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Fernando Pessoa… La terra è fatta di cielo…

agosto 9, 2017

 

La terra è fatta di cielo.

La menzogna non ha nido.

Mai nessuno s’è perduto.

Tutto è verità e cammino

Fernando Pessoa

Katherine Mansfield… Faccio risalire l’inizio della mia esistenza al momento in cui presi in affitto un appartamento da scapolo al quinto piano di un palazzo alto…

luglio 25, 2017

Faccio risalire l’inizio della mia esistenza al momento in cui presi in affitto un appartamento da scapolo al quinto piano di un palazzo alto, non troppo scalcinato, in una strada che poteva essere discreta o poteva non esserlo. Cosa utilissima questa… Lì vidi la luce, e misi fuori le mie due corna con uno studio, una camera e una cucina sul dorso. E mobili veri nelle stanze. In camera da letto, un armadio con lo specchio lungo, un letto grande con la trapunta gialla, un comodino col piano di marmo, e un servizio da toletta cosparso di meline. Nel mio studio – scrittoio inglese con cassetti, sedia da tavolo con cuscini in pelle, libri, una poltrona, un tavolino con sopra un tagliacarte e una lampada e alcuni studi di nudo alle pareti. Usavo la cucina solo per buttarvi la carta straccia. Ah, rivedo me stesso quella prima sera, dopo che quelli dei mobili se n’erano andati ed ero riuscito a sbarazzarmi di quella vecchiaccia della portiera – camminare per le stanze in punta di piedi, dare una sistemata in giro, fermarmi davanti allo specchio con le mani in tasca, e dire a quella radiosa visione: “Sono un ragazzo che ha il suo appartamento. Scrivo per due giornali. Mi occupo di letteratura seria. Sono all’inizio della carriera. Il libro che pubblicherò lascerà la critica letteralmente a bocca aperta. Scriverò di cose che non sono mai state toccate prima. Mi farò un nome come scrittore del mondo sommerso. Ma non come hanno fatto altri prima di me. Oh, no! Con grande ingenuità, con una vena di delicato umorismo e da dentro, come se tutto fosse molto semplice, molto naturale. Vedo la mia strada con estrema chiarezza. Nessuno l’ha mai fatto come lo farò io perché nessuno ha mai vissuto le mie esperienze. Sono ricco – ricco”. Eppure non avevo più soldi di quanti ne abbia adesso. E’ incredibile come si possa vivere senza soldi… Ho un mucchio di bei vestiti, biancheria intima di seta, due abiti da sera, quattro paia di scarpe di vernice con tomaia in pelle leggera, ogni genere di piccoli accessori, come guanti e portacipria e un servizio da manicure, profumi, sapore di prima qualità, e niente che sia stato pagato.

Katherine Mansfield

dal racconto Je n parle pas francais in Felicità (Grandi Classici Tascabili Marsilio, trad. di Marina Mascagni)

Robert Louis Stevenson… Dopo colazione stavo passeggiando tranquillamente attraverso il cortile; respiravo con piacere l’aria piuttosto fredda, quando venni assalito nuovamente…

luglio 14, 2017

Dopo colazione stavo passeggiando tranquillamente attraverso il cortile; respiravo con piacere l’aria piuttosto fredda, quando venni assalito nuovamente dalle indescrivibili sensazioni preannuncianti la metamorfosi; ebbi appena il tempo di rifugiarmi nel mio gabinetto, e già ero nuovamente in preda alle passioni di Hyde. Occorse una doppia dose in tale circostanza per tornare a essere Jekyll. Ma, ahimè, sei ore dopo, mentre sedevo tristemente davanti al camino, venni ripreso dagli spasmi, e dovetti riprendere la pozione. In breve, a partire da quel giorno, soltanto con uno sforzo continuo e solo sotto lo stimolo della pozione riuscii a riassumere l’aspetto di Jekyll. A tutte le ore del giorno e della notte ero assalito dal brivido premonitore: soprattutto se dormivo, o anche soltanto se sonnecchiavo sulla mia poltrona, mi risvegliavo sempre nelle sembianze di Hyde. Sotto la minaccia di un tal destino continuamente incombente e poi l’insonnia debole di mente e di corpo, ossessionato da un unico pensiero: l’orrore dell’altro me stesso. Ma, quando dormivo o quando gli effetti della medicina si attenuavano, cadevo senza transizione (poiché gli spasmi della metamorfosi si facevano sempre più deboli) in potere di un fuoco d’immagini tutte terrificanti, di un animo pieno d’odio senza motivo, di un corpo che non pareva abbastanza forte per sopportare quelle furiose energie di vita. La potenza di Hyde pareva crescere, insomma, con la debolezza di Jekyll. E certamente l’odio che li divideva era d’uguale intensità da tutt’e due le parti. Per Jekyll era istinto vitale. Aveva compreso tutt’intera la deformità di quella creatura che spartiva con lui alcuni fenomeni della coscienza e con la quale era vincolato sino alla morte: e, oltre a tali legami di comunanza, che costituivano la parte più sciagurata del suo dolore, Jekyll pensava adesso a Hyde, con ogni energia della sua vita, come a un essere non soltanto demoniaco ma inorganico. Questo lo straziava soprattutto; che la melma del fondo profferisse grida e voci; che la polvere amorfa gesticolasse e peccasse; che quello che era morto e informe usurpasse le funzioni della vita.

Robert Louis Stevenson

da Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde

Mariano Sabatini con L’inganno dell’ippocastano (Salani editore) vince il Premio Flaiano 2017 Opera Prima

luglio 5, 2017

ROMA  4.7.2017 – PREMIO FLAIANO OPERA PRIMA 2017 A MARIANO SABATINI per  “L’Inganno dell’ippocastano” (Salani), il noir che ha anticipato le trame di mafia capitale e in qualche modo le ha superate. Di questo romanzo Maurizio de Giovanni ha detto: “Occhio perché Mariano Sabatini dimostra che il nero italiano è qualcosa di enorme”. Sabatini commenta: “Oggi è un gran giorno per me e per il mio primo romanzo, un riconoscimento di grande prestigio assegnato da una giuria di 100 lettori, che ringrazio uno per uno. D’ora in avanti Flaiano, con la sua dirompenza e originalità, sarà il mio nume tutelare”. La premiazione avverrà la sera del 9 luglio a Pescara. Sintesi della cerimonia di premiazione domenica 16 luglio alle ore 12,30 su Rai Tre.

 

José Saramago… Guardo ora il fiume che conosco così bene. Il colore delle acque, il modo in cui scivolano lungo le rive, i verdi zampilli, la piattaforma di limo dove hanno trovato dimora le rane…

luglio 4, 2017

Guardo ora il fiume che conosco così bene. Il colore delle acque, il modo in cui scivolano lungo le rive, i verdi zampilli, la piattaforma di limo dove hanno trovato dimora le rane, dove le libellule (dette anche cavalocchi) posano l’estremità delle piccole grinfie – questo fiume è qualcosa che mi scorre nel sangue, a cui sono legato da sempre e per sempre. In esso ha navigato, ho imparato a nuotare, ne conosco il fondale e le tane dove i barbi si librano immobili. E più che un fiume, forse è un segreto.

E, tuttavia, queste acque già non sono più le mie acque. Il tempo vi fluisce, le trascina ed è trascinato nella corrente liquida, lentamente, alla velocità (qui, sulla terra) di sessanta secondi al minuto. Quanti minuti sono già passati da quando mi sono sdraiato sulla riva, sul fieno secco e dorato? Quanti meri è avanzato quel tronco marcio che galleggia? La campana suona ancora, un brivido ha scosso ora la sera, dove sono gli aironi? Lentamente mi alzo, scuoto i fili di paglia dal vestito. Mi infilo le scarpe. Prendo un sasso, un sasso rotondo e compatto, lo lancio in aria, in un gesto del passato. Cade in mezzo al fiume, s’immerge (non lo vedo, ma lo so), attraversa le acque opache, si posa nel fango del fondo, s’interra un po’. Ha cambiato posto, forse l’inverno lo trascinerà più lontano o lo restituirà alla riva da cui l’ho preso. O forse resterà lì per sempre.

Scendo fino all’acqua, vi immergo le mani e non le riconosco. Mi vengono alla memoria altre mani immerse in un altro fiume. Le mie mani di trent’anni fa, il fiume antico di acque che si sono ormai perse nel mare. Vedo passar il tempo. Ha il colore dell’acqua ed è carico di detriti, di petali strappati da fiori, di un rintocco lento di campane. Intanto, come un lampo passa un uccello color del fuoco. La campana tace. E io scuoto le mani bagnate di tempo, alzandole fino agli occhi – le mie mani di oggi con cui afferro la vita e la verità di quest’ora.

José Saramago

da Nessuno si bagna due volte nello stesso fiume in Di questo mondo e degli altri (Einaudi editore – a cura di Giulia Lanciani)

 

Dino Buzzati… Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate…

giugno 19, 2017

Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo. Per gli stessi sentieri fatati passammo infatti tu ed io, con passi timidi, insieme andammo attraverso le foreste piene di lupi, e i medesimi geni ci spiavano dai ciuffi di muschio sospesi alle torri, tra svolazzare di corvi. Insieme, senza saperlo, di là forse guardammo entrambi verso la vita misteriosa, che ci aspettava. Ivi palpitarono in noi per la prima volta pazzi e teneri desideri. “Ti ricordi?” ci diremo l’un l’altro, stringendoci dolcemente, nella calda stanza, e tu mi sorriderai fiduciosa mentre fuori daran tetro suono le lamiere scosse dal vento. Ma tu – ora mi ricordo – non conosci le favole antiche dei re senza nome, degli orchi e dei giardini stregati. Mai passasti, rapita, sotto gli alberi magici che parlano con voce umana, né battesti mai alla porta del castello deserto, né camminasti nella notte verso il lume lontano lontano, né ti addormentasti sotto le stelle d’Oriente, cullata da piroga sacra. Dietro i vetri, nella sera d’inverno, probabilmente noi rimarremo muti, io prendendomi nelle favole morte, tu in altre cure a me ignote. Io chiederei “Ti ricordi?”, ma tu non ricorderesti.

Dino Buzzati

incipit del racconto Inviti superflui da Sessanta racconti (Oscar Mondadori)

David Sedaris… Io non ho nessuna capacità specifica, non ho imparato a guidare, scrivo al computer ma non uso internet…

giugno 16, 2017

“Io non ho nessuna capacità specifica, non ho imparato a guidare, scrivo al computer ma non uso internet e non mi servo della posta elettronica, ho frequentato una scuola d’arte e non ho alcuna qualifica. Così ho fatto lavori vari: per sei anni ho lavorato a restaurare mobili ma a me toccava soprattutto sverniciare, poi ho fatto il lavapiatti, sono stato appunto l’uomo delle pulizie per un’agenzia. Tutti lavori da poco, quello in cui guadagnavo di più era come uomo delle pulizie, dieci dollari l’ora. Probabilmente farei ancora quel lavoro lì, se non avessi avuto successo con la scrittura. L’unico lavoro “serio” che ho fatto è stato insegnare scrittura creativa, ma neppure per questo avevo una qualifica: sostituivo qualcun altro. E tuttavia penso che sia peggio avere un lavoro di tipo intellettuale, come fare il giornalista, e nello stesso tempo voler fare lo scrittore. Secondo me è più facile fare un lavoro manuale tutto il giorno e poi tornare a casa e mettersi a scrivere”.

David Sedaris

dall’intervista rilasciata al quindicinale Stilos del 14 febbraio 2006

Charles Simic… Che non può fare a meno di scricchiolare la notte…

giugno 7, 2017

Che non può fare a meno di scricchiolare la notte

come se un ragno

si calasse

con un filo

e ci restasse sospeso sopra

mentre la sedia trema

per le conseguenze


Charles Simic

da Club midnight (Piccola biblioteca Adelphi)

La favoletta di Esopo… I vasi

giugno 6, 2017
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Un vaso di terracotta e un vaso di rame erano trascinati giù per la corrente di un fiume. E quello di coccio diceva a quello di rame: “Nuota al largo, non al mio fianco, perché, anche se io non ho nessuna voglia di toccarti, basta che mi tocchi tu e io vado in briciole”.

Malsicura è la vita del povero che ha per vicino un signore rapace.

Fernando Pessoa… La mia anima è una misteriosa orchestra…

giugno 1, 2017

La mia anima è una misteriosa orchestra; non so quali strumenti suoni e strida dentro di me: corde, arpe, timpani e tamburi. Mi conosco come una sinfonia.

Fernando Pessoa

da Il libro dell’inquietudine

Joseph Roth… Anche il signore ben vestito sparì nelle tenebre. A lui era realmente toccato in sorte il miracolo della conversione. E aveva deciso di condurre la vita dei più poveri…

maggio 23, 2017

Anche il signore ben vestito sparì nelle tenebre. A lui era realmente toccato in sorte il miracolo della conversione. E aveva deciso di condurre la vita dei più poveri. E per questo viveva sotto i ponti. Ma, tornando all’altro, costui era un bevitore, anzi un ubriacone. Si chiamava Andreas, e viveva alla giornata come molti bevitori. Tanto tempo era passato dall’ultima volta che aveva posseduto duecento franchi. E forse proprio per questo, perché era passato tanto tempo, tirò fuori al fioco chiarore di uno dei rari lampioni che erano sotto i ponti, un pezzetto di carta e un mozzicone di matita, e scrisse l’indirizzo della piccola Santa Teresa e la somma di duecento franchi, che da quel momento le doveva. Salì per una delle scale che portano dalle rive della Senna al lungofiume. Là, lo sapeva, c’era un ristorante. Ed egli entrò, e mangiò e bevve in abbondanza, spendendo molti soldi, portandosi via anche un’intera bottiglia per la notte, che aveva intenzione di passare sotto il ponte, come al solito. Si scelse anche un giornale dal cestino della cartastraccia; non per leggerlo, ma per coprirsi. I giornali tengono caldo, come sanno tutti i vagabondi.

Joseph Roth

da La leggenda del santo bevitore (Adelphi editore)

William Shakespeare… Miei compagni e fratelli in esilio, l’abitudine a questi luoghi non ha reso la vita più dolce che nel lusso dorato?…

maggio 16, 2017

ex duca – Miei compagni e fratelli in esilio, l’abitudine a questi luoghi non ha reso la vita più dolce che nel lusso dorato? Non sono questi boschi più sicuri della corte piena d’invidie? Non sentiamo il mutar delle stagioni, come Adamo in peccato, e all’artiglio del gelo e alla ruvida sferza del vento invernale, quando soffia e m’addenta il corpo fino a farmi rattrappire per il freddo, rido e dico: “Questa non è adulazione. Questi sono consiglieri che mi persuadono concretamente di ciò ch’io sono”. L’avversità mi mostra dolce, come il rospo brutto e velenoso che reca in capo una gemma preziosa. La nostra vita, non costretta in pubblico, sente gli alberi che parlano, i ruscelli che narrano, i discorsi delle pietre e bontà in ogni cosa.

William Shakespeare

da Come vi piace

Italo Calvino… Non pensavo che alla Terra. Era la Terra a far sì che ciascuno fosse proprio quel qualcuno e non altri…

maggio 10, 2017

Non pensavo che alla Terra. Era la Terra a far sì che ciascuno fosse proprio quel qualcuno e non altri; quassù, strappati alla Terra, era come se io non fossi più quell’io, né lei per me quella lei. Ero ansioso di tornare sulla Terra, e trepidavo nel timore d’averla perduta. Il compimento del mio sogno d’amore era durato solo quell’istante in cui c’eravamo congiunti roteando tra Terra e Luna; privato del suo terreno terrestre, il mio innamoramento ora non conosceva che la nostalgia straziante di ciò che ci mancava; un dove, un intorno, un prima, un poi.

Italo Calvino

da La distanza della Luna in Le Cosmicomiche

Microgiallo… sei personaggi senza più l’autore…

maggio 4, 2017
tags:

#microgiallo

Lo uccisero spingendolo nella buca del suggeritore perché da loro pretendeva più realismo. Adesso si che erano sei personaggi in cerca d’autore.

Akio

Jorge Amado… Quando la chitarra singhiozzerà nelle mani del suonatore di serenate, nato a Bahia…

aprile 26, 2017

Quando la chitarra singhiozzerà nelle mani del suonatore di serenate, nato a Bahia, figlio della sua poesia e del suo dolore, non fermarti neppure a riflettere, poiché la città magica ti aspetta, e io sarò la tua guida nelle sue strade e nei suoi misteri.

Jorge Amado

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