maggio 27, 2012

A Napoli circolano 800mila auto senza assicurazione: il tweet di Guido Penzo

 

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maggio 26, 2012

Il post di Totò “… mi sono adattato a fare le uova..”

E’ stata la guerra: penuria si cibo, di vettovaglie, mi sono adattato a fare le uova. Certo, per fare un uovo ci vuole l’atmosfera… ma io ci provo.

Antonio de Curtis in arte Totò

dal film Totò cerca casa

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maggio 24, 2012

Charles M. Schultz ed i suoi Peanuts… Woodstock si è innamorato…

Snoopy: Non posso crederci… Woodstock si è innamorato di una vermetta… non riesco proprio a crederci… è come se io mi innamorassi di un barattolo di cibo per cani.

maggio 24, 2012

Internet ai tempi di Dickens di Massimo Mantellini via @ilpost

 

maggio 23, 2012

Night di Marcello Marchesi

Buone ragazze
di cattiva famiglia
con cattivi ragazzi
di buona famiglia

Marcello Marchesi

da Diario futile (di un signore di mezza età)

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maggio 22, 2012

Charles Simic: “…Se siete come me, in bagno non deve mai mancarvi qualcosa da leggere..”

Se siete come me, in bagno non deve mai mancarvi qualcosa da leggere. Qualunque cosa va bene…… Durante la mia infanzia in Serbia, quando nelle campagne c’erano soprattutto gabinetti esterni e la carta igienica era considerata un lusso decadente, la pila di giornali vecchi che tenevamo a disposizione forniva non solo l’indispensabile sostituto, ma anche un materiale di lettura invitante che integrava l’educazione divertendo…… Come ospite in casa di sconosciuti, ho scoperto biblioteche da bagno che mozzavano il fiato per dimensioni e pretese intellettuali. Non mi era chiaro se i dialoghi di Platone nell’originale greco, insieme al Manifesto del partito comunista di Marx e all’ultimo romanzo di Thomas Pynchon, si trovavano lì per fare colpo sui visitatori oppure, come nel caso di un altro tizio che aveva una pila di libri di memorie di ex presidenti a partire da Reagan, se servivano a strappare una risata. Non posso dire di aver incontrato molta poesia nei bagni, neppure nelle case dei poeti, anche se mi sono capitate tra le mani parecchie antologie. Leggere un monologo di Amleto o l’ode a un usignolo di John Keats in questo ambiente sarebbe sconveniente? Non lo so. Ho sentito di gente che leggeva la Bibbia seduta sulla tazza, ed è stato uno shock perfino per un miscredente come me. Ancora più spaventosa mi è sembrata la scoperta, nel bagno di un famoso collezionista d’arte, di un quadro della Madonna con bambino, opera di un imitatore estremamente competente di Raffaello o – il solo pensiero mi fa tremare! – del maestro stesso. Quanto alle mie preferenze personali, gravito intorno a opere di riferimento come “Halliwell’s film guide”, “Il Guinness dei primati”, il “Dizionario di filosofia” e l’”Almanacco dell’agricoltore”. Ma in caso di emergenza sono pronto a leggere su People che Kyra Sedgwick e Kevin Bacon sono cugini alla lontana e se Emma Stone preferirebbe baciare Ryan Gosling o Andrew Garfield.

Charles Simic

da La stanza della lettura in Internazionale 18/24 maggio 2012, articolo uscito sulla New York Review of Books con il titolo The bathroom muse

maggio 20, 2012

Elizabeth Strout: “… leggere è un’attività costante…”

Leggere è un’attività costante, è un vagare lungo le strade della vita; il veicolo a bordo del quale si viaggia può essere più o meno confortevole, e ce n’è sempre un altro su cui salire.

Uno scrittore scrive, uno scrittore legge. Leggo continuamente, per la gioia che mi ispira, per il desiderio di capire come ha scritto o sta scrivendo qualcun altro.

Elizabeth Strout

da la Repubblica RCult del 20/5/12

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maggio 18, 2012

Reg Smythe ad il suo Andy Capp… le vacanze della suocera di Andy

Jack: Era tua suocera quella che ho visto partire per le vacanze, stamattina?

Andy: Era lei, Jack. E’ andata a fare un giro borbottistico della Scozia.

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maggio 17, 2012

un brano da Con gli occhi chiusi di Federigo Tozzi

Agostino, figliolo di un cavallaio che aveva due poderi a confine con Poggio a’ Meli, non voleva che Pietro parlasse troppo a Ghìsola; per quell’amor proprio che nell’adolescenza somiglia alla gelosia. E capì che doveva odiare il rispetto ingenuo di Pietro; e compatirlo come una debolezza. Ghìsola, infatti, dava al suo padroncino un senso di disagio e d’impaccio; ma egli voleva essere forte e cercava di convincersi che preferiva l’amicizia di Agostino; e con lui doventava remissivo ed obbediente; procurando d’indovinare le cose che pensava e non diceva a posta.
Talvolta gli raccattava una pietra com’egli comandava soltanto guardandola; per tirarla a pena visto un uccello sopra un ramo accanto alla strada. E come il vento gonfiava la camicia d’Agostino, tutta sbottonata! Perché non aveva i polsi eguali a lui, le ciglia, gli orecchi, la camicia? E perché quando si provava a fare come lui, con la stessa aria di noncuranza, si trovava perso d’animo, senza fiato, con la paura di provocare la sua collera che lo faceva tremare? Perché non poteva sostenere il suo sguardo crucciato, impenetrabile e lucido, quando si provava a non rispondere alle sue domande e quando non aveva indovinato?
Quello sguardo lo impauriva così come quando, senza essercene avvisti prima ci si trova proprio ai piedi una fonte piena d’acqua. Agostino aveva il naso piccolo e corto, di bambino, tutto lentigginoso; ma il suo collo era come quello di una bella donna; le mani fatte bene. I suoi colloqui con Ghìsola, che consistevano in parole senza senso, convenzionali, che capivano loro due soltanto, suscitavano in Pietro sentimenti inaspettati; ai quali da solo non avrebbe mai sognato. E il diletto d’ascoltarli era tanto! Anche gli pareva d’imparare chi sa che. Ghìsola aveva un sorriso piacevole dicendo certe cose, che a lei sola potevano venire in mente; e Pietro si struggeva dalla voglia d’impararle come i suoi stornelli. Ma non riusciva né meno a cantare; e ne aveva vergogna.
Talvolta non volendo che ridesse, le faceva qualche dispetto a posta. Sotto il largo cappello di paglia, che le calava sempre sopra un orecchio, guarnito con un nastro di raso liso e con due rosette buttate via da Anna, il volto di Ghìsola era tranquillamente insignificante e sciatto. Sembrava, con la sottana rimendata male, troppo semplice e quasi stupida. Vi sono esseri che non chiedono nulla a nessuno e rinunziano a tutto; e, non essendo rispettati come gli altri, pare che di loro se ne possa fare quel che si vuole. Perciò quel che riguarda gli altri lo trovano antipatico. Se qualcuno li ama, non vogliono cambiarsi; chiedendo che cosa questo bene esiga. E allora lo evitano. Quando Masa batteva le nocche su la fronte di Ghìsola dicendole: «che ci hai qui?» ella rispondeva quasi con esasperazione: – Che ne sapete voi? Che ve ne importa? Talvolta credeva, con piacere e con stizza, che il suo viso offendesse. Quando gli altri parlavano si metteva silenziosa; credendoli diffidenti.
Non la interessava niente; obbediva a Masa e ai padroni, perché da se stessa non avrebbe pensato né meno alla calza; e sentiva malvolentieri che tutto ciò che esiste non era soltanto in lei. Talvolta pareva piuttosto che parlasse con lo scalone di casa; quando, secondo il suo solito, ci stava seduta. Non si sarebbe arrischiata ad avere qualche idea perché ne aveva troppe che non le si addicevano; come non si arrischiava, quando era andata alla trattoria, a chiedere le ghiottonerie che vedeva; e invece le avvampavano il viso, e la stordivano quanto le stanze calde a cui non era abituata. 

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maggio 16, 2012

The Penguin English Library opens its doors

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