casi. Specialmente nel secondo, in quanto che il calzolaio mi dà non uno, ma diverse paia di scarpe, per di più gratis. Me le dà in una forma un po’ vivace, e tale che non sempre mi riesce di afferrarle al volo, ma, insomma, me le dà. Naturalmente questo prezioso taccuino non si separa un istante da me. Quando vado a letto, per il caso che mi risvegli con una buona idea, lo metto nella tasca del pigiama, dove mi avviene di dimenticarlo l’indomani.

Achille Campanile

da In campagna è un’altra cosa (Bur Rizzoli)

Italo Calvino… Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo…

ottobre 27, 2016

Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell’estremo crinale, immondezzai d’altre città, che anch’esse respingono lontano da sé montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano.

Italo Calvino

da Le città invisibili (Oscar Mondadori)

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