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2006

martedì, gennaio 31, 2006

il brano

Herman Melville dal racconto Il budino del povero in Il paradiso dei celibi (Passigli editore)

“Vedete”, affermò con entusiasmo Blandmour, il poeta, una quarantina d’anni fa, mentre si passeggiava per una strada di campagna sul finire di marzo sotto una molle e soffice nevicata, “vedete, amico mio, come questa soccorrevole dispensatrice, la natura, sia benefica in ogni suo atto e, se non bastasse, con quanta attenzione compie i suoi gesti caritatevoli, al pari del più discreto tra i filantropi umani. Questa neve, per esempio, che sembra così fuori di stagione, è in verità ciò che esattamente occorre al povero contadino. A buona ragione questa morbida neve marzolina, che cade proprio prima della semina, a buona ragione vien detta “il concime del povero”. Il cielo benevolmente la distilla sulla terra ed essa delicatamente l’intride, e nutre ogni zolla, ogni piota, ogni solco. Per il contadino povero ha lo stesso valore del letame di cui fa uso il ricco agricoltore. Tanto più che il povero non deve neppure prendersi la bega di spargerla, laddove il ricco il suo letame deve pur spargerlo…”

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lunedì, gennaio 30, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Lucy: cosa diresti se ti dicessi che tutta la musica di Beethoven è stata scritta da sua madre?

Schroeder: E’ la cosa più cretina che abbia mai sentito!

Lucy: tu odi le donne, vero?

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domenica, gennaio 29, 2006

la tappa golosa

Godiva Chocolatier

Quando sono nei pressi di Piazza di Spagna, al civico n. 4 ho una tappa obbligata: la succursale romana del cioccolatiere belga GODIVA (rigorosamente con l’accento sulla A). Ho scoperto le loro praline al cioccolato qualche anno fa a Bruxelles dove sono in dolcissima concorrenza con gli altri cioccolatieri Marcolini e Leonidas (che ha aperto un punto vendita a Roma!). I cioccolatini Godiva nascono nel 1926 a Bruxelles per opera del mastro cioccolatiere Joseph Draps che per il nome s’ispirò alla leggenda di Lady Godiva, con lo scopo di regalare con ogni suo cioccolatino un momento di vero piacere. Vi garantisco che ancora oggi ci riescono. I miei preferiti nella Godiva Collection sono: Coer de Bruxelles Blanc (cioccolato bianco, pralinato alle nocciole), Guanduja Blanc (cioccolato bianco, gianduia alle nocciole), Huitre Fondant (cioccolato fondente, pralinato alle nocciole), Rosace (crema di pralinato candita al caffè) e, soprattutto, Mathilde (cioccolato fondente, pasta di cioccolato al caffè) e Chantilly (cioccolato bianco, cioccolato al latte, panna montata alla vaniglia). Due controindicazioni: la dieta (e va beh ma se uno deve godere!) e il prezzo (1,50 euro per un cioccolatino in media).

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sabato, gennaio 28, 2006

il post di Flaiano

Il romanzo mi tenta

ma a pagina trenta

già la penna stenta

Ennio Flaiano

in appendice a La valigia delle Indie (Classici Bompiani)

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venerdì, gennaio 27, 2006

cinque righe

Ai gabinetti, al lavatoio, noi ci mostriamo l’un l’altro il torace, le natiche, le cosce, e i compagni ci rassicurano: – Puoi essere tranquillo, non sarà certo la tua volta,… du bist kein Muselmann… io piuttosto invece… – e a loro volta si calano le brache e sollevano la camicia.

Primo Levi da Se questo è un uomo

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giovedì, gennaio 26, 2006

la mostra

Burri, gli artisti e la materia (1945-2004)

Quel Rosso plastica (1962) è un capolavoro ed una emozione impetuosa; prima ti colpisce la forza della tinta e poi ti fa un buco nello stomaco. Il trionfo della plastica plasmata, stirata, bruciata, anzi no, squarciata dal fuoco, maltrattata violentemente: lo strazio di una lacerazione della spirito, del corpo. Alberto Burri (1915-1995) ha un potere evocativo straordinario e la sua è una comunicazione avvolgente. Ancora un Rosso (1953), brandelli di tela rettangolari con al centro una figura: l’uomo? Il Grande nero cretto (1977) screpolature incise con forza come un grande blocco di terra resa arida da una lunga siccità; nero come il carbone bruciato, quel che resta dopo le fiamme. Il Nero plastica L.A. 3 (1963); sacchi da immondizia aggrovigliati, bucherellati, esplosi, incendiati. E ancora Combustione (1963) qui la plastica è trasparente per poter mostrare le combustioni che stavolta hanno la peggio. Quella plastica limpida vince sulla distruzione. E poi Ferro (1959) un puzzle di tela, legno e ferro. Il Grande Sacco (1952) il sacco si juta che sposa gli stracci. Composition (1953) i sacchi di juta che si sposano tra loro; indivisibili. La materia degli altri artisti in mostra: vetro, sabbia, tela, plastica, carta, sacchi di juta, vernice, legno, calce, gesso, pietre colorate, vetri, vinavil, stracci, colla, olio, polvere di pietra, fuoco, oro, alluminio, plexiglas, mosche, farfalle e chissà cos’altro. Quadri, sculture, installazioni. Opere tridimensionali che ti vengono incontro e ti costringono a guardarle da tutti i lati. L’Oval Blanc di Antoni Tàpies (1957) come una gigantesca impronta di elefante lasciata sulla tela dalla vernice bianca mischiata al gesso, alla calce e alla sabbia. La spazialità delle chiazze bicolore di Afro. La carta intelata che avvolge nature morte di Jean Fautrier. La Caduta di Iperione di Cy Twombly (1962) che ricorda il gigantesco foglio di un bambino dell’asilo pieno di cancellature, punte rotte di matita e macchie. Scarabocchi indecifrabili ma potenti come un indelebile ricordo d’infanzia. Il Senza titolo di Robert Rauschenberg (1972-73), una visione dadaista e metropolitana: la tela accoglie lo scheletro di un canestro per giocare a basket, degli straccali, la cipolla di una doccia, cibo in scatola. Nella sala 8 c’è la Venere degli stracci, una scultura spettacolare di Michelangelo Pistoletto e Respirare l’ombra di Giuseppe Penone (1999-2000), una stanza da respirare a pieni polmoni, fatta di pareti d’alloro, e su una di queste un polmone di bronzo. Ma ci sono anche: Fautrier, Dubuffet, Tàpies, Fontana, Yves Klein, Uncini, Arman, Rotella, César, Villeglé, Marotta, Ceroli, Kounellis, Schifano, Millares, Canogar, Höch, Schnabel, Kiefer, Hirst (e quelli che mi sono dimenticato). Chiude la mostra Damien Hirst con due opere difficili da dimenticare: Ebola (2003) un ammasso di mosche in formalina tenute sulla tela dalla resina e Gospel (2004) centinaia di ali di farfalle multicoli imprigionate dalla vernice.

Roma, Scuderie del Quirinale, 26 dicembre 2005.

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mercoledì, gennaio 25, 2006

la mia parigi in bianco e nero

in meditazione al trocadero

(foto akio, maggio 2002)

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martedì, gennaio 24, 2006

il brano

John Steinbeck da Furore

Le mamme si rivoltolavano tra le mani le reliquie del passato condannato all’oblio. Questo era il libro di papà mio, gli piaceva, c’è dentro il suo nome. Quella pipa anche era sua. E questo quadro… un angelo, lo guardavo sempre prima di mettere al mondo i miei. Oh, quel cane di porcellana, l’aveva portato zia Sadie dalla fiera di St. Louis. Cosa serve? perchè portarselo appresso? La lettera scritta da mio fratello la vigilia della morte. Questo cappello; fuori moda, ma le piume son ben conservate. No, non c’è posto. Com’è possibile vivere senza le cose che sono la nostra vita? Spogli del nostro passato non ci riconosciamo. Fa niente, non c’è posto, bisogno lasciarlo, bruciarlo. E sugli sgabelli superstiti le donne guardavano il loro passato con occhi sognanti e lo bruciavano nella loro memoria. Poi si riscuotevano di soprassalto, e ammuchiavano la roba sull’aia e v’appiccavano il fuoco, ma restavano a guardare con occhi sognanti le fiamme distruggere la loro vita. Poi, frenetiche, aiutavano gli uomini a caricare l’autocarro, e l’autocarro partiva sollevando una nuvola di polvere.

(Bur ed. – trad. Carlo Coardi)

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lunedì, gennaio 23, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Sally: dove vai Charlie Brown?

Charlie Brown: beh, ho trovato finalmente il coraggio per telefonare alla ragazza coi capelli rossi, ma per sbaglio ho chiamato Marcie e ho preso un appuntamento con Patty Piperita.

Sally: trovo che sei troppo tira e molla, Charlie Brown.

Charlie Brown: è un’arte che non si è perduta.

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domenica, gennaio 22, 2006

voce di popolo

due settantenni davanti ad un centro anziani

il primo: “tu sei convinto che il brodino sia leggero. Il brodino è pesante!”

il secondo: “e mica te ne devi pijà nà cofana!”

ps: la cofana è un recipiente usato dai manovali per preparare la calce o il cemento.

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sabato, gennaio 21, 2006

ipse dixit

La scrittura è una lotta contro il silenzio

Carlos Fuentes

dal catalogo Net 2004 edizioni tascabili del gruppo Il Saggiatore

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venerdì, gennaio 20, 2006

Reg Smythe ed il suo ANDY CAPP

venditore: buongiorno signora… non interesserebbe a vostro marito una serie di enciclopedie?

Flo: e perchè mai?

venditore: beh, se una persona sa più degli altri, avrà tutto il mondo davanti alla sua porta.

Flo: mi spiace, ma lui ottiene gli stessi risultati non pagando i conti!

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giovedì, gennaio 19, 2006

l’iniziativa

Subway 2006: la letteratura in metropolitana

Su “Metro” di ieri ho letto di questo “concorso letterario destinato a giovani poeti e narratori” – under 35 (io sono fuori e non solo per motivi anagrafici). Il concorso si chiama “Subway 2006” ed è giunto alla quinta edizione. Vi lascio i link alle pagine dove potete leggere i racconti delle edizioni precedenti e alla pagina del bando di concorso che scade il 15 febbraio 2006 (i racconti vanno spediti per posta). Nella primavera del 2006, i 12 libretti con i racconti vincenti verranno distribuiti gratuitamente nelle più frequentate stazioni delle Metropolitane di Milano, Roma e Napoli.

juke-box letterario 2002

juke-box letterario 2003

juke-box letterario 2004

juke-box letterario 2005

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mercoledì, gennaio 18, 2006

la poesia

Pablo Neruda

Alture di Macchu Picchu

Pietra sulla pietra, l’uomo, dove stette?

Aria nell’aria, l’uomo, dove stette?

Tempo nel tempo, l’uomo, dove stette?

Fosti anche il pezzetto rotto

d’uomo inconcluso, di aquila vuota

che per le strade d’oggi, che per le orme,

che per le foglie dell’autunno morto

va ammaccando l’anima fino alla tomba?

La povera mano, il piede, la povera vita…

I giorni della luce sfilacciata

in te, come la pioggia

sopra le banderillas della festa,

diedero petalo a petalo del loro alimento oscuro

nella bocca vuota?

Fame, corallo dell’uomo,

fame, pianta segreta, radice dei taglialegna,

fame, salì la tua linea di scogliera

fino a queste alte torri sospese nell’aria?

Io t’interrogo, sale delle strade,

mostrami il cucchiaio, lasciami, architettura,

rosicchiare con un bastoncino gli stami di pietra,

salire tutti i gradini dell’aria fino al vuoto,

grattare le viscere fino a toccare l’uomo.

Macchu Picchu, hai messo

pietra sulla pietra, e alla base, stracci?

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martedì, gennaio 17, 2006

dall’edicola al blog

Il Messaggero ha pubblicato l’11 luglio 2004, in occasione del centenario della nascita di Pablo Neruda, un suo testo inedito intitolato “Qualcosa sulla mia poesia”. Il testo prende spunto dalla sua visita a Cuzco e Machu Picchu : “Lì incominciò a germinare l’idea di un canto generale americano. Prima era persistita in me l’idea di un canto generale del Cile, a modo di cronaca. Quella visita cambiò la mia prospettiva. Ora vedevo l’America intera dalle alture di Macchu Picchu. Questo fu il titolo del primo poema con la nuova concezione”. Domani posterò la poesia Alture di Macchu Picchu.

Pablo Neruda

Qualcosa sulla mia poesia

Ondeggiava in tutte le terre d’America. Quando passai per l’Alto Perù mi recai al Cuzco, salii a Macchu Picchu.

Da tempo ero tornato dall’India, dalla Cina, ma Macchu Picchu è ancora più grandioso. Tutte le civiltà dei manuali di storia ci parlano dell’Assiria, degli arii e dei persiani e delle loro colossali costruzioni.

Dopo aver visto le rovine di Macchu Picchu, le culture favolose dell’Antichità mi parvero di cartapesta, di papier maché.

L’India stessa mi sembrò minuscola, imbrattata, banale, fiera popolare di dèi, di fronte alla solennità altera delle abbandonate torri incaiche.

Ormai non potei più staccarmi da quelle costruzioni. Comprendevo che se calpestavamo la stessa terra ereditaria, avevamo qualche cosa a che vedere con quegli alti sforzi della comunità americana, non potevamo ignorarli e il nostro disconoscimento o il silenzio erano non solo un crimine, ma la prosecuzione di una sconfitta.

Il cosmopolitismo aristocratico ci aveva condotto a riverire il passato dei popoli più lontani e ci aveva posto una benda sugli occhi perché non scoprissimo i nostri stessi tesori.

A partire dalla mia visita al Cuzco pensai molte cose. Pensai all’antico uomo americano. Vidi le sue antiche lotte legate alle lotte attuali.

Lì incominciò a germinare l’idea di un canto generale americano. Prima era persistita in me l’idea di un canto generale del Cile, a modo di cronaca. Quella visita cambiò la mia prospettiva. Ora vedevo l’America intera dalle alture di Macchu Picchu. Questo fu il titolo del primo poema con la nuova concezione.

Andai individuando, precisando ciò che occorreva, era necessario. Doveva essere un poema straordinariamente locale, parziale. Doveva avere una coordinazione interrotta, un coordinamento inframezzato, come la nostra geografia. La terra doveva essere invariabilmente presente.

Molto tempo dopo scrissi questo poema di Macchu Picchu. Poiché è la preparazione di una nuova tappa del mio stile e di una nuova preoccupazione nei miei propositi, il poema uscì troppo impregnato di me stesso. L’inizio è una serie di ricordi autobiografici. Volli anche toccare per l’ultima volta il tema della morte. Nella solitudine delle rovine la morte non può uscire, allontanarsi dal pensiero.

Scrissi Macchu Picchu a Isla Negra, di fronte al mare.

Il mio contatto con le lotte popolari andava facendosi sempre più stretto. Compresi la necessità di una nuova poesia epica, che non rientrasse nell’antico gioco formale. L’idea di un lungo poema rimato, in sestine reali, mi sembrò impossibile per i temi americani. Il verso doveva assumere tutti i contorni della terra intricata, rompersi in arcipelaghi, elevarsi e cadere nelle pianure.

Andai sempre cercando il tempo per scrivere il libro. Ogni giorno avevo meno possibilità di farlo. In quei giorni raggiunse il Cile una di quelle onde persecutorie che caratterizzano la nostra povera America. Questa volta raggiunse me e dovetti andare di luogo in luogo perché non mi trovassero.

Nel nostro continente la libertà è un articolo di lusso, è come un lembo di bandiera che i nostri popoli possono toccare appena, di quando in quando, e che subito gli sfugge nel vento.

Per sfuggire alla persecuzione non potevo uscire da una stanza e dovevo cambiare spesso di posto. La prigione ha qualche cosa di definitivo in sé, una routine e un termine. La vita clandestina è più inquietante e non si sa quando terminerà. Dal primo momento compresi che era arrivata l’ora di scrivere il libro. Andai studiando i temi, disponendo i capitoli e non smisi di scrivere se non per cambiare rifugio.

In un anno e due mesi di questa strana vita fu terminato il libro. Era un problema portar fuori dal paese gli originali. Feci una bella copertina nella quale non figurava il mio nome. Misi come falso titolo Risas y lágrimas di Benigno Espinoza. In verità il titolo non gli stava male.

Molte cose curiose accaddero a questo libro. Fu per me qualcosa di nuovo arrivare a scrivere poesia per sei, sette e otto ore di seguito. A metà strada mi mancarono i libri. A misura che mi immergevo nella storia americana mi mancavano le fonti informative. E’ curioso come apparvero sempre, quasi per miracolo, quelle di cui abbisognavo. In una casa ospitale e un po’ contadina in cui stetti, trovai dentro un vecchio armadio una Enciclopedia Hispanoamericana. Ho sempre detestato questi libri che si vendono a rate. Non mi piace vedere quei dorsi, rilegati per studio. Questa volta il ritrovamento fu un tesoro. Quante cose che non sapevo, nomi di città, fatti storici, piante, vulcani, fiumi!

In una casa di gente di mare in cui dovetti rimanere per circa due mesi, domandai se avevano qualche libro. Ne avevano uno solo ed era il Compendio de la historia de América, di Barros Arana. Giusto quello di cui avevo bisogno.

I capitoli che scrivevo erano immediatamente presi e copiati a macchina. C’era il pericolo che, se mi scoprivano, gli originali andassero perduti. Così si poté conservare questo libro. Ma negli ultimi capitoli io non avevo nulla dei precedenti, così che non mi resi esatto conto di quanto avevo fatto fino a pochi giorni prima di uscire dal Cile. Me ne fecero anche una copia speciale che potei portarmi in viaggio. Così attraversai la cordigliera, a cavallo, senza altro vestito che quello che avevo indosso, con il mio bel librone e due bottiglie di vino nelle bisacce.

Benché molti di voi non lo sappiano, il libro fu stampato anche in Cile. E’ forse il fatto più straordinario occorso a un libro di poesia. Sono frequenti le stampe illegali, non molte quelle di poesia, ma stampare clandestinamente un libro di cinquecento pagine, con illustrazioni, è qualche cosa di memorabile.

Si presero molte precauzioni e tra le altre quelle di prelevare dalla stamperia i fogli stampati e conservarli in altri posti. Poi fu un lungo lavoro riunirli per la rilegatura. Ciò occupò altri due anni. E’ curioso che, dopo di me, sia stato il mio libro a continuare a vivere gli stessi episodi della mia vita clandestina. Come è difficile nascondere me, giacché mi si riconosce così facilmente, fu difficile nascondere quel grosso volume, portarlo via di notte quando d’improvviso il pericolo si avvicinava, depositare le enormi quantità di carta in un luogo più sicuro, unirle alle loro copertine, cucire e distribuire i volumi uno a uno. Superando in quei giorni la cordigliera, aiutato, come il mio libro, dall’insuperabile fraternità, pensai che malgrado tutto il mio amore per le piante e gli alberi che mi circondavano, da loro non vi era aiuto. L’uomo è centrale. E’ l’uomo l’avvenimento.

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lunedì, gennaio 16, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Linus: ci sarà sempre scarsa comprensione tra atleti e dirigenti… tra attori e produttori… tra scrittori ed editori…

Snoopy: … tra cani e gente…

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domenica, gennaio 15, 2006

dal cassetto dei ricordi

quelle giornate passate a giocare con mio fratello M. a subbuteo. Tornei combattutissimi: il campionato, le coppe europee e i campionati del mondo. Inventare i nomi delle squadre e dei giocatori. Il quaderno con le classifiche, i risultati e le statistiche. Quel panno verde da stirare con i libri e con le mani.

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sabato, gennaio 14, 2006

in punta di blog

una passeggiata milanese della suzu

La mia è una città invernale.

E qui lo dico, e potrei anche giurarlo: è bellissima.

Chi si limita a definirla grigia e triste non sa vedere.

Voi dovevate vederla nel tardo pomeriggio di oggi, quando ho attraversato il Centro.

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masso racconta Sibilla Aleramo

Nella notte tra il 12 ed il 13 gennaio 1960 moriva Sibilla Aleramo, “un flusso irrefrenabile di vita. E di volontà di resistenza continua, continua…”.

Sibilla Aleramo, scrittrice e pioniera del femminismo, costretta a un matrimonio riparatore a soli 15 anni, abbandonò marito e figlio per poter vivere liberamente la sua vita e la sua arte.

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venerdì, gennaio 13, 2006

il club di Groucho

(ovvero non mi interessa far parte di un club che mi accetta fra i suoi membri)

Caro Goodman,

A Kansas City ho fatto colazione con Truman, ci siamo proprio divertiti; lui è stato simpaticissimo. A proposito del suo discorso televisivo della sera prima, ha dichiarato: “Groucho, ho detto la sacrosanta verità, dal principio alla fine”. Era una bugia, naturalmente, ma dal momento che stavo ricevendo un pasto gratis, ero poco incline a discutere con lui. Era circondato da cinque scagnozzi che sembravano esattamente quello che erano, politicanti di Kansas City. Nel bel mezzo di una barzelletta che Truman mi stava raccontando, uno di questi personaggi ha preso il telefono e ha cominciato a parlare. Parlare? Urlava letteralmente nella cornetta. Io non riuscivo a sentire le parole di Truman, e alla fine ho detto: “Harry, ricordati che sei stato Presidente. Perchè non lo butti fuori, quello lì? Se mentre io sto raccontando un aneddoto qualcuno si mettesse a gridare, gli chiederei senz’altro di smetterla”. Lui si è proteso verso di me: “Groucho,” ha detto “è spiacevole per me come per te, ma la settimana prossima terremo qui un raduno democratico, e quell’uomo al telefono sta cercando di raccogliere il denaro per finanziarlo”.

Sono completamente esausto, e altrettanto spero di te.

I miei rispetti alla tua bionda moglie.

Groucho

Groucho Marx. da una lettera a Goodman Ace in Le lettere di Groucho Marx (Adelphi ed. traduzione Davide Tortorella)

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giovedì, gennaio 12, 2006

la mia new york in bianco e nero

libertà: distante e con qualche nuvola

(foto akio, giugno 2000)

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mercoledì, gennaio 11, 2006

succede sul web

Il quotidiano La Repubblica, in occasione del suo trentennale, propone sul sito un sondaggio intitolato “I top 30”, per far scegliere “i migliori 30 degli ultimi 30 anni” nelle categorie: politici italiani, personaggi mondiali, campioni, automobili, canzoni, film e libri. Corrado Augias ha proposto i trenta libri da votare.

Senza esitazione ho scelto le Lezioni Americane di Italo Calvino.

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martedì, gennaio 10, 2006

il brano

Irène Némirovsky da Suite francese

Nei palazzi nuovi, attraverso le vetrate che proteggevano le scale di servizio, si vedevano scendere una, due, tre fiammelle: gli inquilini del sesto piano fuggivano da quelle altezze puntando davanti a sé le pile tenute accese in barba ai regolamenti: “Preferisco non rompermi il collo sulle scale, vieni, Emile”. Tutti, istintivamente, abbassavano la voce come se lo spazio si fosse d’un tratto popolato di sguardi e di orecchie nemici. Si sentivano sbattere le porte, che venivano richiuse una dopo l’altra. Nei quartieri popolari metropolitane e rifugi – nei quali stagnava ormai un gran lezzo di sporcizia – erano sempre affollati, mentre i ricchi si limitavano a fermarsi nelle portinerie dei loro palazzi tendendo l’orecchio agli scoppi e alle detonazioni che avrebbero annunciato la caduta delle bombe, attenti, tesi come animali trepidanti acquattati nei boschi quando scende la notte della caccia. Non è che i poveri fossero più impauriti dei ricchi o più attaccati alla vita, ma avevano, bisogno gli uni degli altri e di sostenersi a vicenda, di piangere o di ridere insieme. Stava per spuntare il giorno; un riflesso pervinca e argento sfiorava le strade, i parapetti dei lungosenna, le torri di Notre-Dame. Sacchi di sabbia coprivano fino a metà altezza gli edifici più importanti, nascondevano le danzatrici di Carpeaux sulla facciata dell’Opéra, spegnevano il grido della Marsigliese sull’Arco di Trionfo.

In lontananza, echeggiavano colpi di cannone che via via si facevano più vicini, e i vetri tremavano, in risposta. Bambini nascevano dentro camere afose in cui le fessure delle finestre erano state sigillate per non lasciar trapelare la luce, e i loro pianti facevano dimenticare alle donne il fragore delle sirene e la guerra. Alle orecchie dei morenti le cannonate sembravano deboli e insignificanti, un rumore in più nel sinistro e vago brusio che accoglie l’agonizzante come un’onda. I piccoli, appiccicati al fianco caldo della madre, dormivano placidamente, le boccucce aperte in uno schiocco leggero, simile a quello dell’agnellino che succhia il latte. Abbandonati durante l’allarme, carrettini di frutta e verdura rimanevano in strada con il loro carico di fiori freschi. Il sole, ancora tutto rosso, saliva in cielo senza nuvole. Partì una cannonata così vicina a Parigi che tutti gli uccelli volarono via dalla sommità dei monumenti. Più in alto si libravano grandi uccelli neri, di solito invisibili, spiegavano sotto il sole le ali di un rosa argenteo, poi venivano i bei piccioni grassi che tubavano e le rondini, i passeri che saltellavano tranquillamente nelle strade deserte. Su ogni pioppo dei lungosenna c’era un nugolo di uccelletti scuri che cantavano frenetici. Nelle profondità dei rifugi arrivò infine un segnale remoto, attutito dalla distanza, sorta di fanfara a tre toni: il cessato allarme.

(Adelphi editore, traduzione Laura Frausin Guarino)

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lunedì, gennaio 09, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Charlie Brown: … e sappi che la bellezza è solo una cosa epidermica!

Lucy: lo nego! la mia bellezza non è solo in superficie, ma scende in profondità strato dopo strato! Sissignore! Ho una bellezza molto spessa!

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domenica, gennaio 08, 2006

il mio amico Maigret

personaggi, atmosfere, descrizioni

Maigret si stava congedando dalla signora Bernard sulla porta della sua casetta in rue d’Etretat. Era una donna sulla cinquantina, molto ben conservata, che aveva parlato per una mezz’ora del suo primo marito, della sua condizione di vedova, del capitano che era diventato suo inquilino, delle voci che erano corse a proposito di una loro relazione, e infine di una sconosciuta che doveva essere senz’altro “una poco di buono”. Il commissario aveva visitato tutta la casa, ben tenuta ma piena di cose di cattivo gusto. La camera del capitano Fallut era ancora sistemata come se lui dovesse tornare da un momento all’altro. Pochi oggetti personali: qualche indumento in un baule, qualche libro, soprattutto romanzi di avventure, e fotografie di navi. Tutto questo faceva pensare a una vita tranquilla e mediocre.

Georges Simenon da All’Insegna di Terranova

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sabato, gennaio 07, 2006

sette righe

Se tieni un diario, fà in modo, ti prego, che non contenga la roba noiosa che potrei trovare in una guida da quattro soldi. Non mi interessano i luoghi e le date – fosse pure la battaglia di New Orleans – a meno che non suscitino in te reazioni particolari. Non sforzarti di essere arguta quando scrivi, se non ti viene naturale. Cerca, semplicemente, di essere sincera ed autentica.

Francis Scott Fitzgerald

da una lettera a Frances Scott Fitzgerald, 1938.

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venerdì, gennaio 06, 2006

succede in libreria

il giorno di harry potter

non sono un fan scatenato del maghetto ma fa un certo effetto vedere le librerie aperte a mezzanotte ed un minuto per vendere un libro. Come fa un certo effetto vedere la fila dei ragazzi entusiasti di accaparransi la loro lettura preferita e i genitori che tirano fuori 22 euro per accontentarli. Una riuscita operazione di marketing ma non la critico; sono convinto che Il giorno di Harry Potter, della sua scrittrice milionaria e del marketing editoriale è un giorno che merita di essere festeggiato perchè alimenta la passione per i libri e la lettura. Si spera che da grandi non facciano la fila per leggere solo il Dan Brown di turno.

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giovedì, gennaio 05, 2006

la vignetta di… Staino

la Befana a Babbo Natale

“Basta! Il 6 gennaio rimango a letto. Tanto ormai per la gente esistono solo quelli come te, sempre in tivvù”.

dal Corriere della Sera del 31/12/2005

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mercoledì, gennaio 04, 2006

londra: sguardi digitali

il St. Martin’s Theatre che da 53 anni manda in scena The Mousetrap di Agatha Christie

(foto akio, dicembre 2004)

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martedì, gennaio 03, 2006

un pessoa ogni tanto

Dicono?

Dimenticano.

Non dicono?

Han detto.

Fanno?

Destino.

Non fanno?

Lo stesso.

Perché

Sperare?

- Tutto è

sognare.

Fernando Pessoa

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martedì, febbraio 28, 2006

saltapagina

David Lodge da E’ crollato il British Museum

Trovò un paio di mutande in un viluppo di biancheria messa a mollo nella vaschetta da bagno dei bambini. Improvvisamente, ebbe un’idea brillante: estrasse la giglia dalla cucina elettrica, la ripulì dal grasso con un fazzoletto e vi stese sopra le sue mutande. Quindi rimise la griglia nel suo abitacolo e girò la manopola su “Alto”. Affascinato, Dominic smise di stracciare il giornale e osservò uscire il vapore. Adam gli confiscò di soppiatto quel che restava del quotidiano e ancora una volta l’occhio si posò sul concorso pubblicitario: “La Brownlong piace alla gente/ perchè è allegra e accogliente”. No, doveva metterci maggiore impegno: “La Brownlong piace alla gente/ perchè dura e costa niente”.

…..

Giunge un momento nella vita anche per l’uomo meno provvisto di immaginazione – e Appleby non lo era – in cui il destino lo mette a confronto con l’inesplicabile e l’inaspettato, quando la base del suo universo, come la sedia che che abitualmente offre confortane sostegno alle sue membra, tant che lui non più si preoccupa di assicurarsi della sua presenza prima di affidarle il suo peso, gli viene sottratta silenziosamente e velocemente e la vittima si sente precipitare con costernante velocità nell’infinito spazio del dubbio.

…..

Nel tardo pomeriggio il Museum era ancora lì, ma lui non ci sarebbe andato. Il tempo era nebbioso a Londra, quel pomeriggio, e l’oscurità scese molto presto. Poi i negozi accesero le luci ed era bello percorrere Oxford Street guardando le vetrine, anche se non si vedeva molto a causa della nebbia. C’era molto traffico nelle strade e gli autist non vedevano dove andavano. I semafori passavano dal rosso al giallo, al verde e poi di nuovo al rosso, senza che il traffico si muovesse. Allora gli autisti suonavano il clacson e scendevano dall’auto per imprecare uno contro l’altro. Era nebbioso il tempo a Londra, quel pomeriggio, e l’oscurità scese molto presto.

…..

“Vede, io ho questa teoria” spiegò in tono cordiale Adam, che l’aveva concepita in quel momento, “le è mai capitato di pensare come i romanzieri brucino l’esperienza a una velocità pericolosa? No, vedo che non l’ha fatto. Bè, allora tenga presente che, prima che il romanzo emergesse come la più importante forma letteraria, la letteratura narrativa trattava solo eventi straordinari o allegorici: con re e regine, giganti e draghi, virtù sublime e perversione diabolica. Ovviamente, non c’era il rischio di confondere quel genere di cose con la vita reale. Ma appena il romanzo cominciò a funzionare, poteva capitare in qualunque momento di prendere un libro e di leggere di un tizio qualsiasi che si chiamava Joe Smith, che faceva le stesse cose che facciamo noi. Ora, so quello che lei sta per dirmi, sta per dirmi che i romanzieri hanno ancora molto da inventare. Ma è proprio questo il punto: c’è stato un numero così sterminato di romanzi scritti negli ultimi due secoli, che hanno quasi esaurito tutte le possibili eventualità di vita. Perciò, tutti noi, capisce, stiamo realmente mettendo in pratica vicende di cui si è già scritto in qualche romanzo. Naturalmente la maggior parte della gente non se ne rende conto, pensa ingenuamente che la propria vita insignificante sia unica… E giustamente anche, perchè quando afferri il concetto, l’effetto è molto fastidioso”.

…..

traduzione di Mary Buckwell e Rosetta Palazzi (Bompiani ed)

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lunedì, febbraio 27, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Lucy: la mamma va in centro Linus… vuoi che ti porti qualcosa?

Linus: si, ho bisogno di un cappello nuovo…

Lucy: che misura?

Linus: mediocre!

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domenica, febbraio 26, 2006

il mio microgiallo da sms

A carnevale Cappuccetto Rosso trovò il cadavere della nonna soffocata da una montagna di coriandoli. Il lupo cattivo non aveva fame ma era in vena di scherzi.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, febbraio 25, 2006

un pessoa ogni tanto

Una dopo l’altra le onde veloci

avvolgono il verde movimento

e stridono la bianca schiuma

sul bruno delle spiagge.

Una dopo l’altra le nubi sonnolente

lacerano il rotondo movimento

e il sole riscalda lo spazio

dell’aria tra le nuvole rade.

Indifferente a me e io a essa,

la natura di questo giorno calmo

poco rapisce al mio senso

del tempo che dilegua.

Solo una vaga pena incongrua

sosta un momento alla porta della mia anima

e dopo avermi fissato alquanto

transita, sorridendo di nulla.

Fernando Pessoa

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venerdì, febbraio 24, 2006

Reg Smythe ed il suo ANDY CAPP

Chalkie: come mai hai sposato Flo?… voglio dire, perchè proprio lei?

Andy: non so Chalkie… penso perchè era diversa!

Flo: ha ragione ero diversa… ero l’unica che lo voleva!

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giovedì, febbraio 23, 2006

ipse dixit

Leggo molto, ma nello scrivere sono lenta. Scrivo tantissimo e butto via una grande quantità di materiale. Limo, riscrivo, riduco…. Io non amo nulla di quello che scrivo. Per me la scrittura è una costruzione. Ho sempre scritto, fin da quando ero bambina. E’ una necessità e lo faccio perchè lo devo fare. E’ come respirare, è la mia vita. La mattina mi alzo e scrivo, è quello che faccio. E’ sempre accaduto e me lo porto dietro da sempre… Di un libro mi piace soprattutto la parte ideativa, vivere insieme alle voci dei personaggi che ti stanno in testa. Ma scrivere è un’altra cosa. E’ un esercizio zen”.

Simona Vinci

dall’intervista rilasciata a Silvana Mazzocchi per Almanacco dei libri di Repubblica del 18/2/06

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mercoledì, febbraio 22, 2006

la pinacoteca impossibile

Andy Warhol

“Quello che c’è di veramente grande in questo Paese è che l’America ha dato il via al costume per cui il consumatore più ricco compra essenzialmente le stesse cose del più povero. Mentre guardi alla tv la pubblicità della Coca Cola, sai che anche il Presidente beve Coca Cola, Liz Taylor beve Coca Cola, e anche tu puoi berla. Una Coca è una Coca. E nessuna somma di denaro può procurarti una Coca migliore di quella che beve il barbone all’angolo della strada. Tutte le Coca sono eguali e tutte le Coca sono buone. Liz Taylor lo sa, lo sa il Presidente, lo sa il barbone e lo sai anche tu”. (tratto da capafresca.com)

autore: Andy Warhol

titolo: Liz

anno: 1964

tecnica: serigrafia su carta

dimensione: 59 x 59

proprietà: collezione privata

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martedì, febbraio 21, 2006

il brano

Michael Cunningham da Giorni Memorabili

Non ritornò a casa, sebbene casa fosse il posto dove andare. Andò invece a Broadway, dove camminavano i vivi. Broadway era se stessa, sempre se stessa, un fiume di luci e vita che scivolava fra le ombre e i piccoli fuochi della città. Lucas avvertì, come sempre quando camminava lì, uno stato di esaltazione eccitato e ribelle, si sentiva una spia mandata in missione in un altro paese, nel regno dei ricchi. Camminava con studiata indifferenza, sperando di risultare invisibile agli altri tanto quanto loro erano invece visibili a lui. Sul marciapiede, intorno a lui, le persone uscite a fare gli acquisti rientravano, e lasciavano il passo alle persone che uscivano per la sera. Donne in vestiti del colore del petto dei piccioni, il colore della pioggia, gli passavano davanti reggendo dei pacchetti, e parlavano piano l’una all’altra sotto i loro cappelli piumati. Uomini in soprabito camminavano con grande sicurezza, esalando il profumo stantio dei loro sigari, facendo brillare i denti, battendo il selciato con le scarpe di liquirizia. Passavano carrozze che conducevano le loro signore a casa, e gli strilloni urlavano, “Donna uccisa a Five Points, tutti i dettagli!”. Tende rosse ondeggiavano alle finestre degli alberghi, sotto un cielo che con la notte diventava di un rosso sempre più scuro. Da qualche parte qualcuno suonava Lilith su un organo, ma era la strada stessa che pareva emanare musica, come se camminando con tanta sicurezza, con tanta soddisfazione, la gente facesse scaturire musica dal marciapiede stesso.

(Bompiani editore trad. Ivan Cotroneo)

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lunedì, febbraio 20, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Linus: ti invidio Snoopy… tu non hai nulla di cui preoccuparti! Tu non devi preoccuparti del futuro o della inflazione o di niente!!

Snoopy: mi domando di dove verrà il mio prossimo pasto!

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domenica, febbraio 19, 2006

il mio microgiallo da sms

Lo scrittore uccise sei critici a sciabolate. Non è vero che ne uccide di più la penna.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, febbraio 18, 2006

la mia new york in bianco e nero

harlem: saracinesche chiuse

(foto akio, giugno 2000)

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venerdì, febbraio 17, 2006

il post di campanile

La segretaria

Margherita T., la quale si considerava decaduta e in situazione precaria nel posto di cameriera di Ottone Panisperna pur considerando costui un dio, desiderava esser promossa al rango di segretaria e più volte aveva accennato a questo col padrone, pregandolo di elevare i suoi compiti. Ottone non aveva mai avuto una segretaria e le cose se le faceva da sé, anche se non arrivava a tutto (più per pigrizia che per superlavoro). Ma batti batti, un giorno volle provare. Chi sa che non fosse il modo per accrescere la propria attività. Margherita era una mezza cretina, piena di pretese, ma ignorante. Ottone la istruì: che telefonasse, tanto per cominciare, alla direzione del teatro Nazionale, domandando per quando era fissata la prima rappresentazione della nuova commedia. E Ottone, per dirle come doveva fare a trovare il numero nell’elenco, e a rifarlo se era occupato, e poi chi doveva chiamare, perse molto più tempo che se avesse telefonato di persona. Ma pensava che, impadronitasi della tecnica, la ragazza avrebbe in seguito fatto da sola. Poi gli faceva piacere di darsi un certo tono, facendo vedere che aveva una segretaria; in terzo luogo voleva chiedere un paio di posti ed essendo timido, preferiva che fosse un altro a far la domanda, sia pure a suo nome. Alla fine la ragazza riuscì a parlare e si rivolse al padrone per riferire la risposta:

“Domani sera, la prima rappresentazione”.

“Allora”, fece Ottone “digli che preghi da parte mia il direttore del teatro di lasciarmi al botteghino due posti di favore”.

La ragazza richiamò:

“Pronto? La direzione? Il dottor Ottone Panisperna prega il direttore di lasciargli due biglietti di favore per domani sera”.

“Che dice?” bisbigliò Ottone, dissimulando l’ansia, perchè voleva darsi un certo tono anche di fronte alla ragazza, darle la misura della propria importanza.

La ragazza staccò il ricevitore dall’orecchio, visibilmente turbata:

“Dice: “disse” dica al dottor Panisperna di non rompere i c.”

Achille Campanile da Manuale di conversazione (Classici Bompiani editore)

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giovedì, febbraio 16, 2006

la tappa golosa

Leonidas pralines

Come mi ha ricordato dontyna anche Torino (e tutto il Piemonte) ha una nobile tradizione nel settore del cioccolato. E ci consiglia di fare un salto da Guido Gobino. La prossima volta che andrò a Torino sarà una delle tappe obbligate. Ma la tappa di oggi è ancora belga: Leonidas. Come nel caso di Godiva, l’ho scoperto a Bruxelles e con mio sommo piacere ha aperto due punti vendita anche a Roma. Il mio preferito si trova in via dei Redentoristi al numero 16; una viuzza a due passi da piazza Navona e dagli scavi di Largo di Torre Argentina. Leonidas prende il nome da Leonidas Kestekides che, all’inizio del ’900, si trasferì da Costantinopoli in Italia dove fece il mercante di vino. Poi emigrò a New York, dove divenne cioccolatiere, per poi tornare in Europa a Bruxelles, dove si stabilì definitivamente ed ebbe grande successo. Il nipote Basile Kestekides ebbe l’idea di mettere i cioccolatini in vetrina e di usare come logo l’effige del re di Sparta per ricordare lo zio. Oggi la proprietaria è madame Georgette Goolenaerts. Le praline della Leonidas collection sono 73 (pralina più, pralina meno). Se proprio devo scegliere mi butto su Irresistible (cioccolato bianco con ripieno di crema di fragole); Antoinette (cioccolato fondente con ripieno di vaniglia); Merveilleux (cioccolato al latt con ripieno di pasta al caffè); Olympe (cioccolato bianca con ripieno alla crema d’arancia); Dressè noisette (cioccolato fondente con crema di caffè e nocciole). Te li mettono nelle caratteristiche “ballotin” (scatoline color oro). All’uscita girate a destra e andate verso il civico numero 13: è lì che nacque il 7-IX-1791 il poeta Giuseppe Gioachino Belli. Come quelle di Godiva anche le praline di Leonidas non sono proprio dietetiche ma in compenso sono più economiche: 2 euro per tre praline (in media).

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mercoledì, febbraio 15, 2006

pane al pane

Oggi avrei voluto raccontarvi l’incontro con i lettori che Melania Mazzucco avrebbe dovuto tenere ieri alle ore 18 presso la Feltrinelli di Galleria Colonna a Roma. Avevo anche preso mezz’ora di permesso per arrivare puntuale e mi sono trovato davanti questo cartello:

Si avvisa la gentile clientela

che l’incontro previsto per oggi 14 febbraio alle 18

con Melania Mazzucco

è stato annullato

per motivi indipendenti dalla nostra volontà

Ho chiesto al banco dell’accoglienza come mai, visto che era stato programmato da tempo e pubblicato sul libretto degli eventi mensili.

Risposta: “E’ malata”.

Può succedere; anche uno scrittore può ammalarsi, penso. E allora perchè quella dicitura “per motivi indipendenti dalla nostra volontà”? In una libreria le comunicazioni al pubblico dovrebbero essere meno formali. O no?

Perchè non scrivere più semplicemente:

cari clienti,

la scrittrice Melania Mazzucco ha l’influenza

e oggi non potrà essere qui con noi come previsto.

Ce ne scusiamo.

Per addolcirmi la pillola mi sono gratificato con una tappa golosa di cui vi parlo domani.

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martedì, febbraio 14, 2006

il brano

Gao Xingjian dal racconto Il Tempio della Grazia perfetta in Una canna da pesca per mio nonno (Rizzoli editore – trad. Alessandra Lavagnino)

Avevamo appena due settimane di ferie, e anche se la nostra luna di miele era stata dimezzata, era davvero più dolce del miele. Una dolcezza sulla quale non voglio soffermarmi, che anche voi gente di mondo sicuramente avrete provato, ma soprattutto una dolcezza che appartiene tutta solo a noi. Ciò di cui vorrei parlarvi è Il Tempio della Grazia perfetta, o Yuan’en: il termine yuan vuol dire “completezza/perfezione”, e en “grazia/benevolenza”. Ma è un nome che nessuno conosce perchè si riferisce a un tempio in rovina, abbandonato, che non viene incluso tra i luoghi da visitare negli itinerari turistici. A parte la gente del luogo, nessuno ne sa niente. E anche tra i locali ho paura siano ben pochi quelli che lo conoscono.

Insomma, si tratta di un tempio, ma di un tempio scalcinato, dove nessuno brucia incensi, recita preghiere, di cu nessuno si prende cura, e che noi abbiamo scoperto per puro caso. E se non fosse stato per il nostro meticoloso insistere nel decifrare le tracce dei caratteri incisi su una stele di pietra che stava sul fondo di un bacile, sotto una pompa per l’acqua, nemmeno noi avremmo saputo che il tempio aveva un nome. La gente de luogo lo chiamava semplicemente il Grande tempio, ma in effetti non era certo gran cosa rispetto al Tempio degli Spiriti nascosti di Hangzhou, o a quello delle Nuvole azzurre di Pechino.

Non era nient’altro che un antico edificio con il tetto a doppio ordine di cornicioni, costruito sulle alture nelle vicinanze di un capoluogo di distretto, e davanti al quale rimaneva ancora un portale a blocchi di pietra. Il muro che recingeva la corte era crollato, e le pietre e i mattoni con cui era stato costruito erano stati portati via non si sa bene quando, ma ormai da tempo, dai contadini delle vicinanze, per costruire case e recintare porcilaie, e rimaneva soltanto un pezzo di terra invaso dalle erbacce.

Guardando dalla strada principale del capoluogo lo si scorgeva di lontano, e sulla collina, sotto i raggi del sole, scintillavano lo sguardo, con qualcosa di seducente. Anche la nostra sosta nel capoluogo era stata del tutto casuale. Il treno era fermo sul binario, era già passata l’ora della partenza, perchè probabilmente stava aspettando l’arrivo di un super-rapido leggermente in ritardo. Terminato il viavai dei vaggiatori che salivano o scendevano dalle carrozze, la banchina era ormai deserta, e l’inserviente stava a chiaccherare, in piedi accanto alla porta del vagone. Oltre i binari, nella valle, si stendevano i tetti di tegole grigie delle case. Ancora più lontano si profilavano catene di montagne verdi e lussureggianti; questa antica cittadina sembrava diffondere calma e serenità.

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lunedì, febbraio 13, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Lucy: domani è San Valentino… Pensi di regalarmi una valentina?

Schroeder: Non l’ho mai fatto… cosa ti fa credere che quest’anno sarà diverso?

Lucy: la SPERANZA!!

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domenica, febbraio 12, 2006

il mio microgiallo da sms

(idea lanciata da zopblog)

Scomparve il giorno di San Valentino. Le lasciò un cioccolatino avvolto in un foglietto: “Vado a prendere le sigarette”. Così uccise il loro dolce amore.

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sabato, febbraio 11, 2006

dal cassetto dei ricordi

di alkanette

Oggi ho ritrovato nella soffitta della mia mente alcune delle immagini che custodisco più intense e vivide: I giardini delle Tuileries, Montmartre, la chiesa di Saint Eustache. Parigi è un soffio di magia. Persistente. Un piccolo negozietto etnico nel cuore di Nizza e……… continua qui.

di blog in blog

Il broker di John Grisham la recensione di fulvia leopardi

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venerdì, febbraio 10, 2006

Scott Adams e il suo Dilbert

the boss: ho deciso di standardizzare il lavoro della divisione basandolo su un nuovo linguaggio di programmazione.

dilbert: con tutto il rispetto, questo tipo di decisione andrebbe preso da qualcuno in grado di distinguere il suo cervello da un buco nero.

the boss: il venditore mi aveva avvertito che non saresti stato obiettivo.

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giovedì, febbraio 09, 2006

il brano

Mordecai Richler dal racconto Il piazzista di libri

Il varietà non è morto, solo che al posto di cantanti, prestigiatori, battutisti e imitatori si è insediato lo scrittore frastornato dal jetlag, che legge pagine della propria opera in qualsiasi libreria garantisca un pubblico minimo di otto clienti. Qualche settimana fa, il “Los Angeles Times” citava almeno ottanta piazzisti di libri contemporaneamente all’opera in diverse sedi. Alla vigilia del mio giro promozionale per il Canada i segnali erano tutt’altro che incoraggianti. Passeggiavo verso sera lungo Crescent Street, diretto alla mia bettola preferita, quando vengo fermato da un signore di Vancouver.

“Mi scusi, ma lei non è Mordecai Richler?”.

“Si”.

“Mi permetta di stringerle la mano. Ho letto tutti i suoi libri, e anche il resto. Per me lei è un mito”.

“Be’, grazie…”.

“Ma mi tolga una curiosità. Lei di vero mestiere cosa fa?”.

Poi c’era stata la lettera di un college dell’Ontario, che voleva organizzare un incontro pubblico. “Nel nostro istituto il suo libro, L’apprendistato di Duddy Kravitz, viene ormai considerato un classico. E per i nostri studenti scoprire che lei è ancora vivo è stata una folgorazione. Non riuscivano a crederci”.

potete leggere o scaricare in pdf tutto il racconto sul sito della pubblicazione permanente Adelphiana (traduzione Matteo Codignola)

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mercoledì, febbraio 08, 2006

l’iniziativa

sedani: storie raccontate a mano

E’ un evento di narrazione collettiva organizzato dalla Biblioteca Astense nell’ambito di Dappertout (art director Alice Avallone), kermesse informale parallela al Festival letterario Passepartout: “Ogni partecipante avrà la possibilità di scegliere tra ventuno inizi inediti di storie che, una volta concluse, non dovranno superare le 1000 battute, incipit escluso. Tutti i racconti pervenuti in redazione, esclusivamente in formato cartaceo, tra il 21 ottobre 2005 ed il 21 marzo 2006 verranno via via catalogati, numerati, pubblicati sul blog http://sedani.splinder.com e racchiusi in copertine con segnalibri fatti a mano. La redazione di Dappertout è presso la Biblioteca Astense, Corso Alfieri 375, 14100 Asti”. Non accettano racconti inviati per e-mail.

se hai intenzione di seminare…

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martedì, febbraio 07, 2006

londra: sguardi digitali

una casetta a notting hill…

(foto akio, dicembre 2004)

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lunedì, febbraio 06, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Piperita Patty: l’avviso diceva: “Vietato mangiare e bere dentro il teatro”. E proprio davanti a me c’era un bambino che mangiava un’arancia! Un’arancia… te lo immagini?!

Marcie: Gli hai detto qualcosa?

Piperita Patty: No, l’ho picchiato con il mio hot dog!

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domenica, febbraio 05, 2006

il brano

Dacia Maraini dal racconto breve Con gli occhi muti

(pubblicato da Stilos del 31/1/2006 in prima pagina)

Lui ora indugia davanti a una vetrina, fingendo di osservare dei mazzi di carte: la regina, il re, il fante. Tutti col loro doppio rovesciato. Lui assomiglia a quel re, quel re che nella stessa carta appare prima a dritto e poi a rovescio. E la regina? Vorrebbe anche lei assomigliare a quella regina che troneggia, colorata, a testa in giù e poi a testa in su, ma sente che non ci riuscirà mai. Le manca la grazia dell’ambiguità. Lui si chiede cosa ci troverà di così interessante in quella vetrina. La vede appoggiarsi prima su un piede e quindi sull’altro. Sa che sotto i pantaloni porta dei calzettoni a righe bianche e blu oppure a righe rosse e bianche. Sono la sua passione. Chissà se anche oggi porta i calzettoni colorati sotto i pantaloni neri.

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sabato, febbraio 04, 2006

un pò di emily

Sono più miti le mattine,

e più scure diventano le noci,

e le bacche hanno un viso più rotondo,

la rosa non è più nella città.

L’acero indossa una sciarpa più gaia,

e la campagna una gonna scarlatta.

Ed anch’io, per non essere antiquata,

mi metterò un gioiello.

Emily Dickinson

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venerdì, febbraio 03, 2006

Bill Watterson ed i suoi Calvin and Hobbes

mamma: tieni Calvin. C’è una lettera per te.

Calvin: Davvero?? Cielo, non ho mai ricevuto una lettera. Chissà chi è? Non c’è il mittente! Al suo posto c’è un teschio con due X al posto degli occhi e la lingua di fuori! Sarà mica del fisco?!

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giovedì, febbraio 02, 2006

ipse dixit

Ciò che si legge fino alla fine del liceo scava nel profondo, contribuisce a costruire la personalità e viene ricordato per sempre, ci segue per tutta la nostra vita. Dopo, si può continuare a leggere molto e bene, e ciò andrà ad arricchire la nostra cultura, ma non sarà più la stessa cosa.

Paola Mastrocola

(da repubblica.it, 31/1/2006)

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mercoledì, febbraio 01, 2006

succede a… genova

Da domani a domenica 5 febbraio, si tiene In Edita, il salone dell’editoria libraria, musicale e multimediale. I blog avranno un settore (In Edita blog) e saranno il tema di un convegno. Nell’ambito di In Edita si tiene anche il primo festival nazionale dadista organizzato dal blogger Antonio Zoppetti. Durante il festival i visitatori potranno partecipare ai seguenti giochi dadaisti (tratto da zopblog):

La battaglia navale narrativa

i visitatori potranno giocare a una minibattaglia navale. Ogni loro colpo, collegato a una frase da pescare dall’insieme delle frasi di quando è ACQUA, COLPITO e COLPITO e AFFONDATO genererà un breve componimento sempre differente. I risultati dei giochi dei partecipanti, esposti su una bacheca attraverso dei post-it, potranno essere letti dai visitatori.

Teste e Testi

E’ un gioco di associazione tra immagini e testi. Da una parte un mazzo di 10 carte da gioco raffiguranti delle teste di donna dipinte da Elena del Fabbro. Dall’altra un mazzo di 10 carte con il racconto di come ognuna di loro abbia perso la testa. L’associazione di ogni testa con il relativo testo dipenderà dalla casualità dell’estrazione dei visitatori.

I racconti da giocare a dadi

I visitatori lanciano alcuni grossi dadi. Su ogni faccia è contenuto un testo o un fumetto. La sequenza della storia dipenderà ogni volta dal caso.

La pesca dei gialli da sms

I visitatori potranno estrarre da un cappello dei bigliettini con un breve giallo di massimo 160 caratteri, che potranno leggere e poi riporre. Questi brevissimi testi, ispirati ai Delitti esemplari di Max Aub, sono il frutto di un gioco on-line realizzato nel 2005 a cui hanno partecipato moltissimi blogger. I visitatori, eventualmente potranno a loro volta lasciare un loro contributo che si aggiungerà a quelli già realizzati.

Se volete leggere alcuni microgialli:

giallini da sms parte prima

giallini da sms parte seconda (ce ne sono anche tre di akio)

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venerdì, marzo 31, 2006

trilussa

Er sorcio de città

e er sorcio de campagna

Un Sorcio ricco de la capitale

invitò a pranzo un Sorcio de campagna.

- Vedrai che bel locale,

vedrai come se magna…

- je disse er Sorcio ricco – Sentirai!

Antro che le caciotte de montagna!

-pasticci dorci, gnocchi,

timballi fatti apposta,

un pranzo co’ li fiocchi! una cuccagna! -

L’istessa sera, er Sorcio de campagna,

ner traversà le sale

intravvide ‘na trappola anniscosta;

- Collega, – disse – cominciamo male:

nun ce sarà pericolo che poi…?

- Macchè, nun c’è paura:

- j’arispose l’amico – qui da noi

ce l’hanno messe pe’ cojonatura.

In campagna, capisco, nun se scappa,

ché se piji un pochetto de farina

ciai la tajola pronta che t’acchiappa;

ma qui, se rubbi, nun avrai rimproveri.

Le trappole so’ fatte pe’ li micchi:

ce vanno drento li sorcetti poveri,

mica ce vanno li sorcetti ricchi!

Carlo Alberto Salustri, Trilussa

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giovedì, marzo 30, 2006

il film

The Producers

una gaia commedia neonazista

E’ un film di Mel Brooks pur non essendo un film di Mel Brooks. Ovvero: è il rifacimento di un vecchio film di Mel Brooks di cui lui non è regista ma produttore e sceneggiatore. Infatti la settimana scorsa è stato due volte a Striscia la notizia per promuoverlo (in questi giorni è in scena anche la versione teatrale con Iacchetti e Guidi). La regista Susan Stroman è riuscita perfettamente a “copiare” il suo maestro cosicché se amate Mel Brooks il film non vi deluderà e se non lo conoscete è l’occasione giusta per avvicinarsi alle sue “follie”. E’ una commedia musicale che irride lo sfavillante mondo dello spettacolo (con una puntatina su Hitler). Splendida la sequenza degli oppressi impiegati seriali seduti alle macchine da scrivere, il cui ufficio si trasforma in un ultraluminoso palcoscenico di Broadway. Nathan Lane è il produttore fallito (con la cintura di cartone) che spilla i soldi alle vecchiette per farsi finanziare gli spettacoli (racimola 2 milioni di dollari! Le pensioni negli Usa sono buone!). Matthew Broderick è il ragioniere oppresso e complessato (va in giro con la coperta di Linus) che vuole diventare produttore teatrale ed è disposto ad andare in galera per indossare il cappello da producer. Uma Thurman è la svedesona che finisce dietro al divano con l’aspirante producer per diventare la primadonna dello spettacolo (ma per iniziare si accontenta del ruolo di segretaria/receptionist che le viene concesso dopo la sensuale coreografia del brano musicale “Quando ce l’hai mettila in mostra”). Senza contare i “personaggi secondari” che arricchiscono il film con battute e caratterizzazioni. Io andrei a vederlo solo per sapere perché i producers dicono ad ULA di presentarsi in ufficio alle ore 11.

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mercoledì, marzo 29, 2006

londra: sguardi digitali

rosso di londra #1

(foto akio, dicembre 2004)

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martedì, marzo 28, 2006

il brano

Edmondo De Amicis da Amore e ginnastica

La Zibelli s’innamorava ogni momento, con una incredibile facilità a credersi corrisposta, per uno sguardo, per una frase gentile od equivoca, per il più piccolo atto di cortesia d’un maestro, d’un superiore, d’un parente d’una sua alunna; e sempre, in queste accensioni subitanee della fantasia, trovava o le pareva di veder sorgere tra sè e il supposto amante la sua bella amica, che sviasse l’attenzione di lui dalla sua persona, attirandola sulla propria, forse involontariamente, ma per questo appunto con suo più vivo dispetto. E allora seguivano de brutti periodi, durante i quali essa non la poteva soffrire, e attaccava quistioni interminabili per un lume messo fuori di posto perchè quella si levava troppo presto, perchè si faceva aspettare a tavola, per tutti i più futili pretesti; irritata anche più del non trovare alcuna presa alla sua stizza in quell’animo sano in corpo sano, in cui circolava la vita rapida e calda e pareva che l’operosità continua ed allegra soffocasse ogni senso per i piccoli screzi della vita domestica. Poi la Zibelli s’incapricciava d’un altro, e fin che l’illusione durava, tornava con essa all’amicizia espansiva e protettrice dei primi giorni, aiutandola a vestirsi, divertendosi del suo disordine, compiacendosi quasi dell’ammirazione con cui la vedeva guardata. Senonchè, via via che le delusioni si succedevano, com’ella credeva, per cagion di lei, le manifestazioni della sua acrimonia s’andavan facendo più forti, e duravan più a lungo. Ora, quando era in uno di questi periodi, non le si accompagnava più per andar a scuol, sparlava di lei coi vicini, stava delle intere giornate senza aprir bocca o la contradiceva ferocemente dalla mattina alla sera. Ma sempre senza riuscire a metterla in collera. Nelle discussioni, l’amica le dava ragione quando l’aveva, ragionava pacatamente nel caso contrario, non dando importanza altro che al fondo della cosa, e quando la Zibelli le teneva il broncio, si contentava di guardarla ogni tanto, in atto di curiosità, seguitando a fare gli affari suoi, naturalissimamente, immutabile nella sua amicizia virile, senza tenerezze e senza grilli, la quale non dava molto, ma pretendeva poco. L’ultima rottura era seguita a cagione del maestro Fassi, che aveva ispirato alla Zibelli una calda simpatia, e di cui le continue conferenze con la Padani a proposito della ginnastica la indispettivano acerbamente; ed essa avrebbe compito allora il proponimento, fatto molte volte, di piantar la casa, se la forza dell’abitudine, un resto di bontà e il non aver alcun pretesto confessabile, non l’avessero rattenuta. Ma più di tutto aveva poi giovato a ritenerla la persuasione che il segretario si fosse innamorato di lei. E non soltanto era rimasta, ma era tornata con l’amica alle tenerezze di prima.

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lunedì, marzo 27, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Charlie Brown: un patto? Che tipo di patto?

Linus: Mia nonna dice che se rinuncio alla coperta, donerà dieci dollari alla mia istituzione benefica preferita.

Charlie Brown: dieci dollari sono un sacco di soldi… potrebbe essere la somma che contribuisce a salvare una vita o a scoprire una cura… Il tuo sarebbe un sacrificio molto utile.

Linus: E se non lo faccio, mi sentirò un verme. Quella vecchia diabolica mi ha messo alle corde…

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domenica, marzo 26, 2006

il mio microgiallo da sms

L’orchestra non lo seguiva e il direttore la fece sparire con un colpo di bacchetta. Nel tempo libero s’interessava di magia.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, marzo 25, 2006

l’aneddoto

l’intervistatore chiese al settantenne: “Come passa il tempo?”. Il settantenne non lo interpretò nel senso di “Come trascorre il suo tempo” e gli rispose: “I pomeriggi non passano mai ma gli anni volano”.

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venerdì, marzo 24, 2006

Reg Smythe ed il suo ANDY CAPP

Andy: cosa fai stasera cara?

Flo: ma se hai detto che saresti uscito per sempre dalla mia vita!

Andy: pensavo che non ti sarebbe dispiaciuto spendere qualche ora a discuterne…

Flo: ?

Andy: allora?

Flo: fila via!!

Andy: avrei dovuto dire passare qualche ora… è quello spendere che non ha funzionato!

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giovedì, marzo 23, 2006

di blog in blog

uno splendido “interludio” postato da mosette. Con la speranza che aiuti la primavera ad arrivare.

Interludio londinese

Noi iberniamo fra i mattoni

e viviamo oltre le imposte

con marmellata e tè alle sei

indifferenti a quel che il vento fa

indifferenti alle piogge improvvise

zappettando le aiole dell’anno scorso

e apatici, con sigari

incuranti, mentre per la strada passa

la primavera

ispirando vasi di fiori ammuffiti

e flauti rotti a finestre di soffitte.

T.S.Eliot

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mercoledì, marzo 22, 2006

la pinacoteca impossibile

autore: Antonio Donghi

titolo: La canzonettista

anno: 1925

tecnica: olio su tela

dimensione: 148 x 100

proprietà: collezione privata

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martedì, marzo 21, 2006

la signora di bloomsbury

Doveva solo aprire gli occhi, ma li sentiva carichi d’un peso, d’un terrore. Si sforzò, spinse e finalmente guardò; vide di fronte a sé Regent’s Park. Lunghe strisce di luce lambivano i piedi. Gli alberi ondeggiavano, si agitavano. Benvenuti, sembrava dicesse il mondo: io accolgo, io creo. Bellezza, sembrava il mondo dicesse. E per provarlo (scientificamente), qualunque cosa guardasse, le case, le cancellate, le antilopi che allungavano il collo sopra le palizzate, all’istante nasceva la bellezza. Veder tremare una foglia nella forte corrente d’aria era una gioia squisita. Su in cielo colavano delle rondini, che piegando in curve, a precipizio si buttavano giù, e risalivano sempre in perfetto controllo del volo, come se le tenesse un elastico; e le mosche andavano e venivano, e il sole macchiava ora questa, ora quella foglia, come per gioco, o l’accecava di oro colato in un momento di buon umore; e di tanto in tanto un rintocco di campane (o forse un clacson) tintinnava sugli steli d’erba – tutto ciò calmo e misurato com’era, fatto com’era di cose ordinarie, era la verità, ora. La bellezza era la verità, ora. La bellezza era dovunque.

Virginia Woolf da La signora Dalloway

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lunedì, marzo 20, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Linus: le ragazze sono più intelligenti dei ragazzi?

Charlie Brown: si, è una verità scientifica…

Linus: com’è che non ci danno un vantaggio allora?

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domenica, marzo 19, 2006

il mio microgiallo da sms

Il conduttore di reality show morì in libreria schiacciato dalla parete del settore poesia. Che ci faceva lì?

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, marzo 18, 2006

la mia new york in bianco e nero

scegli il volantino

(foto akio, giugno 2000)

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venerdì, marzo 17, 2006

Bill Watterson ed i suoi Calvin and Hobbes

Calvin: gran parte della vita è soltanto noiosa routine. Ho bisogno di cose più eccitanti. Quindi oggi cambieremo marca di cereali!

Hobbes: qui dentro non c’è cioccolato ma fibre e crusca.

Calvin: naturalmente gran parte della vita può riservare sorprese orripilanti. Ben venga la routine.

Hobbes: noi tigri preferiamo far eccitare gli altri.

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giovedì, marzo 16, 2006

il film

Prime

Non è “una commedia terapeutica” come è scritto sulla locandina. E’ un film sui sentimenti in cui ti immagini un lieto fine sapendo che non sarebbe giusto che ci fosse. Anzi, no. Non è un film sui sentimenti. E’ un film su quanto può essere bello, pieno di passione e complesso amarsi, quando lei ha 37 anni e lui 23. Dovevano capire subito che non sarebbe stata una storia facile dal luogo in cui si sono incontrati: al cinema per vedere Blow-up di Antonioni. E poi, lei vive in un appartamento sulla Fifth Avenue e lui con i nonni a Brooklyn. Ma a dividerli c’è molto di più e scoprirlo sarà divertente e vi farà riflettere. A proposito c’è anche la mamma di lui che è la psicoterapeuta di lei ma non sa che i due si amano. Anzi, no. Lo viene a sapere. La lei è una splendida e “matura” Uma Thurman. Il lui è un attore che non conoscevo Bryan Greenberg, bravo nei panni dell’uomo “un po’ bambino e un po’ uomo”. La mamma psicoterapeuta è una Meryl Streep con una classe da vendere. Si è capito che il film mi è piaciuto? Due battute su tutte. La trentasettenne Thurman che dice al baby Greenberg “Cose da evitare: cominciare una frase con… mia madre” e il consiglio di un’amica della Thurman sul regalo da fare al ragazzo: “A te piace fare sesso? Lascia stare la Nintendo”.

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mercoledì, marzo 15, 2006

la poesia

Eugenio Montale

Giorno e notte

Anche una piuma che vola può disegnare

la tua figura, o il raggio che gioca a rimpiattino

tra i mobili, il rimando dello specchio

di un bambino, dai tetti. Sul giro delle mura

strascichi di vapore prolungano le guglie

dei pioppi e giù sul trespolo s’arruffa il pappagallo

dell’arrotino. Poi la notte afosa

sulla piazzola, e i passi, e sempre questa dura

fatica di affondare per risorgere eguali

da secoli, o da istanti, d’incubi che non possono

ritrovare la luce dei tuoi occhi nell’antro

incandescente – e ancora le stesse grida e i lunghi

piani sulla veranda

se rimbomba improvviso il colpo che t’arrossa

la gola e schianta l’ali, o perigliosa

annunziatrice dell’alba,

e si destano i chiostri e gli ospedali

a un lacerìo di trombe…

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martedì, marzo 14, 2006

il brano

Lee Nichols da Immagina se tutti sapessero che dormire fa bene all’amore

Avevo sempre pensato che mi mancasse il gene dell’ambizione, ma in realtà non avevo neppure quello del successo. E precisamente il gene della fortuna e fama in giovane età di cui le mie sorelle sembravano abbondare. Una era famosa per la sua bellezza, l’altra per il suo cervello. Io non ero bella come Charlotte nè intelligente come Emily (anche se ero più carina di Emily e più intelligente di Charlotte). Quindi a me che cosa restava? Diventare famosa per la mia spiritualità? Per le capacità sportive? Per la personalità? Grandioso. La mia idea di spirituale è un èclair al cioccolato, il mio unico sport è portare a spasso il cane, e la mia personalità è composta per una parte dal complesso di inferiorità nei confronti delle mie sorelle e per due parti dalla Sindrome di Disaffezione. Ny abbaiò e mi ridestò dalla cupezza in cui stavo indugiando. Ero in piedi su una montagna della California affacciata sull’oceano, in una magnifica mattina di sole. Avevo un uomo, un lavoro stabile e una famiglia che mi voleva bene. Era ora di smetterla di piagnucolare a causa di Charlotte ed Emily. Be’, a parte che dovevo comprare il regalo di Charlotte e tornare al lavoro entro mezzogiorno. Magari avrei smesso di piagnucolare il giorno dopo.

(Harlequin Mondadori trad. Amedeo Romeo)

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lunedì, marzo 13, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Snoopy è al lavoro alla macchina da scrivere

Snoopy: Non era notte. Non c’era nemmeno tempesta. Era tutto calmo e tranquillo. Ad un tratto accadde di tutto.

Lucy: Cosa vuol dire “Accadde di tutto”? Questo non è abbastanza eccitante… devi farlo più eccitante…

Snoopy: Ad un tratto accadde di tutto un’altra volta.

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domenica, marzo 12, 2006

il mio microgiallo da sms

Lo uccisero spingendolo nella buca del suggeritore perchè da loro pretendeva più realismo. Adesso si che erano sei personaggi in cerca d’autore.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, marzo 11, 2006

calvino

Con la primavera, a centinaia di migliaia, i cittadini escono la domenica con l’astuccio a tracolla. E si fotografano. Tornano contenti come cacciatori dal carniere ricolmo, passano i giorni aspettando con dolce ansia di vedere le foto sviluppate (ansia a cui alcuni aggiungono il sottile piacere delle manipolazioni achimistiche nella stanza oscura, vietata alle intrusioni dei familiari a acre d’acidi all’olfatto), e solo quando hanno le foto sotto gli occhi sembrano prendere tangibile possesso della giornata trascorsa, solo allora quel torrente alpino, quella mossa del bambino col secchiello, quel riflesso di sole sulle gambe della moglie acquistano l’irrevocabilità di ciò che è stato e non può esser più messo in dubbio. Il resto anneghi pure nell’ombra insicura del ricordo.

Italo Calvino incipit del racconto L’avventura di un fotografo

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venerdì, marzo 10, 2006

Quino e la sua Mafalda

Mafalda: Ehi, Manolito! Cos’hai?

Manolito: Ho che non ho dei milioni! Ecco cos’ho!

Mafalda: Bè, un giorno li avrai! Non sei forse sicuro che un giorno li avrai?

Manolito: Certo che li avrò! Però, tutti gli interessi che sto perdendo sui milioni che non ho adesso chi me li renderà?

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giovedì, marzo 09, 2006

ipse dixit

Io non ho nessuna capacità specifica, non ho imparato a guidare, scrivo al computer ma non uso internet e non mi servo della posta elettronica, ho frequentato una scuola d’arte e non ho alcuna qualifica. Così ho fatto lavori vari: per sei anni ho lavorato a restaurare mobili ma a me toccava soprattutto sverniciare, poi ho fatto il lavapiatti, sono stato appunto l’uomo delle pulizie per un’agenzia. Tutti lavori da poco, quello in cui guadagnavo di più era come uomo delle pulizie, dieci dollari l’ora. Probabilmente farei ancora quel lavoro lì, se non avessi avuto successo con la scrittura. L’unico lavoro “serio” che ho fatto è stato insegnare scrittura creativa, ma neppure per questo avevo una qualifica: sostituivo qualcun altro. E tuttavia penso che sia peggio avere un lavoro di tipo intellettuale, come fare il giornalista, e nello stesso tempo voler fare lo scrittore. Secondo me è più facile fare un lavoro manuale tutto il giorno e poi tornare a casa e mettersi a scrivere.

David Sedaris

dall’intervista rilasciata al quindicinale Stilos del 14 febbraio 2006

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mercoledì, marzo 08, 2006

l’eccezione

ovvero quando fa piacere accendere il video

Uno, due, tre!

E’ un vecchio film in bianco e nero che La7 trasmetterà domani alle 14,05. Una commedia dal ritmo incalzante firmata da Billy Wilder nel 1961. Situazioni e battute a raffica scandite dall’ossessivo Uno, due, tre! schioccato con le dita da James Cagney per dare ordini ai suoi sottoposti. In piena Guerra Fredda, Cagney interpreta il direttore della Coca Cola di Berlino Ovest che vuole vendere la bibita ai russi per diventare direttore della sede centrale a Londra. Mentre si sta già esercitando ad indossare la bombetta, gli telefona il capo supremo da Atlanta per annunciargli la visita della figlia Rossella. La ragazza è un peperino e Cagney se ne accorge già all’aeroporto. Durante il soggiorno la figlia peperino della Coca Cola, sposa e resta incinta di un certo Otto: un militante comunista della invalicabile Berlino Est. Cagney lo viene a sapere proprio mentre squilla il telefono e il padre (nonchè capo supremo della multinazionale simbolo del capitalismo) annuncia che sta per arrivare a Berlino per riportare a casa la sua bambina. Quello che s’inventa Cagney non ve lo anticipo ma la regia di Billy Wilder è perfetta e fa ricorso a trovate degne del suo maestro Ernst Lubitsch (con tanto di ossequiosa citazione). Le tematiche alla base del film sono attualissime nonostante i suoi 45 anni. Come quando i tre componenti della delegazione russa, in cambio della formula segreta della “pausa che ristora”, offrono una turnè del balletto del Bolscioi e Cagney risponde: “Prego, niente cultura. Solo contanti”. Se potete, non ve lo perdete.

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martedì, marzo 07, 2006

il brano

Amélie Nothomb da Acido solforico (Voland editore)

I giornali non parlarono più d’altro. Gli editoriali divamparono, gli intellettuali tuonarono.

Il pubblico invece ne volle ancora, fin dalla prima puntata. Il programma, che si chiamava sobriamente Concentramento, ottenne ascolti record. Non si era mai visto l’orrore così in presa diretta.

“Sta succedendo qualcosa” diceva la gente.

La telecamera aveva parecchio lavoro. Con i suoi occhi multipli monitorava le baracche dove erano confinati i prigionieri: latrine, arredate con pagliericci uno sopra all’altro. Il conduttore evocava il fetore di urina e la gelida umidità che la televisione, ahimè, non era in grado di restituire.

A ciascun kapò fu concesso qualche minuto di presentazione.

Zdena non riusciva a crederci. Per più di cinquecento secondi la telecamera avrebbe avuto occhi solo per lei. E quell’occhio sintetico anticipava milioni di occhi di carne.

– Non perdete questa occasione per conquistarvi la loro simpatia – disse uno degli organizzatori ai kapò. – Il pubblico vi considera dei bruti decerebrati: mostrategli la vostra umanità.

– E non dimenticate: la televisione può essere un pulpito per quanti di voi hanno idee e ideali – suggerì un altro con un sorriso perverso che la diceva lunga sulle atrocità che sperava di sentir proferire ai kapò.

Zdena se lo chiese, se aveva delle idee. Il frastuono dentro la sua testa che chiamava pomposamente pensiero non la stordiva al punto di rispondersi di sì. Ma pensò che non avrebbe avuto alcuna difficoltà a ispirare simpatia.

È un’ingenuità piuttosto diffusa: la gente non si rende conto di quanto la televisione la renda peggiore di come è realmente. Zdena si preparò il discorso davanti allo specchio senza capire che la telecamera non avrebbe avuto per lei la stessa indulgenza della sua immagine riflessa.

Gli spettatori attendevano impazienti la sequenza dei kapò: sapevano di poterli odiare, e che anzi era proprio quello il loro ruolo, avrebbero addirittura fornito alla loro esecrazione un sovrappiù di argomentazioni.

E non rimasero delusi. Quanto ad abiezione e mediocrità, le dichiarazioni dei kapò superarono le loro aspettative.

Rimasero particolarmente turbati da una ragazza con il volto irregolare, che rispondeva al nome di Zdena.

– Ho vent’anni, e cerco di accumulare esperienze – disse. – Non bisogna avere preconcetti su Concentramento. D’altronde, penso che non si debba mai giudicare, perché chi siamo noi per giudicare? Quando saranno finite le riprese, tra un anno, allora esprimere la mia opinione avrà un senso. Adesso no. Certo, ce n’è quanto basta per dire che non è normale quello che si fa alla gente, qui. E allora, ecco la mia domanda: che cos’è la normalità? Cos’è il bene, e cos’è il male? È tutta una questione culturale.

– Ma, kapò Zdena – intervenne l’organizzatore – a lei piacerebbe subire quello che sono costretti a subire i prigionieri?

– È una domanda trabocchetto. Innanzitutto, non si sa cosa pensino i detenuti, perché gli organizzatori non glielo chiedono. Magari non pensano proprio niente.

– Quando viene fatto a pezzi ancora vivo, un pesce non grida. La sua conclusione è che non soffra, kapò Zdena?

– Buona questa, me la devo ricordare – disse con una risata crassa che mirava a suscitare consenso. – Be’, io la vedo così: se sono in prigione, qualcosa avranno fatto, no? Dite un po’ quello che vi pare, ma forse non è un caso se sono finiti fra i deboli. Come mai io, che non sono mai stata una smorfiosa, sto dalla parte dei forti? A scuola era già così. In cortile c’era il gruppo delle ragazzine e dei fighetti, e io me ne tenevo alla larga, io stavo con i duri. Non ho mai cercato di impietosire nessuno, io.

– Pensa che i prigionieri cerchino di suscitare pietà?

– È chiaro. Fanno la parte dei buoni.

– Benissimo, kapò Zdena. Grazie per la sua sincerità.

La ragazza uscì dall’inquadratura, stupita per ciò che aveva detto. Non lo sapeva neanche lei, di pensare tutte quelle cose. E si compiacque dell’eccellente impressione che avrebbe fatto.

I giornali si sperticarono in invettive contro il cinismo nichilista dei kapò e in particolare della kapò Zdena, la cui pretesa di impartire lezioni lasciò tutti costernati. Gli editorialisti continuarono a ricamare su quella perla della volontà dei prigionieri di attribuirsi la parte dei buoni; nella posta dei lettori si parlò di idiozia, autocompiacimento e miseria umana.

Zdena rimase assolutamente di stucco di fronte al disprezzo dilagante di cui era oggetto. Neanche per un istante le venne in mente di essersi espressa male. La sua conclusione fu semplicemente che gli spettatori e i giornalisti erano dei borghesi pronti a rimproverarle la sua scarsa istruzione; attribuì le loro reazioni all’odio per il lumpenproletariat. “E pensare che io, invece, li rispetto!” si disse.

In ogni caso smise di rispettarli molto presto. Riversò tutta la sua stima sugli organizzatori, escludendo il resto del mondo. “Loro almeno non mi giudicano. La prova è che mi pagano. E mi pagano bene.” Un errore a ogni frase: i capi disprezzavano Zdena. Pensavano che non valesse un soldo bucato. E la pagavano male.

Al contrario, se ci fosse stata la minima possibilità che uno qualunque dei detenuti uscisse vivo dal campo, il che era escluso, sarebbe stato accolto come un eroe. Il pubblico nutriva grande ammirazione per le vittime. Presentare l’immagine più nobile di tutti loro, era questa l’astuzia della trasmissione.

I prigionieri non sapevano chi veniva ripreso e non erano neanche al corrente di cosa vedessero gli spettatori. Questa ignoranza costituiva parte integrante del loro supplizio. Chi crollava aveva una spaventosa paura di diventare telegenico: alla sofferenza della crisi di nervi si aggiungeva la vergogna di trasformarsi in un’attrazione. E infatti la telecamera non disdegnava affatto i momenti d’isteria.

Ma neanche li privilegiava. Sapeva che era nell’interesse di Concentramento mostrare al massimo la bellezza di quell’umanità torturata. Fu così che la scelta cadde molto presto su Pannonique.

traduzione di Monica Capuani

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lunedì, marzo 06, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Lucy: … e non farti rivedere mai più! Intesi?

Linus: ti ha dato una bella ripassata, eh, Charlie Brown? Spero non ti abbia fatto a pezzi…

Charlie Brown: no, non completamente… ma puoi mettermi nella lista dei feriti gravi!

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venerdì, marzo 03, 2006

buon fine settimana, torno lunedì.

il post di Flaiano

La Moda: seguire la moda è per una donna (ma anche per un uomo) una garanzia di sicurezza. Nietzsche dice: non si è dato mai il caso di una donna che abbia preso un raffreddore con un vestito scollato di un grande sarto. Dove il grande sarto garantisce la donna di essere nel giusto e aumenta le sue difese psicologiche contro il freddo.

Ennio Flaiano da Diario degli errori

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giovedì, marzo 02, 2006

incontro con l’autore

Amélie Nothomb autrice del romanzo Acido solforico (Voland editore)

“Ieri a Venezia ho comprato questo cappello perchè mi hanno detto che lo indossavano i medici che hanno guarito Venezia dalla peste. Quindi ho sentito che avevo una missione da portare avanti”.

Indossa un lungo cappotto di velluto nero e una gonna viola lunghissima che tocca terra. Posa con intensità per i fotografi mentre intorno a lei si agita lo staff della sua casa editrice. Arriva una giornalista Rai che vuole sapere dov’è il posto riservato alla stampa “perché io un’ora in piedi non ci sto”. C’è il pubblico delle grandi occasioni allo Spazio Feltrinelli di Galleria Colonna; giovani e non. Amélie Nothomb è una scrittrice di successo (e lo sa), sempre al centro di polemiche (e lo sa), con un fascino naturale (e lo sa). Il suo nuovo romanzo parla di un reality show intitolato “Concentramento” in cui i concorrenti vengono internati in un campo dove altri concorrenti impersonano i loro aguzzini. Ovviamente il pubblico da casa elimina i concorrenti con il televoto come fosse un’esecuzione. Lo “show” si rifà alle atmosfere dei campi di concentramento. Questa rappresentazione dei reality ha destato accese polemiche. Amélie Nothomb dice che di “scandalo” hanno parlato i giornali e che molti sopravvissuti dall’olocausto “mi dicono che ciò che io scrivo corrisponde a quello che loro hanno vissuto”. Non ha un filo di trucco; niente rossetto, matita agli occhi o fard. Ha un volto molto espressivo e fa delle facce curiose soprattutto quando ascolta i brani del suo libro letti dall’attrice Maya Sansa (brava, bella e simpatica) e dice: “l’effetto che fa su di me sentire il mio libro letto in italiano? Penso di aver scritto un libro fenomenale”. Ironia, sarcasmo e provocazione sono spesso presenti nelle sue parole: “io resto incinta dei miei libri. Si tratta di un caso di immacolata concezione; posso dire le circostanze ma non la causa esatta”. Non possiede un computer e non naviga su internet. Dice che la differenza tra le e-mail e le lettere scritte è che con carta e penna si mantiene il rispetto per la forma mentre con le e-mail si può facilmente diventare volgari. Tra il pubblico c’è un suo accompagnatore, vestito tutto di nero, che manipola un mazzo di carte come un prestigiatore per tutto il tempo della presentazione. Si parla del tema vittima-carnefice che è spesso presente nei suoi libri come in questo. La Nothomb gioca a fare la vittima con il suo editore Daniela Di Sora (anche lei vittima?). Ne esce un duetto un po’ forzato che però la Nothomb chiude con una battuta brillante: “Ho ricevuto molte lettere in cui i lettori dicono di essersi immedesimati nei panni delle vittime dei miei romanzi. Tutti si identificano con la vittima. Ma è statisticamente impossibile che tutti siano vittime”. Non ha guardato mai nemmeno due minuti di un reality show ma ha potuto lo stesso farci un romanzo perché ne parlano tutti e tutti sanno tutto quello che succede in un reality. Se la prende sia con il pubblico che con i partecipanti ai reality: “la cosa che mi fa star male di più è che quelli che partecipano ai reality sono volontari e che chi vi partecipa è pronto a farsi umiliariare”. E sul pubblico: “ce l’ho con quelli che dicono… questi reality show basta non se ne può più. Però li guardo perchè voglio vedere dove si può arrivare… O quelli che dicono… che cosa siamo costretti a guardare!… Ma chi vi costringe a farlo? Cambiate canale; è semplicissimo è incredibile di quanto è semplice”. I suoi genitori sono dei diplomatici, lei è nata in Giappone e l’ha influenzata molto. In giappone le piaceva vedere il sumo in tv “è un tipo di violenza estremamente formale… masse di carne che si gettano l’una contro l’altra. E’ fantastico!” (detto alla francese c’est fantastique). Ecco che viene fuori ancora il concetto di formalismo; ma allora Amélie Nothomb è molto meno bizzarra di quello che dicono. Esatto.

Roma, mercoledì 22 febbraio 2006

(martedì prossimo posterò l’incipit del romanzo)

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mercoledì, marzo 01, 2006

londra: sguardi digitali

charing cross road: vetrina di una libreria con fantasma di passaggio

(foto akio, dicembre 2004)

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domenica, aprile 30, 2006

il mio microgiallo da sms

Il timido uccise l’estroverso perché lo derideva allo specchio. Arrestarono il suo analista come mandante.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, aprile 29, 2006

senza musica

Lo shampoo di Gaber-Luporini

Una brutta giornata

chiuso in casa a pensare

una vita sprecata

non c’è niente da fare

non c’è via di scampo

mah, quasi quasi mi faccio uno shampoo.

Una strana giornata

non si muove una foglia

ho la testa ovattata

non ho neanche una voglia

non c’è via di scampo

devo farmi per forza uno shampoo.

Ssssssccccccende l’acqua, scroscia l’acqua

calda, fredda, calda…

Giusta!

Shampoo rosso e giallo, quale marca mi va meglio?

Questa!

Schiuma soffice, morbida, bianca, lieve lieve

sembra panna, sembra neve.

[parlato]: La schiuma è una cosa buona, come la mamma, che ti accarezza la testa quando sei triste e stanco: una mamma enorme, una mamma in bianco.

Sciacquo, sciacquo, sciacquo.

Seconda passata.

Son convinto che sia meglio quello giallo senza canfora.

I migliori son più cari perché sono antiforfora.

Schiuma soffice, morbida, bianca, lieve lieve

sembra panna, sembra neve.

[parlato]: La schiuma è una cosa pura, come il latte. Purifica di dentro. È una dolce cascata che ti dà un senso di pace, di benessere, di pulizia. La schiuma è una cosa pura. E sacra. E bianca… come la democrazia!

Sciacquo, sciacquo, sciacquo.

Fffffff… phon.

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venerdì, aprile 28, 2006

il post di Flaiano

E’ un poeta così cattivo che sette città si rinfacciano il disonore di avergli dato i natali.

Ennio Flaiano da Diario degli errori (Bompiani editore)

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giovedì, aprile 27, 2006

la mia new york in bianco e nero

il playground di una scuola su amsterdam avenue (dall’autobus)

(foto akio, giugno 2000)

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mercoledì, aprile 26, 2006

un pessoa ogni tanto

La poesia

Nella mia mente è sopita una poesia

che esprimerà la mia anima intera.

La sento vaga come il suono e il vento

eppure scolpita in piena chiarezza.

Non ha strofa, verso né parola.

Non è neppure come la sogno.

E’ un mero sentimento, indefinito,

una felice bruma intorno al pensiero.

Giorno e notte nel mio mistero

la sogno, la leggo e riprovo a sillabarla,

e sempre la parola precisa è sul bordo di me stesso

come per librarsi nella sua vaga compiutezza.

So che non sarà mai scritta.

So che non so che cosa sia.

Ma sono contento di sognarla,

e una falsa felicità, benchè falsa, è felicità.

Fernando Pessoa

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martedì, aprile 25, 2006

il brano

Pietro Citati da Vita breve di Katherine Mansfield (Oscar Mondadori)

Quando arrivò a Bandol, dopo tre giorni di viaggio, era spossata. Si sentiva come una mosca, caduta nel latte e ripescata, ma con le zampe e le ali ancora troppo bagnate per potersi muovere. Bandol la incantò di nuovo: smagliante di luce, con le splendide palme e le montagne violette nell’ombra e verdi di giada nel sole. Il mare era così trasparente che si poteva vedere, come in una carta geografica distesa sotto le onde, un paese sconosciuto con laghi e baie e foreste. La costa era rosa come la polpa di una pesca. Gli uomini stavano al largo a pescare: o riparavano e incatramavano le barche sotto le sue finestre; e lei sentiva i colpi ripetuti dei piccoli martelli, e qualche zaffata di catrame irrompeva attraverso i rami della mimosa. I vecchi dipingevano le barche, le vecchie filavano la lana o rammendavano le reti, le ragazze facevano ghirlande di fiori gialli. Vide una farfalla, maldestra sulle ali, che barcollando si godeva il sole; e le sembrò di scorgere una sorella. Così, barcollando e maldestra anche lei, tornò nei luoghi che avevano conosciuto il suo amore. Qui c’era il campo dove avevano contemplato gli anemoni: qui il muro dove le lucertole prendevano il sole; qui i mandorli fitti di boccioli bianchi e rosa. Poi ritornò a Villa Pauline. “Quando sono arrivata alla veranda,” scrisse a Middleton Murry “e ho guardato di nuovo il mandorlo, il piccolo giardino, la tavola rotonda di pietra, il sedile intagliato nella pietra, gli scalini che scendono nella cantina, e poi ho guardato in su, la nostra casa rosa con le conchiglie dipinte sulle finestre e le persiane di uno strano blu grigio, ho pensato che non ne avevo mai, nei miei più felici ricordi, afferrato tutta la bellezza”. Entrò nella casa, e vide la padrona con lo stesso scialletto nero di una volta, magra e grigia come allora. “Vous désirez, Madame?” disse. La Mansfield riuscì appena a dire: “Bonjour, Madame, Vous m’avez oubliée?”. “Ah” gridò lei “riconosco la vostra voce, entrate, entrate, Madame…” Le due donne sedettero attorno alla tavola da prazo: madame Allègre al posto di Middleton Murry, lei con la schiena al fuoco, nel suo posto di allora, e discorsero a lungo. La Mansfield sentiva sé stessa rispondere, sorridere e lisciare il manicotto, discuterela mancanza di carne, l’orrido pane e i prezzi proibitivi e “cette guerre”: intanto le pareva che da qualche parte, al piano di sopra, Middleton Murry e lei fossero distesi, simili ai due piccoli figli di Clarence nel Riccardo III, soffocati e uccisi sotto i guanciali, e la padrona e lei facessero la guardia come due vecchie rugose. Poteva a stento guardare la stanza. Quando scorse la propria fotografia sulla parete la fotografia che Middleton Murry aveva lasciato, non riuscì più a resistere. Lasciò Villa Pauline, e rimase a lungo appoggiata al muro, al fondo della piccola strada, guardando il mare violetto che batteva forte contro uno strano e scuro raggrumarsi di alghe. Mentre scendeva le scale, cominciò a piovere. Grandi e riluttanti gocce le caddero sulle mani e sul viso. La luce del faro lampeggiava nel buio, mentre un brulichio di soldati di colore prendeva a calci qualcosa nella sabbia tra le palme – forse un cane morto o un gattino legato: certo una parte del suo cuore. Comprese che la felicità di Bandol era perduta per sempre, sepolta nel pozzo di solitudine dove aveva delirato sognando di vergare le pagine dell’ “Aloe” con la mano del fratello morto. Tutto, a Bandol, era mutato, come lei era mutata. Tutto era degradato, sciupato, tumefatto. Nel giardino di Villa Pauline non c’era un solo fiore: non una giunchiglia, non una rosa, non un arancio. I bei gerani dell’albergo erano diventati ispidi cespugli in mezzo a bottiglie rotte e a pezzi di tubo di piombo. La tabaccaia era cambiata. La macellaia era cambiata. La pasticceria era chiusa, con grandi manifesti tristi incollati alle finestre. Nessuno nel paese si ricordava di lei. Anche il tempo cambiò all’improvviso: il mare si sollevò e fumò come una mandria di mostri impazziti, le anime perdute passarono in cielo turbinando, il vento ululava, le persiane cigolavano, e il vecchio albergo deserto pareva su un isola – lontana, molto lontana.

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lunedì, aprile 24, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Linus: Come ti pare la mia calligrafia?

Lucy: Le E vanno benissimo. Ma le O sono brutte…

Linus: Cos’hanno che non va le mie O?

Lucy: Dovrebbero essere più “oiche”

Linus: “oiche” ?

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domenica, aprile 23, 2006

il mio microgiallo da sms

Il caffeinomane strangolò l’apprendista barista senza motivo apparente.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, aprile 22, 2006

il mio amico Maigret

personaggi, atmosfere, descrizioni

Alle nove del mattino faceva già caldo. Maigret si era tolto la giacca e sfogliava pigramente la posta, lanciando ogni tanto un’occhiata verso la finestra. Il fogliame degli alberi del Quai des Orfèvres non aveva un fremito, la Senna era piatta e liscia come la seta. Era il mese di agosto. Lucas, Lapointe e buona parte degli ispettori si trovavano in vacanza. Janvie e Torrence avevano preso le ferie in luglio e Maigret contava di passarle nella sua casa di Meung-sur-Loire a settembre. Da circa una settiana, verso la fine del pomeriggio scoppiava ogni giorno un temporale breve ma violento e una pioggia torrenziale faceva correre i passanti rasentando i muri delle case. L’estate stava per finire e di notte l’aria era fresca. Parigi sembrava deserta. Anche i rumori della strada non erano quelli soliti; c’erano delle pause di silenzio. Numerosi autobus di ogni colore e nazionalità si fermavano semprenegli stessi luoghi col loro carico di turisti: Notre-Dame, il Louvre, place de la Concorde, l’Etoile, il Sacré-Coeur e, tappa inevitabile, la tour Eiffel. Camminando per le strade, ci si stupiva di sentire all’improvviso parlare francese.

Georges Simenon da Maigret e l’uomo solo (Oscar Mondadori, traduzione di Elena Cantini)

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venerdì, aprile 21, 2006

il film

Match Point

Dalla psicanalisi alla psichiatria ma è il solito Woody Allen. Si, lo so che tutti dicono che questo non è il solito film di Woody Allen. Ma è il solito Woody Allen. L’Allen che cura ogni personaggio (anche il più piccolo); l’Allen che accarezza Londra come di solito fa con la sua Manhattan; l’Allen che rappresenta debolezze e passioni con una semplicità disarmante; l’Allen che sa usare la macchina da presa come pochi e senza effetti speciali; l’Allen che racconta le umane ambizioni e morbosità. E quella pallina da tennis che batte sul net e non si sa dove cadrà; proprio come l’anello che batte sulla ringhiera e che, tornando di qua, anziché fare giustizia, conferma la teoria su cui si basa il film: nella vita la fortuna è tutto. Scarlett Johansson è brava nella parte della femme fatale prima e della donna sull’orlo di una crisi di nervi poi. Matthew Goode è un po’ improbabile come ex campione di tennis ma è perfetto nei panni del giovane arrampicatore sociale di successo. E non dubita mai che avrà successo e che tutto gli girerà per il meglio. Non ne dubita quando Scarlett Johansson gli dice: “tu farai parecchia strada se non rovini tutto… per esempio, provandoci con me”. Non ne dubita quando diventa un omicida lasciandosi dietro una montagna di indizi e qualche prova. Solo l’ultima parte del film strizza l’occhio al genere giallo. Preceduta da una lunghissima costruzione del movente che è una summa del cinema di Woody Allen. Vi consiglio di visitare il sito ufficiale del film in cui, oltre alle videointerviste e al bellissimo trailer in inglese, c’è un pezzo della sequenza del tavolo da ping pong (dal menù “the film” ciccate su “media” e poi “film clip 1 table tennis”) da cui tutto ha inizio.

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giovedì, aprile 20, 2006

la notizia

a Parigi, libri a tutte le ore. Una casa editrice specializzata in edizione economiche, la Maxi-Livres, vende i libri tramite distributori automatici funzionanti 24 ore su 24. I libri in catalogo sono dei classici nella versione tascabile e costano 2 euro. I distributori sono stati installati in alcune fermate della metropolitana e nelle strade del centro. Se volete approfondire la notizia:

il sito della maxi livres

il sito da cui ho appreso la notizia

un articolo del corriere.it

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mercoledì, aprile 19, 2006

la pinacoteca impossibile

Goya

autore: Francisco Goya

titolo: La nevicata

anno: 1786-1787 circa

tecnica: olio su tela

dimensione:275 x 293

proprietà: Madrid, Museo del Prado

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martedì, aprile 18, 2006

K.M.

Cecov commise un errore quando credette, che, se avesse avuto più tempo, avrebbe scritto con maggior perfezione e avrebbe descritto meglio la pioggia e la levatrice ed il dottore che prendono il tè. La verità è che uno può mettere in una novella soltanto “un certo numero” di cose. C’è sempre qualche sacrificio da fare. Bisogna escludere ciò che si sa e si vorrebbe tanto utilizzare. Perchè? Non ne ho alcuna idea, ma è così. E’ sempre una specie di corsa, in cui ci si sforza di dire quanto più si può, prima che “scompaia”. Ma non è questione di tempo. Aspettiamo ancora. Non capisco neppure adesso. Anch’io sono perseguitata dal tempo. La sola occasione in cui mi sentii liberata da questa persecuzione, fu quando scrivevo “Le figlie del colonnello”. E verso la fine ero così profondamente infelice, che mi misi a scrivere quanto più rapidamente mi era possibile, temendo di morir prima che la novella fosse spedita. Mi piacerebbe provare ciò che ho detto e lavorare “veramente a mio agio”. Soltanto in questo modo le cose possono procedere.

Katherine Mansfield da Diario (ed. Corbaccio trad. Mara Fabietti)

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venerdì, aprile 14, 2006

buona pasqua e pasquetta, torno martedì.

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Quino e la sua Mafalda

Mafalda legge un libro con le spalle rivolte alla poltrona su cui è seduto il papà che guarda la tivù

tv: Il primo ministro britannico e il segretario generale delle nazioni unite si sono riuniti!

Mafalda: Immagino che avranno discusso il problema del disarmo.

tv: nella riunione si è parlato della questione del disarmo.

Mafalda: e poi dicono che la tivù ci rovina l’immaginazione.

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giovedì, aprile 13, 2006

la mia parigi in bianco e nero

i caffè letterari: cafè de flore

(foto akio, maggio 2002)

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mercoledì, aprile 12, 2006

and the oscar goes to…

per la migliore libraia esordiente a…. glittering che ha appena iniziato a lavorare in una libreria. La sua gioia ed il suo entusiasmo meritano un “in bocca al lupo” speciale.

per il ritorno più atteso a…. francesca

per i bambini che fanno ooohhh! da Barnes & Noble a…. antonio

per la sua prima cabina-armadio a… alkina

ps. grazie a mosette per la gif personalizzata dell’oscar che aveva molto generosamente elaborato per me. Sono certo che le farà piacere questo riutilizzo (e mi perdonerà la rielaborazione).

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martedì, aprile 11, 2006

shakespeare

JACQUES – Il mondo è tutto un palcoscenico, e uomini e donne, tutti, sono attori; hanno proprie uscite e proprie entrate; nella vita un uomo interpreta più parti, ché gli atti sono le sette età. Primo, il bambino sbava e piange in braccio alla nutrice, poi lo scolaro, piagnucoloso, con la sua cartella e il volto infreddolito dal mattino, che si trascina svogliato, come na lumaca, verso la scuola; e poi l’amante: sospira come una fornace la ballata triste composta per il sopracciglio dell’amata; e poi il soldato, pieno di strampalate imprecazioni, baffuto come un gattopardo, geloso dell’onore, impulsivo e pronto al litigio, sempre alla ricerca, anche nella bocca del cannone, d’una reputazione da quattro soldi; e poi il giudice, pancia rotonda, piena di bei capponi, occhio severo, e rasatura a dovere, saggio acume, pedanteria aggiornata, recita la sua parte; la sesta età ti trasforma in un debole pantalone in ciabatte, le lenti al naso ed una borsa al fianco, calzoni d’un tempo ancora conservati, un mondo troppo largo per le sue gambe rinsecchite, e la voce, da maschio, di nuovo ridotta al falsetto infantile: striduli fischi dal suono incrinato; l’ultima scena, infine, a conclusione di questa varia strana storia, è una seconda infanzia, puro oblìo, senza denti, occhi, gusto, senza niente.

William Shakespeare da Come vi piace

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lunedì, aprile 10, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Lucy: ti devo parlare Charlie Brown… In qualità di analista di tua sorella devo scaricare su di te la colpa di tutte le sue paure!

Charlie Brown: su di me?

Lucy: ogni generazione deve essere messa in grado di scaricare i propri problemi su quella che l’ha preceduta… Non che questo risolva granchè. Ma ci sentiamo tutti meglio.

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domenica, aprile 09, 2006

il mio microgiallo da sms

Lo scacchista bianco uccise il nero in due mosse: lo invitò sulla torre e lo buttò giù. Uno scatto matto.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, aprile 08, 2006

di blog in blog

una splendida fotografia di ritaM che fa venire voglia di sedersi, pensare, osservare, respirare a pieni polmoni, guardare il cielo, leggere una poesia, scrivere qualcosa, sdraiarsi, fischiettare.

Gli extraterrestri sono bipedi, piuttosto tondi e cicciotti e contrariamente alle credenze popolari non sono affatto verdognoli. Possiedono al contrario dei colori molto vivaci. leggi tutto il il fantapost di zop

la ricetta golosa di masticanotte: il French Toast (con una foto mozzafiato)

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venerdì, aprile 07, 2006

il club di Groucho

(ovvero non mi interessa far parte di un club che mi accetta fra i suoi membri)

Se avete un pò di fegato, potete risolvere il problema dell’alloggio affittando una casa infestata dagli spettri. Le viuzze delle città americane sono piene di bellissime case stregate, vuote soltanto perchè i codardi hanno paura di abitarci. Una giovane coppia senza casa non esita un istante a stabilirsi in casa dei genitori della moglie, ma se suggerite loro una casa stregata (luogo di gran lunga più sicuro, a mio parere) impallidiscono e accampano scuse ridicole. Comunque sia, se siete tipi un pò pavidi, vi consiglio un albero. Gli alberi sono assolutamente sicuri, a meno che siate sonnambuli, e dai rami alti si gode una bellissima vista sulla campagna. Suggerirei un noce: le noci sono piene zeppe di vitamine e i gusci si possono poi usare come portacenere.

Groucho Marx da O quest’uomo è morto, o il mio orologio si è fermato – Einaudi ed. trad. Stefan Kanfer

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giovedì, aprile 06, 2006

podcast letterario

ovvero a passeggio con la letteratura

Sul sito il narratore c’è una interessante sezione di podcast. Vi propongo i seguenti mp3 di poesie del premio nobel per la letteratura Wislawa Szymborska (narratore Ivana Placer)

Per ascoltarle

Attimo (mp3 da 361.5 Kb)

durata: 1 minuto e 30 secondi

Elenco (mp3 da 428.1 Kb)

durata: 1 minuto e 49 minuti

Qualche parola sull’anima (mp3 da 492.3 Kb)

durata: 2 minuti e 6 secondi

Per scaricarle gratuitamente.

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mercoledì, aprile 05, 2006

parole colorate

parole di Giosuè Carducci

colorate da akio

abbinabile a questo post

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martedì, aprile 04, 2006

il brano

Luis Sepulveda da La frontiera scomparsa

Il nostro congedo, vecchio, inizia in quel luogo che mi è sempre sembrato la fine del mondo e che in qualche modo lo era, almeno per il treno. In fondo ai binari, interrotti senza preavviso, si innalzava una barriera di traversine imbrattate di grasso e di olio bruciato. Quella barriera serviva da sostegno ai vecchi gabbiani dallo sguardo impassibile, che non si lasciavano importunare dalla confusione dei viaggiatori, e alimentavano la loro vecchiaia color cenere con i resti che lasciavano loro gli uomini delle pulizie del vagone ristorante, riflettendo – così amabo credere – su tutto ciò che avevano visto. Non sono mai stato sicuro che i gabbiani pensassero realmente, ma io lo facevo, in voli brevi e disordinati. Immaginavo catastrofi a lieto fine. Mi bastava chiudere gli occhi per vedere il convoglio che tirava dritto, travolgendo la barriera di traversine fra gemiti di legni vecchi e di perni ossidati. Allora, senza che i passeggeri se ne accorgessero, il treno precipitava in mare, sprofodava come un animale fiacco e distratto, per continuare il viaggio attraverso i fosforescenti paesaggi sottomarini. Io ero uno dei tanti passeggeri di quel treno navigante, e, affacciato al finestrino, cercavo di identificare le bandiere dei galeoni affondati. A quel tempo sapevo poco del mondo e non volevo saperne di più. Mi bastava sapere che oltre la barriera di traversine si apriva il Canale di Chacao, che più in là c’era Chiloé, l’arcipelago, le centinaia di isole, di passi, di canali bordati da scogli taglienti, e altre isole, e altre ancora, che si allungavano in spruzzi verdi sul mare fino ai confini del pianeta, fin dove vivevano gli autentici grandi navigatori e narratori di storie come Francisco Coloane. Sapevo anche che a sudest si estendeva il continente, tagliato da basse cordigliere, da ghiacciai, da fiordi che aprivano chilometriche cicatrici d’acqua, sulla quale, nei duri inverni patagonici, navigavano vascelli fantasma e lastroni di ghiaccio con indios intrappolati dall’abbraccio polare. Era poco quello che sapevo, vecchio, ma sognavo il mondo che si apriva oltre la barriera che tagliava i binari.

(Ugo Guanda editore – trad. Ilide Carmignani)

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lunedì, aprile 03, 2006

oggi niente peanuts ma solo un ricordo del piccolo Tommaso barbaramente ucciso dalla follia di certi adulti

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domenica, aprile 02, 2006

il mio microgiallo da sms

Il sommelier non morì al primo assaggio. L’astemio fanatico aveva usato un veleno più buono di quel vino.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, aprile 01, 2006

ipse dixit

Un libro degno di essere letto a dieci anni lo sarà ancora di più a cinquanta.

C. S. Lewis

dal catalogo Oscar Mondadori 2006

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tre tarli

gran casinò a bordo… di renato

l’oroscopo dell’amore… di akio (con il contributo di pieffe)

il blocco dello scrittore… di alkanette

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mercoledì, maggio 31, 2006

la curiosità

Ieri il corriere.it ha pubblicato due poesie inedite di Giacomo Leopardi i cui manoscritti saranno battuti all’asta da Christie’s a Roma il 15 giugno prossimo. Vi lascio la poesia scritta alla nonna Virginia.

Giacomo Leopardi

Poesia a Virginia Leopardi

Di fiori un serto vivido, che Apollo a noi presenti

In Elicona è solito destar vaghi concenti.

E quei Poeti miseri che non san fare un corno

Fiori a raccor divertonsi per tutto il santo giorno.

A questo io stesso m’occupo, che sono un di costoro,

E stanco poi distendomi sotto un opaco alloro.

Or dunque il frutto nobile della fatica mia

Umil presento, e inchinomi a Vostra Signoria.

Spero che in volto placido accetterete il dono

E dell’ardir, che presimi darete a me perdono.

Prendetelo di grazia , e quindi se mai fia,

Che in un vasetto pongasi, o in quello che si sia,

Quell’acqua sì odorifera, quell’acqua istessa,

Al Precettor buonissima per celebrar la Messa.

Se dopo tante prediche che far non ne sapete

Nel cacator buttatelo, o dove mai volete.

Basta, che di riceverlo non isdegniate almeno,

Del resto cosa importami? Sarò contento appieno.

manoscritto 1

manoscritto 2

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martedì, maggio 30, 2006

il brano

Ferdinando Camon

Pourqoi écrivez-vous?

Scrivo per vendetta. Non per giustizia, non per santità, non per gloria: ma per vendetta. Tuttavia, dentro di me, sento questa vendetta come giusta, santa, gloriosa.

Mia madre sapeva scrivere solo il suo nome e cognome. Mio padre, poco di più. Nel paese dove sono nato, i contadini analfabeti firmavano con una croce. Quando ricevevano una lettera dal Municipio, dall’esercito, dai carabinieri (nessun altro scriveva ai contadini), si spaventavano e andavano a farsi spiegare la lettera dal prete. Li ho visti passare molte volte, ero un ragazzo. Da allora ho sentito la scrittura come uno “strumento del potere”, e ho sempre sognato di passare dall’altra parte, impossessarmi della scrittura, ma per usarla in favore di coloro che non la conoscevano: per realizzare le loro vendette.

Ma essi non volevano vendicarsi e perciò non si sentono rappresentati da me. E coloro che io cerco di vendicare, mi considerano — giustamente — come un nemico. Di conseguenza, sono isolato, e non riesco a legare con nessuno. Dappertutto dove sono passato sono un non-riconosciuto, un espulso, un non-accettato: famiglia, paese, mondo letterario, mondo cattolico, partito comunista, psicanalisi… Sono uno al quale non si può fare alcuna confidenza, uno che può tradire. Ogni mio tradimento consiste nella ripetizione del primo tradimento: mi sono impossessato della scrittura per vendicare gli analfabeti, sono passato attraverso il cattolicesimo per insegnargli cos’è la santità, ho descritto i gruppi terroristi per giudicarli dall’interno, e sono entrato nella psicanalisi per “dominare” l’analista…

Conseguenze: all’esordio, quando ho pubblicato il primo libro, Il quinto stato, il sindaco del paese che descrivevo voleva citarmi in giudizio… Sempre, dall’inizio fino ad oggi, la prima reazione che incontro è il rifiuto, la condanna, la censura. Ho scritto su molti giornali italiani, e dappertutto sono stato censurato: dall’”Unità” all’”Osservatore romano”, dal “Corriere della Sera” a “Paese-Sera” al “Giorno”.

Se dovessi definire la vendetta direi che è una giustizia nevrotica. Quando dico che scrivo per vendetta, voglio dire che scrivo per compiere una giustizia smisurata, eterna e dunque ingiusta: la scrittura deve essere una esaltazione o una punizione destinata a durare senza fine. Ho bisogno di coltivare l’illusione che questo sia possibile. Non importa che si tratti di un’illusione: se prendo coscienza che la mia opera non durerà a lungo, la mia vita non ha più giustificazione. Da qui il bisogno di scrivere poesie o romanzi, non politica: la politica produce una vendetta troppo provvisoria. Quando scrivevo Il quinto stato, volevo fare l’esaltazione degli ultimi, vendicare la loro condizione di repressi. Non c’è differenza tra repressione politica, militare, economica, sessuale, ecc.: sono tutte collegate. E di conseguenza l’espressione — che è l’esatto contrario di repressione — le “vendica” tutte.

Scrivendo La vita eterna volevo vendicare i partigiani contadini, il loro destino oscuro, senza gloria. PoichÈ il capo delle SS di questa zona dell’Italia di cui parlo nel libro fu scoperto quando La vita eterna fu tradotta in tedesco, e fu citato in processo, e morì la notte della prima udienza, mi piace pensare La vita eterna come un colpo di fucile sparato dall’Italia alla Germania per colpire al cuore un nemico della mia gente. La Procura di Verona aveva incluso La vita eterna, edizione italiana ed edizione tedesca, tra i documenti a carico.

Con Un altare per la madre ho voluto realizzare un mio personale processo di santificazione, sostituendo quello della Chiesa: ho voluto fare la più grande esaltazione possibile del più miserabile dei personaggi, usare la santificazione come vendetta sociale. E con La malattia chiamata uomo ho tentato di rovesciare i ruoli della psicanalisi, concependo il transfert come strumento per mezzo del quale il paziente conosce se stesso e l’analista. L’analisi è qualche cosa che non si può, non si deve raccontare: è piena di tabù. Colui che la racconta, non rompe un tabù, ma un contenitore di tabù. Caricata di questi compiti, che forse non può sopportare, la scrittura mi logora. Accettando di logorarmi punisco me stesso: mi punisco delle ingiuste giustizie che compio ogni giorno con ogni riga della mia scrittura. E così il cerchio si chiude: la scrittura è colpa ed espiazione, peccato e assoluzione, vendetta di una colpa, colpa per questa vendetta, espiazione di questa colpa.

tratto dal sito della Garzanti Libri.

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lunedì, maggio 29, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Linus: Sono testardo!! Sono la persona più testarda del mondo! Credo che una persona che ha delle convinzioni debba essere testarda!

Charlie Brown: davvero? Non sapevo che tu avessi delle convinzioni, Linus…

Linus: infatti, ma se un giorno ne avrò sarò molto testardo!

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domenica, maggio 28, 2006

I casi lampo del commissario Eugenio Barzocco

la salciccia lasciata a metà

commissario Eugenio Barzocco: Facciamo presto che tra poco comincia la puntata di “Uomini e Donne” con Costantino che torna sul trono.

agente scelto Percaso Pasquale: Buongiorno, commissario. Il morto è Giorgio Pennetta di professione critico gastronomico. Età 53 anni, celibe. Il cadavere lo ha scoperto la portiera che gli riportava le camicie pulite. E’ stato ucciso con un coltello da macellaio.

commissario Eugenio Barzocco: portatemi tutti i macellai della città! Impronte?

agente scelto Percaso Pasquale: a migliaia. La scientifica ci metterà settimane per rintracciarle tutte.

commissario Eugenio Barzocco: Lascia stare la scientifica. Tra mezz’ora avrò risolto il caso. Stava mangiando?

agente scelto Percaso Pasquale: Si commissario, lì c’è il piatto.

commissario Eugenio Barzocco: Mmm.. Salcicce con i fagioli… Percaso? Ho detto mezz’ora? Facciamo dieci minuti.

agente semplice Indovina Francesco: commissario, ci sono i macellai.

commissario Eugenio Barzocco: fai entrare quello biondo.

agente scelto Percaso Pasquale: come fa a sapere che ce n’è uno biondo?

commissario Eugenio Barzocco: so leggere.

macellaio biondo: voglio parlare con il mio avvocato.

agente scelto Percaso Pasquale: Commissario, vuole che accendo la tv e metto su Canale 5? Tra pochi minuti comincia la De Filippi.

commissario Eugenio Barzocco: si, grazie. Ma togli l’audio.

macellaio biondo: io non ho fatto niente.

commissario Eugenio Barzocco: perchè lo hai ucciso?

macellaio biondo: perchè stava scrivendo la guida sulle migliori macellerie della città e ieri mi ha detto che non mi avrebbe mai dato le cinque porchette.

agente scelto Percaso Pasquale: Commissario, dopo la pubblicità comincia la De Filippi.

commissario Eugenio Barzocco: quante porchette ti voleva dare?

macellaio biondo: nessuna. Diceva che le mie salcicce sono troppo speziate e che non riusciva mai a mangiarne più di mezza. Questa mattina gliele avevo preparate senza niente, apposta per lui. A mezzogiorno sono venuto qui perchè fremevo di sapere che ne pensava….

commissario Eugenio Barzocco: …. e quando hai visto che anche stavolta ne aveva mangiata solo mezza, non ci hai visto più e lo hai colpito col tuo coltello d’ordinanza.

agente scelto Percaso Pasquale: Commissario, da Maria stanno entrando le pretendenti!

commissario Eugenio Barzocco: Bene, tanto io ho finto. Agente Indovina… portalo via.

agente scelto Percaso Pasquale: Commissario… ma come ha capito che era stato lui?

commissario Eugenio Barzocco: Te l’ho detto, so leggere. La vittima prima di morire ha scritto IL BIONDO con i fagioli nel piatto. E adesso, alza il volume.

Maria De Filippi: Cari telespettatori, oggi Costantino non potrà essere con noi perchè ieri ha mangiato una salciccia avariata e si è sentito male.

commissario Eugenio Barzocco: Percaso, aggiungi il reato di sofisticazione alimentare sul verbale d’arresto.

(ispirato al Lufock Holmes di Pierre Henry Cami. Grazie anche a zop per avermi “spinto” a scrivere i microgialli. Grazie zop, mi diverto un mondo!)

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sabato, maggio 27, 2006

la mia new york in bianco e nero

giocatori di scacchi a Bryant Park

(foto akio, giugno 2000)

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venerdì, maggio 26, 2006

Quino e la sua Mafalda

Susanita: quando leggo sulla cronaca nera tutti i misfatti degli altri… Quanto buona mi sento IO!

Mafalda: Fai male, Susanita. Non bisogna mai paragonarsi con quelli che sono peggiori di noi, ma con quelli che sono migliori.

Susanita: ma và! Chi sarebbe capace di fare una carognata simile a sé stesso?

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giovedì, maggio 25, 2006

calvino

Appena girata la chiave nella toppa, Barbagallo si strappò il cappotto di dosso, la maglia, le scarpe, le mutande, e respirò beato, finalmente nudo. Si vide riflesso in una grande specchiera, gonfiò i muscoli, fece le flessioni. Non c’era riscaldamento e tirava un freddo cane, ma lui era propri soddisfatto. Allora cominciò a guardarsi intorno. Era andato a chiudersi nel magazzino di Fabrizia. Appese a un lungo attaccapanni c’erano tutte le pellicce in fila. Gli occhi del vecchio facchino brillarono di gioia. Pellicce! Cominciò a passare con la mano dall’una all’altra, come suonasse un’arpa; poi ci si strofinò con una spalla, con la faccia. C’erano visoni grigi e sornini, astrakan d’abbandonata morbidezza, volpi argentate con nuvole erbose, petit-gris e martore tenuissme e sfuggenti, bruni castori solidi e concilianti, lapin bonari e dignitosi, capretti bianchi pezzati dal secco fruscìo, leopardi dalla carezza abbrividente. Barbagallo s’accorse che stava sbattendo i denti dal freddo. Allora prese un giubbetto d’agnellone e se lo misurò: gli andava a pennello. Con una volpe si cinse i fianchi, girando la fulva coda come perizoma. poi s’intabarrò in una pelliccia di dig-dig che doveva essere fatta per una donna cannone, tanto morbidamente riusciva a avvilupparlo. Trovò anche un paio di stivaletti foderati di castoro, e poi un bel colbacco: stava proprio bene, ancora il manicotto ed ecco, è a posto. S crogiolò davanti allo specchio per un pezzo: non riusciva più a distinguere cos’era barba e cos’era pelo d’animale. L’attaccapanni era ancora gremito di pellicce. Barbagallo le buttò in terra una ad una finchè non ebbe sotto di sè un letto ampio e soffice da sprofondarci dentro. Allora si distese e si fece cascare addosso tutte le pellcce che restavano, a valanga. C’era un caldo che era un peccato addormentarsi tant’era delizioso crogiolarcisi, ma il vecchio facchino resistette poco e sprofondò in un sereno sonno senza sogni.

Italo Calvino dal racconto Desiderio in novembre

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mercoledì, maggio 24, 2006

podcast letterario

ovvero, a passeggio con la letteratura

anche la casa editrice minimum fax ha attivato una sezione podcast. Quello che vi propongo è un racconto di Valeria Parrella intitolato “Quello che non ricordo più” tratto dal libro mosca più balena

se lo volete scaricare la via più breve è di andare direttamente sulla sezione podcast scendere fino al brano della Parrella e sull’icona “ascolta il racconto” fare click destro del mouse e poi “salva oggetto con nome”.

peso del file: mp3 da 7,111 MB

durata del brano: 17 minuti e 20 secondi

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martedì, maggio 23, 2006

omaggio a… sir Arthur Conan Doyle

ieri Google si è vestito da Sherlock Holmes per celebrare la nascita di sir Arthur Conan Doyle (22 maggio 1859). Un omaggio gradito da chi, come me, ama le avventure del signor Holmes.

a sinistra il busto di Sherlock Holmes nel museo di Baker Street (foto akio, dicembre 2004) e a destra papà Conan Doyle. Ma visto che ci sono ci metto pure una sacrosanta contaminazione di generi letterari ringraziando mosette per lo snoopy detective che mi ha mandato.

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lunedì, maggio 22, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Sally: Una gita? Domani? Oh, odio le gite… sto sempre male sul torpedone… che bisogno c’è di fare delle gite? Perchè non possiamo starcene a scuola a fare i fatti nostri? Perchè dobbiamo disturbare il mondo esterno?

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domenica, maggio 21, 2006

il mio microgiallo da sms

Cadde sotto i colpi avvelenati sparati con la cerbottana dall’amico d’infanzia. Dopo quarant’anni rivoleva le sue biglie colorate.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, maggio 20, 2006

senza musica

Raf

Dimentica

Luoghi inviolabili della memoria

Soltanto gli orli un po’ sfocati ma così indissolubili

e così troppo intensi da dirsi

dimentica quello che è stato comunque non ritornerà

dimentica le mie parole se puoi perdonaci

non sempre c’è un lieto fine

dimentica l’amore forse anche il dolore passerà

dimentica le cose belle e tutto il male sai di colpo sparirà

ovunque io sarò comunque mi resterà qualcosa di te

forse attimi ma eterni

dimentica tutti quei giorni perché l’amore è fisico

gli addio e i ritorni era una storia che viveva in bilico

un sentimento così forte che spesso passa il limite

non vuoi lasciarlo andare perché infondo sai che non ti lascerà

dimentica il dolore forse l’amore ti ripagherà

dimentica tu fallo per me che ancora non so dimenticare te

dimentica perché io ancora non so dimenticare dimenticare.

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venerdì, maggio 19, 2006

il post di Totò

Ognuno ha la faccia che ha, ma qualche volta si esagera.

Antonio de Curtis in arte Totò

dal film I tartassati

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giovedì, maggio 18, 2006

ipse dixit

Parlare con i cani e i fantasmi è uno dei motivi (e delle speranze) per cui si legge un libro, o lo si scrive.

Stefano Benni

da Stilos del 5 luglio 2005

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mercoledì, maggio 17, 2006

il brano

Publio Cornelio Tacito, Il crollo da Historiae, libro primo

Molti storici, nel ricordare le vicende di Roma lungo gli ottocentoventi anni dopo la sua fondazione ne hanno parlato con eloquenza pari al loro spirito di libertà; ma dal tempo della battaglia di Azio, quando, nell’interesse della pace, convenne consegnare tutto il potere a un’unica persona, talenti come quelli sono scomparsi. Da allora mille sono stati i modi di calpestare la verità: prima il disinteresse per la realtà politica, come cosa estranea; poi la corsa all’adulazione e, per converso, l’odio verso i dominatori. Nei due casi, tra avversione e servilismo, l’indifferenza verso i posteri. Ma è facile rifiutare la cortigianeria di uno storico, mentre la calunnia prodotta dall’astio trova orecchie ben disposte: perché l’adulazione implica la pesante taccia di servilismo, nella maldicenza, invece, si profila un falso aspetto di libertà. Quanto a me, non ho conosciuto Galba, Otone e Vitellio: quindi né benefici né offese. La carriera politica, iniziata con Vespasiano e continuata con Tito, l’ho proseguita sotto Domiziano, non lo nego. Ma chi professa una fedeltà incorrotta al vero, deve parlare di tutti senza amore di parte né odio. Riservo per la vecchiaia, se la vita vorrà bastare, il principato del divo Nerva e l’impero di Traiano, tema più stimolante e più sicuro: fortuna singolare del presente, in cui siamo liberi di pensare come vogliamo e di dire quel che si pensa. Metto mano a un lavoro denso di eventi, tremendo per gli scontri in armi, lacerato da rivolte, tragico perfino nella pace. Quattro prìncipi eliminati col ferro, tre guerre civili, parecchie esterne e per lo più fra loro connesse; successi in Oriente, situazione compromessa in Occidente: l’Illirico in piena confusione, le Gallie inclini al tradimento, la Britannia conquistata ma subito abbandonata, gli attacchi subìti da Sarmati e Svevi, il prestigio dei Daci cresciuto per i rovesci inflittici e da loro patiti, anche i Parti sull’orlo della guerra per l’impostura di un falso Nerone. E poi l’Italia afflitta da disastri mai accaduti o ricomparsi dopo lungo giro di generazioni: città della fertile costa campana inghiottite o sepolte, Roma devastata da incendi e quindi crolli di antichissimi templi e anche il Campidoglio bruciato da mani di cittadini; profanazione di riti, scandali ad alto livello; confinati politici in ogni mare, coperti di sangue gli scogli. Proprio a Roma la crudeltà più violenta: delitto l’essere nobili, ricchi e potenti per cariche ricoperte o semplicemente rifiutate; e alla virtù, come premio garantito, la morte. Più offensive dei delitti le ricompense ai delatori: alcuni arraffavano quale bottino cariche sacerdotali e consolati, altri governi di province e potere politico nella capitale, tutto scardinando per odio e paura. Corrotti gli schiavi contro i padroni, contro i patroni i liberti, e per chi non avesse nemici, c’era un amico a colpirlo. Sterile di virtù quest’età, eppure non fino al segno da non portare alla luce anche scelte di nobile ardimento: madri al seguito di figli profughi, spose vicine ai mariti nel confino, congiunti capaci di coraggio, generi non disposti a piegarsi, schiavi arroccati nella loro fedeltà anche di fronte alla tortura, uomini di primo piano costretti a subire l’estremo supplizio, e questo affrontato con grande dignità, all’altezza delle più celebrate morti del passato. E oltre a questa eterogenea somma di umane vicende, i prodigi del cielo e della terra, l’avvertimento dei fulmini e i presagi del futuro, lieti e tristi, misteriosi ed evidenti; e mai al popolo romano con più atroci calamità e con segni più pertinenti venne confermato che gli dèi non attendevano alla nostra salvezza, bensì al nostro castigo. Ma prima di affrontare l’argomento propostomi, non sarà male tornare d’un passo alla situazione di Roma, agli umori degli eserciti, all’atteggiamento delle province, alle realtà malate e sane esistenti nel mondo, per riuscire non solo a conoscere il seguito dei fatti, tanto spesso fortuiti, ma a capirne anche l’interno nesso e la genesi. Se la fine di Nerone s’era risolta, sul momento, in una esplosione di gioia, aveva provocato reazioni diverse, non solo a Roma fra i senatori, il popolo e i soldati della guarnigione, ma in tutte le legioni e nei loro comandanti: era adesso consapevolezza diffusa un principio del potere finora segreto, che si poteva diventare imperatori anche fuori di Roma. Felici i senatori per la libertà ritrovata di colpo, e tanto più esplicita la gioia perché rapportata a un principe nuovo e lontano; quasi analoga l’esultanza dei cavalieri più in vista; la parte sana del popolo, legata alle maggiori famiglie, i clienti e i liberti dei condannati politici e degli esuli tornavano a sperare; sconsolata invece e avida di ogni chiacchiera la plebaglia, quella di casa al circo o nei teatri, e con lei la feccia degli schiavi, insieme a quanti, dilapidati i propri averi, si cibavano delle sozzure di Nerone.

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martedì, maggio 16, 2006

la pinacoteca impossibile

Gino Severini

autore: Gino Severini

titolo: Primavera a Montmatre

anno: 1909

tecnica: olio su tela; 72 x 60

proprietà: collezione privata

ps. e pensare che io quella scalinata l’ho interpretata così

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lunedì, maggio 15, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Lucy: Ho sempre desiderato essere figlia unica… me la passavo così bene fino a che non sei arrivato tu… i fratelli minori rovinano ogni cosa… sono noiosi e rompiscatole…

Linus: perchè mi dici queste cose?

Lucy: non c’è niente di buono in tv!

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domenica, maggio 14, 2006

il mio microgiallo da sms

Lo sparo risuonò nella galleria buia. All’uscita, l’assassino si voltò ed ebbe un ultimo pensiero per la vittima: “Se solo non ti fossi scordato la torcia”.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, maggio 13, 2006

succede sul web

Alessandro Baricco sta scrivendo un libro a puntate su repubblica.it; non è un romanzo ma “un tentativo: di pensare: scrivendo”. Vi lascio l’incipit della prima puntata.

Non sembra, ma questo è un libro. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto scriverne uno, a puntate, sul giornale, in mezzo alle frattaglie di mondo che quotidianamente passano da lì. Mi attirava la fragilità della cosa: è come scrivere allo scoperto, in piedi su un torrione, tutti che ti guardano e il vento che tira, tutti che passano, pieni di cose da fare. E tu lì senza poter correggere, tornare indietro, ridisegnare la scaletta. Come viene, viene. E, il giorno dopo, involtolare insalata, o diventare il cappello di un imbianchino. Ammesso che se li facciano ancora, i cappelli, col giornale – come barchette sul litorale delle loro facce.

Ogni tanto, e mica solo nel lavoro, ci si va a cercare una qualche indigenza. Ed è probabilmente un modo di recuperare una qualche autenticità.

Comunque non vorrei creare false aspettative, quindi chiarisco che non è un romanzo. Il romanzo a puntate, quello non mi attira per niente. Per cui sarà un saggio, nel senso letterale del termine, cioè un tentativo: di pensare: scrivendo. Ci sono alcune cose che mi va di capire, a proposito di quel che sta succedendo qui intorno. Per “qui intorno” intendo la sottilissima porzione di mondo in cui mi muovo io: persone che hanno studiato, persone che stanno studiando, narratori, gente di spettacolo, intellettuali, cose così. Un mondaccio, per molti versi, ma alla fine è lì che le idee pascolano, ed è lì che sono stato seminato.

continua a leggere…

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venerdì, maggio 12, 2006

Bill Watterson ed i suoi Calvin and Hobbes

Calvin: non riusciamo a capire le reali cause degli avvenimenti. La storia è una cosa che abbiamo inventato per persuaderci che gli avvenimenti si possono conoscere e che la vita ha un ordine e una direzione. Ecco perché gli avvenimenti vengono continuamente reinterpretati. Ci occorrono nuove versioni della storia per giustificare i nostri pregiudizi correnti.

Hobbes: e quindi cosa stai scrivendo?

Calvin: un’autobiografia revisionista.

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giovedì, maggio 11, 2006

un pò di emily

Nessun romanzo in vendita

assorbe un uomo quanto

abbeverarsi

al suo personale -

la finzione fa questo – diluisce

fino a farlo plausibile

il nostro romanzo – se è ristretto

abbastanza

da far credere che – non è vero!

Emily Dickinson

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mercoledì, maggio 10, 2006

la curiosità

sul sito della fondazione Nobel nella sezione educational dei premi Nobel per la letteratura, si può compilare una scheda con un proprio commento ai libri dei premi nobel. Vi accoglie questa fanciulla che vi chiede: hai letto qualche libro di un premio nobel? Raccontaci il tuo preferito.

Beh, rispolverate il vostro inglese scritto e buttate giù un commento. Non è una cosa divertente finire a commentare un premio nobel sul sito dei premi nobel? Io lo trovo divertente (ma ancora non l’ho fatto).

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martedì, maggio 09, 2006

saltapagina

La stanza del Vescovo di Piero Chiara (Oscar Mondadori)

***

Il signore che mi guardava dall’alto del molo, appoggiato come un capitano di nave alla sbarra di ferro del parapetto, non poteva tuttavia venir assegnato a nessuna di quelle categorie di scontenti del lago che si accorgono, troppo tardi, di aver sbagliato scelta. Aveva l’aria di starci con gusto nel paese e di godere il silenzio che aveva alle spalle, dove le poche case lungo la riva, il ristorante, la tabaccheria e il botteghino sempre chiuso della Navigazione parevano dipinti su un telone, tanto erano privi di vita e di un qualsivoglia movimento di persone o di merci. Dietro le case, una parete di lauri, magnolie, pini, acacie, canfore, e più sopra castagni e querce, incombeva sull’acqua dove stavo trafficando, rendendola cupa e verde come il fondo di uno stagno. Sempre sotto lo sguardo pacifico del terraiolo che stava affacciato al parapetto, tirai sopra la barca il telo impermeabile col quale la coprivo di notte, poi feci forza sul cavo di ormeggio per approssimarmi con la poppa al terrapieno del porto. Mollai il cavo e con un salto fui a terra.

***

La villa era a qualche minuto di strada, nascosta da un parco rigoglioso. Su uno dei pilastri del cancello lessi, scritte in nero, le parole: Villa Cleofe. Prima di presentarmi la moglie, mi fece fare il giro dei viali. Notai che la costruzione aveva incorporata una darsena con a fianco un piccolo porto. Mi fermai a studiare quelle opere e a misurarle con l’occhio. Il dottor Orimbelli dovette capire la ragione del mio interesse, perchè quasi rispondendo a una richiesta che mi sarei guardato bene dall’avanzare, disse: “Sicuro. Se passando di qui vuol ricoverare per la notte la sua barca nella nostra darsena, approfitti pure. E’ vuota”.

***

La cognata, vedova d’un fratello della signora, pareva invece contenta di avere un pò di compagnia a tavola. Era una giovane donna prosperosa, bionda, pallida, con gli occhi grandi e innocenti, un pò flaccida all’apparenza, ma ben piantata sopra un torso a fuso dal quale proprompevano, sotto il velo di chiffon che la paludava, due seni da battaglia, a popone per colpa di un reggipetto mal sagomato, ma una volta liberi certamente a pera spadona, da tanto che s’impennavano quando alzava il busto per bere e per dar fiato ai polmoni. Un fiore di magnolia, pensai, una tuberosa grassa e delicata, con chissà quale bulbo nascosto. Un pò linfatica forse, con una bocca dolce-amara e lo sguardo atterrito, ma per vaghezza, o per finto timore di quei nemici che dovevano essere diventati per lei gli uomini, dopo la perdita certo crudele e precoce dell’unico e insostituibile che le era toccato.

***

La Tinca mi aspettava immobile nelle acque ferme del porto. M’infila sotto coperta senza neppure accendere il lume a petrolio e cinque minuti dopo dormivo. L’indomani, prima delle otto avevo già alzato le vele. Sfilai davanti a Villa Cleofe per prendere il largo e vidi che tutte le finestre verso il lago erano ancora chiuse. Ero passato chissà quante volte in barca davanti a quelle villa senza farci caso, come davanti a tante altre, grandi e piccole, che si spingono coi loro parchi nel lago, sull’una e sull’altra sponda. Vecchie, signorili dimre, coi giardini gonfi di verzura, le darsene coperte di glicini o di viti del Canadà, tutte con le facciate verso il lago, la gran parte chiuse e silenziose. “Quanti amori” pensai “quante vicende dietro quelle nobili fronti”. E diedi volta alle vele, per cogliere il primo soffio di tramontana che sbucava dal promontorio di Cannero.

***

Ero entrato così addentro nei loro interessi quella sera, che quando il dottor Orimbelli mi propose di dormire in casa, sua moglie non si mostrò per nulla sorpresa. “Naturalmente!” disse. “Non vorrai mandarlo a dormire in barca, nella darsena?”. “Allora lo mettiamo nella stanza del Vescovo” disse lui. E terminata la serata con un bicchierino di chartreuse, mi accompagnò al primo piano, dove aprì la terza porta a destra, accese la luce e mi introdusse in una camera tappezzata di rosso, con un baldacchino di legno dorato sospeso al soffitto, dal quale scendevano a circondare il letto dei tendaggi di broccato dello stesso colore della tappezzeria. Ai piedi del letto posava un baule bianco tutto incerchionato e col coperchio a botte, sul quale si vedevano, stampate in nero, lettere T.M.O. “Il Vescovo?” domandai indicando quelle tre lettere. “No. E’ il mio baule. Mi segue da quando andai all’Università. E’ stato in tutta Europa, e naturalmente in Africa. Mi chiamo Temistocle Mario Orimbelli” disse puntando il dito verso le iniziali. “E il Vescovo? Cosa c’entra?”.

***

Dopopranzo, al caffè, e versandomi l’ammazza caffè, come chiamava il grappino, l’Orimbelli mi domandò se nel pomeriggo l’avrei portato volentieri con me in una veleggiata, una cosa d’un paio d’ore, tanto per capire quel che c’era di bello nell’andare a vela.

***

A notte fatta, tornando lentamente a Cerro per dormire in barca, camminavo di fianco all’Orimbelli che era silenzioso e assorto. D’un tratto mi venne fatto di dirgli qualche cosa che avevo in corpo dal giorno prima: “Dottore, lei non fa complimenti: un pò di giorni or sono a Stresa, Charlotte, ieri a Baveno, Milena… Lei mangia regolarmente nel mio piatto”. Non negò.

***

Da quasi due mesi andavano schiumando il lago con varia fortuna, e le ultime crociere ci avevano tenuto lontani da Villa Cleofe più di una settimana. “Sarebbe ora” disse l’Orimbelli “di tornare a casa, se no ci perdono di forza”. L’immagine di Villa Cleofe, con la signora Matilde, la cucina raffinata e la stanza del Vescovo mi parve, a quelle parole, una mèta meravigliosa. Tanto che voltai la prua verso Oggebbio senza neppure far caso al vento.

***

Vestita di piquet bianco e con un foulard blu sulla testa, il pomeriggio del giorno dopo venne a bordo. Nel darmi il braccio, mentre scendeva nella barca, perse l’equilibrio e si appoggiò con n sospiro contro il mio fianco. Mi bastò per capire di che pasta fosse fatta, di fuori e anche di dentro, perchè mi accorsi che di quel contatto accidentale aveva fatto tesoro, come di un primo frutto della nuova vita che forse si era decisa a cominciare.

***

L’inverno sul lago è dolcissimo, specialmente sulla sponda piemontese, che resta verde tutto l’anno. Ma la sera scende presto e non si poteva far altro, in quegli anni, ch chiudersi in casa davanti ai camini a leggere, a conversare, a centellinare qualche vecchia bottiglia o semplicemente a guardare il fuoco. Chi ha passato anche un solo inverno sul lago, in villa, sa quanta pace e quanta noia è possibile distillare ogni giorno. Lo spettacolo delle acque che diventano d’un azzurro d’acciaio e poi color piombo sotto le piogge invernali, la neve che compare sui monti, il sorgere e il tramontare del sole quando è bel tempo, il passaggio dei battelli, le giornate di vento che non mancano mai, il fiorire dei crisantemi, delle mimose, delle camelie e poi finalmente delle azalee, segna il passare della stagione. Dietro i vetri, tra i vecchi mobili dell’età delle ville, i pochi rimasti ad abitarle vedono passare il tempo come a nessuno è possibile nelle città e nei palazzi. Così vissi i mesi di quell’inverno, con l’Orimbelli e Matilde, e in più la triste compagnia di un’ombra che non si riusciva ad allontanare e che verso marzo, quando cominciarono le giornate di vento, pareva servirsi d’ogni raffica per insinuarsi dentro il suo antico possesso.

***

“Si” disse parlando con se stesso “torna la primavera. Ma non l’amore. perchè l’amore è un miraggio, un inganno, che dopo averci attirati sulla soglia d’un meraviglioso giardino si dissolve, scompare e ci lascia nel buio”.

***

Camminavo, nella bella mattinata estiva, lungo i muri delle ville, dentro e fuori dall’ombra dei parchi, guardando in basso i barbagli del lago ad ogni insenatura e poi l’altra sponda, nera nel controluce. Nei tratti battuti dal sole mi investiva l’odre delle felci e delle erbe che parevano prorompere dal fianco della montagna, tagliata quasi a picco sul lago e gonfia di verde. Nei tratti d’ombra, al riparo dei cedri, delle canfore o delle magnolie, sentivo il rumore dei miei passi sull’asfalto, davanti alle soglie dei cancelli o delle porticine ammuffite e sempre chiuse che interrompevano i muri di cinta delle ville. Non avevo pensieri, e mi pareva di essere un viandante abituato alle lunghe camminate e sicuro d’arrivare ogni giorno a qualche tavola d’osteria e a qualche letto, sempre pronto per chi non ha casa e va per il mondo, sempre praticabile e qualche volta addirittura benigno.

***

Mi sembrò a quella vista che la grande barca del signor Kauffmann, apparsa come una visione, fosse passata per dirmi che la vita è un misterioso viaggio e che era tempo per me di riprendere la strada e passare ad altri capi, ad altri porti.

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lunedì, maggio 08, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Snoopy è alla sua macchina da scrivere

Tesoro mio, è tanto tempo che non ti vedo. Sei sempre la stessa? Ti mando la mia ultima fotografia. Se non sei più carina come una volta, rimandamela.

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venerdì, maggio 05, 2006

questo fine settimana splinder lancerà la nuova versione con i relativi problemi di accesso ai blog. Torno lunedì.

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Reg Smythe ed il suo ANDY CAPP

Flo: è inutile… non possiamo continuare così!

Andy: cosa vuoi dire con… non possiamo andare avanti così? Parla per te e basta… IO posso!

Flo: si può sempre contare su di lui per screditare qualsiasi tesi.

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giovedì, maggio 04, 2006

londra: sguardi digitali

underground

(foto akio, dicembre 2004)

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mercoledì, maggio 03, 2006

podcast letterario

ovvero a passeggio con la letteratura

la casa editrice inglese Penguin (quella dei famosi tascabili) ha attivato un blog dedicato al podcast. Il Penguin Podcast propone brani tratti dai loro libri e interviste ai loro autori (in inglese, ottimo per ripassare un po’ la lingua). Oggi vi segnalo un brano poco letterario (ma utile) tratto da una guida di Londra. Un itinerario da fare a piedi nel London’s Southbank con partenza da Westminster Bridge.

potete scaricarlo da qui

peso del file: mp3 da 8,47 MB

durata del brano: 18 minuti e 30 secondi

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martedì, maggio 02, 2006

la perla sul web

Fernanda Pivano

L’energia vitale del vecchio Miller

Ricorre quest’anno il centenario della nascita di Henry Miller, l’eroe della narrativa erotica americana morto a 89 anni nel 1980, quasi immobilizzato ma ancora al centro di situazioni sessuali e scandalistiche: il matrimonio (bianco) celebrato a 75 anni con una giapponese di 27 che gli ispirò Insomnia, la storia di Brenda Venus che gli permise una focosa vita di immaginazione sessuale, sfruttata poi conla pubblicazione (Dear, dear Brenda) delle lettere d’amore dello scrittore (ansioso, è stato detto, di rivaleggiare conla longevità sessuale per esempio di Chaplin, Casals e Picasso) alla signora della Pennsylvania che per quarant’anni si fece fotografare nuda per lui in pose pornografiche.

Sono fatti che hanno riempito le cronache letterarie mentre Miller sopravviveva alla sua leggenda iniziata negli anni Trenta a Parigi dove campava di espedienti sognando invano di veder pubblicato il suo Tropico del Cancro, poi finanziato da Anais Nin nel 1934, ma vietato in America fino al 1961, quando vendette 40mila copie il primo giorno che fu in libreria.

Fino allora il libro era circolato in francese incantando i lettori trasgressivi per l’esplosione di energia vitale, la joie de vivre di dimensioni epiche, il sesso vissuto come forza primordiale, l’esistenza riportata alla sua realtà archetipa, il linguaggio immerso nella promiscuità della strada. Divenne famosa una frase di Miller ora citata un po’ dappertutto e ripresa dalle prime pagine del Tropico del cancro: “Non ho denaro, né risorse, né speranze. Sono l’uomo più felice del mondo”.

Incantò molti di noi. Mentre per celebrare il centenario escono il suo terzo romanzo Crazy Cock, firmato a suo tempo dall’ambigua moglie June, e le biografie di Robert Ferguson e di Mary Ferguson (…), ricordo la mia sconsiderata idea di scriverne una io: un’idea che mi condusse a iniziare una corrispondenza con Miller.

Era il 1953, pochi scrittori furono così gentili con me. Miller mi rispose con lettere bellissime, da grande saggio e da grande poeta, ricche non soltanto delle notizie che gli chiedevo ma soprattutto di piccoli segni della sua filosofia e della sua leggendaria umanità. Il 9 aprile 1953, dopo avere escluso di venire a Milano perché “ci sarebbe stata, come a Parigi, troppa gente, interviste, parole, parole. Voglio un po’ di pace calma, un tocco di natura. La vita di una celebrità mi annoia”, concluse la lettera forse ricordando il suo pseudo tentativo di suicidio del 1926: “Non è bene suicidarsi: si dovrebbe in ogni caso ritornare sulla terra. La vita non è solo cattiva, è anche buona, e c’è solo la vita”.

L’undici novembre 1953 rifiutò un po’ di denaro con cui volevo rimborsagli due libri che mi aveva mandato, e scrisse: “No, non denaro, anche se non ne abbiamo mai abbastanza; ma poi, a chi non succede? Non si vive di denaro ma di fede: di miracoli”. Il 28 settembre1953 quasi mi confidò: “Ho cercato di esporre la mia vita pienamente e senza riserve. Nexus concluderà i romanzi autobiografici. Poi entrerò forse nel silenzio, , praticherò lo zen e mi ritirerò in cima alle montagne”.

Non si ritirò mai sulle montagne, naturalmente: quando affondò nella vita domestica, con la bella, intelligente, elegantissima Eve McClure sua quarta moglie, si lasciò sedurre dalla cameriera di un ristorante e la porto con sé in Europa. L’undici maggio 1960 mi scrisse: “Verrò a Milano all’inizio di Giugno con unc amic (entre nous)”.

Infatti arrivò con Cryl Hill, ospite di Inge Feltrinelli: Eve gli aveva appena scritto a Cannes chiedendogli il divorzio e Miller si era appena innamorato di Renate Gerhardt, che aveva trent’anni meno di lui e si fece dare 30mila dollari per finanziare la sua casa editrice.

I tempi della bohéme erano finiti e anche i tempi degli entusiasmi polemici che nel 1931, in piena voga di manifesti letterari (dadaismo, surrealismo, e così via) lo avevano condotto a formulare con Alfred Perles il suo Nuovo Istintivismo, 35 pagine quasi parodia che proclamavano in un linguaggio dissacrante la necessità della ribellione e si presentavano come antidoto all’intellettualismo impersonato per esempio da Joyce e dalla Stein.

Il pieno successo letterario ed economico, tra un processo per oscenità e l’altro, cominciarono negli anni ’60, e gli anni ’70 gli videro conferire la Legion d’onore francese mentre nel 1979 assisteremo alla sua campagna per ottenere il premio Nobel (che venne assegnato a Isaac B. Singer).

Ormai i critici lo prendevano sul serio, gli chiedevano quali autori lo avessero influenzato: dopo aver elencato a suo tempo Balzac, Céline, e Gide, Miller, elencò diciassette anni dopo Lao Tzu, Rabelais, Nietzsche, Whitman, Proust, Dostoevskij; ma per lo più le recensioni continuavano a parlare dell’uomo più che dei libri: pur essendo ormai un autore internazionalmente famoso continuava ad essere soprattutto un personaggio di culto. Quando gli parlavano della pornografia nei suoi libri scuoteva la testa sorpreso; l’ho visto arrossire una volta che raccontarono davanti a lui una barzelletta “sporca”.

A differenza da quanto ormai facevano i critici di Miller non si prese mai molto sul serio, fedele al suo vecchio Manifesto e nonostante da giovane sognasse di “lasciare un segno nel mondo”.

Nel melanconico saggio intitolato Entrando negli 80 anni, ha scritto: “Quando guardo la mia vita, che è stata piena di momenti tragici, la vedo più come una commedia che come una tragedia”.

(articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 29 luglio 1991 ripreso dal sito feltrinelli.it )

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lunedì, maggio 01, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Sally: sono appena tornata da un altro stupendo concerto per piccolissimi… Molto divertente!

Charlie Brown: qual’è stata la cosa migliore?

Sally: Il crollo del portasciugamano nel gabinetto delle donne!

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giovedì, giugno 29, 2006

mi prendo qualche giorno di pausa. Torno lunedì. Ciao.

Bill Watterson ed i suoi Calvin and Hobbes

Calvin: Buone notizie! Intendo fondare un club segreto e tu ne sarai socio!

Hobbes: Caspita!

Calvin: Sarà forte! Avremo nomi segreti. Un codice segreto, un saluto segreto… avremo una sede segreta e faremo cose segretissime!

Hobbes: Perchè tutta questa segretezza?

Calvin: La gente ti considera di più quando pensa che trami qualcosa.

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mercoledì, giugno 28, 2006

londra: sguardi digitali

pimlico library

(foto akio, dicembre 2004)

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martedì, giugno 27, 2006

il brano

Joanne Harris da Profumi, giochi e cuori infranti (Garzanti editore)

Di norma non riceviamo molte visite. Io sono una dei fortunati: mio figlio Tom viene ogni due settimane con le mie riviste e un mazzo di crochi, gli ultimi erano gialli, e tutte le notizie che pensa non mi addoloreranno. Ma non è un gran conversatore. Allora, Mamma, sei in forma? e qualche commento sul giardino sono più o meno le cose che riesce a dire, ma è buono. Quanto a Hope, è stata qui cinque anni, perfino più a lungo di me, e non ha ancora ricevuto una visita. Il Natale scorso le ho dato una delle mie scatole di cioccolatini e le ho raccontato che era da parte di sua figlia, che sta in California. Mi ha fatto uno dei suoi sorrisini sardonici.

“Se è da parte di Priscilla, dolcezza”, ha detto decisa, “allora tu sei Ginger Rogers.”

Sono scoppiata a ridere. Sto su una sedia a rotelle da vent’anni, l’ultima volta in cui ho ballato è stata poco prima che gli uomini smettessero di portare il cappello. Però ce la caviamo. Hope mi spinge in giro sulla carrozzina, e io la guido. Non che qui ci sia da guidare poi tanto, per andarsene in giro basta servirsi delle rampe. Ma alle infermiere piace che ci arrangiamo da sole. Il che coincide con la loro etica del Non sprecare, Non chiedere. E, ovviamente, io leggo per lei. Hope ama le storie. In effetti è stata lei a spingermi a leggere. Ci siamo concesse Cime tempestose, Orgoglio e pregiudizio e Il Dottor Zivago. Qui non ci sono tanti libri, ma il furgoncino della biblioteca passa ogni quattro settimane, e mandiamo fuori Lucy a prenderci qualcosa di bello. Lucy è una studentessa universitaria che sta facendo uno stage, così saprà cosa scegliere. Però Hope era furibonda quando non ci ha voluto dare Lolita. Lucy pensava che non fosse adatto a noi.

“Uno dei più grandi scrittori del xx secolo, e lei ha pensato che non fosse adatto a noi!” Hope ha insegnato a Cambridge, e a volte ha ancora il tono nasale da professoressa, la voce imperiosa. Ma vedevo che Lucy non ci stava ascoltando davvero. A volte assumono quell’aria, anche le più intelligenti, quel sorriso da maestra d’asilo che vuol dire Dai retta a me. Dai retta a me, tu sei vecchia. È da capo la solfa del budino di riso, mi dice Hope. Budino di riso per l’anima.

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lunedì, giugno 26, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Lucy: Pensi che se due persone amano la stessa cosa, questo possa avvicinarli fra loro?

Schroeder: Certo… prendi la musica classica, per esempio… due persone che avessero in comune una passione per Beethoven, potrebbero diventare molto intime…

Lucy: e la Tv?

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domenica, giugno 25, 2006

il mio microgiallo da sms

Il dentista umorista non ebbe scampo. Il paziente girò il trapano e gli trafisse il cuore. La battuta su quelli senza barca non faceva ridere.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, giugno 24, 2006

ipse dixit

Al saggio tutta la Terra è aperta, perchè patria di un’anima bella è il mondo intero.

Democrito

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venerdì, giugno 23, 2006

il club di Groucho

(ovvero non mi interessa far parte di un club che mi accetta fra i suoi membri)

Caro signor White,

dato che la sua professione è scrivere, non mi aspetto che lei continui questa corrispondenza, ma dovevo farle sapere quanto mi ha riempito di gioia leggere che il libro le è piaciuto e che lei e sua moglie guardate anche il mio show televisivo.

Mi rincresce di assomigliare a Raymond Duncan ai suoi occhi, ma d’altra parte, se questo è vero, dovrà ammettere che anche lui assomiglia a me.

Non è facile scrivere neppure un bigliettino a un uomo che ha appena pubblicato un libro sui tranelli della lingua inglese. Capirà, io scrivo a orecchio. Ho provato a scrivere a macchina, ma l’ho trovata troppo poco maneggevole. Poi ho provato a dettare alla mia segreteria, ma dopo qualche mese di vani tentativi mi sono reso conto che era troppo poco maneggevole anche lei.

Nella speranza che questi elogi non la imbarazzino troppo, mi firmo

cordialmente,

suo Groucho Marx

Groucho Marx da Le lettere di Groucho Marx (Adelphi ed. traduzione Davide Tortorella)

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giovedì, giugno 22, 2006

la perla sul web

E’ tempo di esami di maturità e per chi come me l’ha fatta quando internet era fantascienza, è difficile non fantasticare sul mare di possibilità che la rete offre allo studente che sappia coglierle. Sul sito dell’editore Feltrinelli c’è uno speciale intitolato: “I personaggi principali dei Promessi sposi”. Roba da far inorridire qualsiasi collezionista di Bignami. Taglio e incollo qui sotto per tutti i vecchi maturandi che leggeranno con un pò di sofferente nostalgia questi ritratti.

I personaggi principali dei Promessi sposi

don Abbondio, curato del paese, viene minacciato dai due “bravi” di don Rodrigo perché non celebri il matrimonio di Renzo e Lucia già fissato per il giorno seguente, trova scuse per non celebrare le nozze, poi si oppone al matrimonio a sorpresa nella “notte degli imbrogli”, deve andare a riprendere Lucia al castello dell’Innominato su ordine del cardinale Borromeo, al quale è costretto a spiegare in un celebre colloquio perché non abbia celebrato le nozze, alla fine sposa Renzo e Lucia

Agnese, madre di Lucia, suggerisce a Renzo e Lucia un matrimonio a sorpresa presentandosi con due testimoni da don Abbondio, accompagna Lucia in tutte le sue traversie, è ospite al castello dell’Innominato durante la peste

conte Attilio, cugino di don Rodrigo, partecipa al festino dove fra Cristoforo sopraggiunge per cercare di persuadere don Rodrigo a smettere di perseguitare Lucia, convince il conte zio a far trasferire fra Cristoforo a Rimini per qualche tempo

dottor Azzeccagarbugli, avvocato di Lecco cui Renzo si rivolge per consiglio, si rifiuta di assisterlo contro don Rodrigo

cardinale Federigo Borromeo, personaggio storico, provoca il pentimento e la conversione dell’Innominato, ingiunge a don Abbondio di recuperare Lucia al castello dell’Innominato e gli chiede conto della mancata celebrazione delle nozze

Bortolo, cugino di Renzo, di Bergamo, lo ospita quando Renzo è ricercato nel milanese

Cecilia, bambina morta di peste a Milano su cui piange la madre

Conte zio, fa trasferire fra Cristoforo a Rimini su richiesta del conte Attilio

fra Cristoforo, figlio di un ricco mercante, entrato nell’ordine dei Cappuccini, nel convento di Pescarenico, dopo aver ucciso un uomo in duello per espiare la sua colpa, cerca di convincere don Rodrigo a smettere di perseguitare Lucia, aiuta Lucia a trovar rifugio nel monastero di Monza per sfuggire ai “bravi” e Renzo a trovare accoglienza a Milano da un confratello, si prodiga al lazzaretto durante la peste, scioglie Lucia dal voto di castità, muore di peste

Egidio, nobilotto amante di Gertrude, su ordine dell’Innominato fa rapire Lucia dal monastero per conto di don Rodrigo

don Ferrante, dotto marito di donna Prassede, ospita Lucia a Milano durante la peste, muore di peste

Antonio Ferrer, personaggio storico, gran cancelliere dello Stato di Milano, sotto la cui amministrazione scoppia la rivolta del pane

Gertrude, figlia di un principe milanese, monacata a forza dai suoi, diventa la monaca di Monza, ha da tempo una relazione amorosa con Egidio ed è colpevole dell’uccisione di una conversa, accoglie Lucia nel monastero (è “la sventurata”) e in seguito la consegna ai “bravi” dell’Innominato

Gervaso, fratello di Tonio, scelto da Renzo come testimone per il matrimonio a sorpresa

Griso, capo dei “bravi” di don Rodrigo incaricato dal suo signore di rapire Lucia, scopre la fuga di Lucia a Monza e di Renzo a Milano, tradisce don Rodrigo malato di peste e lo consegna ai monatti

l’Innominato, nobile mai citato con il suo nome nelle cronache, fa rapire Lucia dal monastero per conto di don Rodrigo, afflitto da rimorsi alla vista dell’ingiusta sorte di Lucia, medita il suicidio, poi si pente e si reca a colloquio con il cardinale Borromeo in visita pastorale a Monza, libera la giovane e le dà una dote, accoglie tra gli altri don Abbondio, Perpetua e Agnese nel suo castello durante la calata dei lanzichenecchi

Lucia Mondella, sposa promessa di Renzo, aiutata da fra Cristoforo a fuggire dalla minaccia di don Rodrigo parte in barca di notte alla volta di Monza con la madre (“addio ai monti”), viene accolta nel monastero di Monza, fatta rapire grazie alla complicità di Gertrude e di Egidio, viene fatta prigioniera dal Nibbio e condotta al castello dell’Innominato, fa voto di castità alla Vergine se riuscirà a salvarsi, poi è liberata dall’Innominato, ospitata da donna Prassede e don Ferrante a Milano durante la calata dei lanzichenecchi e la peste, ricoverata al lazzaretto dove reincontra Renzo e dove fra Cristoforo la scioglie dal voto di castità, dopo la quarantena torna al paesello, alla fine sposa Renzo e si trasferisce con lui e Agnese a Bergamo

Nibbio, capo dei “bravi” dell’Innominato, si rivolge a Egidio perché convinca la monaca di Monza a consegnare Lucia

Padre provinciale dei Cappuccini, fa trasferire fra Cristoforo a Rimini su richiesta del conte zio

Perpetua, serva di don Abbondio, svela a Renzo la minaccia fatta a don Abbondio da parte di don Rodrigo, muore di peste

donna Prassede, moglie di don Ferrante, a cui viene affidata Lucia dall’Innominato dopo il suo pentimento, muore di peste

Principe, padre di Gertrude, costringe la figlia alla monacazione

Renzo Tramaglino, sposo promesso di Lucia, scopre da Perpetua la minaccia fatta a don Abbondio da don Rodrigo, tenta di sposarsi con Lucia a sorpresa su suggerimento di Agnese, con l’aiuto di fra Cristoforo parte di notte in barca e si rifugia a Milano dove partecipa ai tumulti per la carestia, fa un discorso in pubblico sull’ingiustizia dei potenti, viene fatto ubriacare da uno sbirro che lo arresta perché lo scambia per un capo della sommossa, poi liberato a furor di popolo si rifugia a Bergamo dal cugino Bortolo, scopre il voto di castità della promessa sposa, torna a Milano a cercare Lucia, la trova al lazzaretto, assieme a fra Cristoforo e a don Rodrigo morente, alla fine sposa Lucia e si trasferisce con lei e Agnese a Bergamo

don Rodrigo, signorotto locale che ostacola le nozze tra Renzo e Lucia perché incapricciato di Lucia, la fa rapire dal monastero di Monza, è colpito dalla peste, tradito dal Griso che lo consegna ai monatti, muore di peste

Tonio, fratello di Gervaso, scelto da Renzo come testimone per il matrimonio a sorpresa

dallo speciale “I personaggi principali dei Promessi sposi” sul sito feltrinelli.it

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mercoledì, giugno 21, 2006

la poesia

Alla finestra l’imbianchino cantava

e fischiettava Mignon e Carmen.

Lungo i muri imbiancati

Pareva bianco il raggio d’aprile.

In basso sul fondo del cortile solo

le piantine nei vasi

chiamavano nella polvere

le grandi foglie a ventaglio.

Presto il nostro cortile prenderà per me

il posto dei boschi e delle città,

mi è stato dato per sempre

questo paesaggio di gesso.

Come la barca al povero remo,

come al genio la follia,

come all’asino con la sua soma

il sentiero montano.

Nina Berberova

da Antologia personale Poesie 1921 – 1933 (Passigli editore)

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martedì, giugno 20, 2006

la mia new york in bianco e nero

FAO Schwarz

(foto akio, giugno 2000)

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lunedì, giugno 19, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Sally: Gran bel fratello maggiore che sei! Quel bulletto al parco giochi mi ha spinto a terra e tu non sei intervenuto! Anche se sapevi che poteva pestarti, saresti dovuto intervenire in mio aiuto!

Charlie Brown: Credo che sarei stato meglio come fratello minore.

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domenica, giugno 18, 2006

il mio microgiallo da sms

Il turista seduto al bar in via Veneto sa che è giunta la sua ora. Un ultimo sorso alla cola ghiacciata; socchiude gli occhi; chiede il conto.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, giugno 17, 2006

Reg Smythe ed il suo ANDY CAPP

Andy: C’è una cartolina di tuo cugino che è andato in Australia.

Flo: Bene, bene, bene! Dal cugino “troppo stupido per trovare l’Australia”, eh? Accetto le tue scuse.

Andy: La cartolina viene dalla Groenlandia.

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venerdì, giugno 16, 2006

a naso

ovvero 3 titoli che mi stuzzicano la lettura

1) Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon. E’ appena uscito nella versione super economica miti-Mondadori a 5 euro. Mi incuriosisce la figura di questo giovane affetto da autismo che, come il suo idolo Sherlock Holmes, indaga sulla morte del cane della vicina e finisce per scoprire delle verità che lo riguardano. Visto il prezzo, penso proprio che mi toglierò la curiosità e sarà uno dei miei libri dell’estate.

2) Parigi non muore mai di Enrique Vila-Matas. Mi attira l’ambientazione nella Parigi degli anni ’70. Un’ autobiografia che racconta l’ambiente letterario di quegli anni nella città letteraria per eccellenza. L’unica cosa che mi trattiene è il prezzo 16 euro (Feltrinelli ed.) anche perchè… il numero 3 è…

3) Un mondo battuto dal vento di Jack Kerouak. I diari dello scrittore dal 1947 al 1954. Ne ho letto ampi brani in libreria l’altra sera. E’ bellissimo. E’ come leggere un gran bel blog: c’è la sua vita, la sua attività di scrittore, i suoi amori, le sue celebri sbronze e tanto, tantissimo ancora. Vi lascio qui sotto un piccolissimo saltapagina copiato sul mio taccuino. Non l’ho ancora preso ma già so che lo prenderò anche se costa 17 euro. (Mondadori, Strade Blu). Bellissime le foto dei fogli originali dei diari. Aspetterò qualche promozione, ma lo prenderò.

saltapagina

***

Da ricordare per Sulla strada: se non riesci a trovarti una ragazza in

Primavera

Non ci riuscirai

affatto

***

Sulla strada: devo ammettere che sono bloccato. per la prima volta dopo anni

non so cosa fare

semplicemente non ho

la benchè minima idea

di come andare avanti

***

Battuto a macchina 29 pagine, andando forte. Di sera ho ascoltato la radiocronaca del knockout di Walcott, mandato al tappeto da Louis. Letto “Bestiame” e Mark Twain. Mi compiaccio del mio senso del dovere e della mia solitudine ordinata.

***

Oggi in un raptus furioso di lavoro ho battutto a macchina quasi 19000 parole! Quindici ore di fatica!

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giovedì, giugno 15, 2006

parole colorate

parole di Emily Dickinson

colorate da akio

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mercoledì, giugno 14, 2006

il brano

Walter Scott da Ivanhoe

Gli stemmi appesi alle pareti dei loro castelli sono da tempo ridotte in frantumi. I castelli stessi non sono più che mucchi d’erba verde e povere rovine e i luoghi, che un tempo conoscevano i loro nomi, non li ricordano più. Molte stirpi, dopo la loro, si sono estinte e sono cadute nell’oblio, proprio nella terra che un tempo occupavano con tutta l’autorità di lord e signori feudali. A che gioverebbe, dunque, al lettore conoscere il loro nome, o gli evanescenti simboli del loro rango militare? In quel momento, tuttavia, senza minimamente anticipare l’oblio che attendeva i loro nomi e le loro gesta, i campioni avanzavano lentamente in mezzo al campo, trattenendo i vivaci destrieri, e costringendoli a un’andatura moderata, per far sfoggio al tempo stesso del passo delle cavalcature e della propria grazia e abilità di cavalieri. Non appena il piccolo corteo entrò i campo, si udì il suono di una musica esotica e selvaggia da dietro le tende degli sfidanti, dove erano nascosti i musicisti. Era un motivo di origine orientale, essendo stato importato dalla Terrasanta, e la mescolanza di cimbali e campane sembrava al tempo stesso dare il benvenuto e sfidare i cavalieri che avanzavano. Con gli occhi di quell’immenso pubblico fissi addosso, i cinque cavalieri avanzarono fino alla pedana dove sorgevano i padiglioni degli sfidanti, e dopo che si furono separati, di lì ciascuno avanzò e toccò leggermente, con l’asta della lancia, lo scudo dell’avversario che desiderava affrontare. Gli spettatori di più basso rango all’unisono, e non solo, con loro molti del più alto rango, e si dice addirittura, molte delle dame furono deluse dal fatto che i campioni scegliessero le armi di cortesia. Infatti, quello stesso genere di persone che, al giorno d’oggi, si profondono in applausi davanti alle peggiori tragedie, si interessava a quell’epoca ai tornei esattamente in proporzione al pericolo che correvano i campioni che vi si impegnavano. Dopo aver dichiarato il loro intento, il più pacifico possibile, i campioni si ritirarono all’altra estremità della lizza, dove si disposero in riga; mentre gli sfidanti, uscendo ciascuno dal suo padiglione, montavano a cavallo e, con Brian de Bois-Guilbert alla loro testa, scendevano dalla spianata e si contrapponevano ciascuno al cavaliere che aveva toccato il suo scudo.

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martedì, giugno 13, 2006

il post di Flaiano

La stupidità degli altri mi affascina ma preferisco la mia.

Ennio Flaiano

da Frasario essenziale per passare inosservati in società, Bompiani editore.

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lunedì, giugno 12, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Linus: Quando sarò grande farò il dottore di campagna.

Lucy: Ha! Ti vedo proprio vivere in campagna!

Linus: Non ho detto che vivrò in campagna… andrò avanti e indietro con la mia macchina sportiva!

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domenica, giugno 11, 2006

il mio microgiallo da sms

Il fanatico del fai-da-te morì di vergogna perchè non riusciva a montare un armadio. Arrestarono un certo signor Ikea per circonvenzione d’incapace.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, giugno 10, 2006

di blog in blog

lo splendido regalo di azucena alla sua figlioccia

le parole hanno forza di alkanette

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venerdì, giugno 09, 2006

boh e pure mah

La mia medico di famiglia ha ammodernato lo studio. Color arancio alle pareti della nuova e accogliente sala d’attesa con poltroncine in tinta; quadri e non stampe o pubblicità di farmaci; desk per l’assistente; elimina-code. C’è anche un invitante scaffale/biblioteca a disposizione degli assistiti. Da una parte una fornitissima collezione di riviste femminili; da un’altra parte una trentina di libri con titoli del genere:

- la malattia diabetica

- prove di funzionalità respiratoria

- alcol e dintorni

- terapia antireumatica non steroidea

- le ernie diaframmatiche

- le grandi emorragie del tubo digerente

- cancro al polmone (1° e 2° volume)

Boh e pure mah.

Non so se la biblioteca della facoltà di medicina è così fornita. So che quando ci torno proporrò alla dottoressa di attivare una sezione umoristica e come contributo le regalerò Il Trattato delle barzellette di Achille Campanile da cui ho tratto questa storiella.

Il libraio ambulante, alla signora: “Comperi questo libro: Manuale dei mariti, o 500 scuse per chi rincasa tardi”.

“Che volete che m’interessi?”

“Ne ho venduto stamani una copia a suo marito”.

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giovedì, giugno 08, 2006

un pessoa ogni tanto

Le bolle di sapone che questo bimbo

si diverte a staccare da una cannuccia

sono traslucidamente tutta una filosofia.

Chiare, inutili e passeggere come la Natura,

amiche degli occhi come le cose,

sono quello che sono

con una precisione rotondetta e aerea,

e nessuno, neppure il bimbo che le libera,

pretende che siano più che non sembrino.

Alcune a stento si vedono nell’aria tersa.

Sono come la brezza che passa e tocca appena i fiori

e solo sappiamo che passa

perchè qualche cosa si alleggerisce in noi

e accetta tutto più nitidamente.

Fernando Pessoa da Poemi completi di Alberto Caeiro

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mercoledì, giugno 07, 2006

roma in bianco e nero

la pubblicità del film del momento si affaccia sugli scavi di largo di Torre Argentina

(foto akio, 4 giugno 2006)

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martedì, giugno 06, 2006

il brano

Jerome Klapka Jerome da Tre uomini in barca

Era una mattinata splendida, della tarda primavera o della prima estate, come preferite, quando il colore delicato e lucente dell’erba e del fogliame sta divenendo di un verde più scuro, e l’anno sembra una bella e tenera fanciulla, tremante a causa di strani e appena desti impulsi, sull’orto della femminilità. Le bizzarre viuzze di Kingston, là ove scendevano fino all’orlo dell’acqua, sembravano quanto mai pittoresche nell’abbacinante luce del sole, con il fiume scintillante percorso dalle chiatte, gli argini boscosi e le ville ben tenute lungo ciascuna riva. Harris, con una giacca a vento rossa e arancione, grugniva ai remi sullo sfondo di lontane vedute del grigio e antico palazzo dei Tudor; e tutto contribuiva a formare uno scenario assolato, così vivido eppur placido, così colmo di vita eppur pacifico che, sebbene fosse ancora giorno pieno, mi sentii cullare e cominciai a sognare ad occhi aperti, cogitando.

(trad. Bruno Oddera, Oscar Mondadori)

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lunedì, giugno 05, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Lucy: Non capisco come faccio a non piacerti… Ho dei bei capelli, un sorriso radioso, una personalità brillante, una faccia carina e un cuore pieno d’amore. Se sommi tutti questi elementi, la risposta che ottieni è decisamente attraente, non trovi?

Schroeder: Forse sbagli a fare la somma.

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domenica, giugno 04, 2006

il mio microgiallo da sms

La uccise il profumo delle rose regalatele dal marito per il loro cinquantesimo anniversario. Non sapeva di esserne allergica.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, giugno 03, 2006

di blog in blog

finger biscuit di camee

attimi rubati di ritaM

il bukowski proposto da mosette

in punta di blog

la scoperta di PiB

l’intimista di PiB

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venerdì, giugno 02, 2006

Scott Adams e il suo Dilbert

dogbert: grazie al mio impero del software, il mio patrimonio ammonta a venti miliardi di dollari. Contrariamente alla credenza popolare, sembra proprio che questo mi renda felice.

dilbert: il denaro non può comprare un tramonto, Dogbert.

dogbert: No, ma ho preso l’esclusiva dei diritti digitali.

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giovedì, giugno 01, 2006

la libreria

melbook store di via Nazionale a Roma

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lunedì, luglio 31, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Linus: Hai il muso o guardi la TV?

Lucy: Ho il muso.

Linus: Beh, siccome hai solo il muso, ti secca se guardo la TV?

Lucy: Si, mi secca! Quando uno ha il muso, non collabora con nessuno!

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domenica, luglio 30, 2006

il mio microgiallo da sms

Lo uccise con il crick dell’auto non appena pronunciò la frase: “E’ proprio vero che voi donne non sapete cambiare una ruota”.

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sabato, luglio 29, 2006

Bill Watterson ed i suoi Calvin and Hobbes

Calvin: Mamma, mi porti in città in macchina?

mamma: perchè in macchina, Calvin? E’ una bellissima giornata! A cosa pensi servano i piedi?

Calvin: A schiacciare i pedali.

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venerdì, luglio 28, 2006

il regalo di PiB

grazie a PiB per questa foto di commento al post di ieri tratto dal diario di Katherine Mansfield

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giovedì, luglio 27, 2006

K.M.

La marea è alta nella strada. Ad una ad una le porte si sono aperte e poi richiuse violentemente. Nella loro incoscienza le case sono sature. Quel povero violino continua a singhiozzare le sue note; sopra le case una nuvola stranamente abbagliante spicca nell’azzurro.

Katherine Mansfield da Diario (ed. Corbaccio trad. Mara Fabietti)

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martedì, luglio 25, 2006

domani niente post, torno giovedì.

il brano

Truman Capote da Incontro d’estate (Garzanti editore)

Broadway è una via; ma è anche un quartiere; un’atmosfera. Da quando aveva tredici anni (e per tutti gli anni in cui aveva frequentato la scuola dela signorina Risdale, anche quando ciò comportava bigiare le lezioni, il che accadeva spesso) Grady aveva fatto spedizioni settimanali segrete per immergersi in quell’atmosfera la cui attrazione principale, almeno all’inizio, erano gli spettacoli delle band alla Paramount, lo Strand, i bizzarri film che i cinema a est della Quinta, a Stanford o a Greenwich non proiettavano mai. Negli ultimi anni, invece, le piaceva soprattutto passeggiare per le strade o fermarsi all’angolo di una via per osservare il fiume di gente che le passava accanto. Poteva starci tutto il pomeriggio, finchè non calava l’oscurità. Ma laggiù non era mai completamente buio: le luci, che rimanevano accese tutto il giorno, all’imbrunire diventavano gialle e di notte bianche; ed era proprio allora che le facce, quelle facce intrappolate dai sogni, le si rivelavano meglio.

traduzione Stefania Cherchi

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lunedì, luglio 24, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Snoopy è alla sua macchina da scrivere

Snoopy: Ecco lo scrittore di fama mondiale che inizia a lavorare al suo nuovo romanzo.

“Ti amo” disse lei.

“Ti amo più di quanto possa esprimere”.

“Ti amo anch’io” rispose lui.

“Il mio amore per te è più alto della montagna più alta, che è il Monte Everest, alto 8.848 metri”.

“Il mio amore per te è più profondo della più grande profondità oceanica, che è la Fossa delle Marianne, profonda 11.033 metri”.

Snoopy: Il mio eroe è un gran pignolo.

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domenica, luglio 23, 2006

il mio microgiallo da sms

Il faraone fece chiudere la faraona nel sarcofago in piena estate. Gli piaceva ben cotta.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, luglio 22, 2006

trilussa

La modestia der somaro

- Quello che te fa danno è la modestia:

- disse un Cavallo a un Ciuccio – ecco perchè

nun sei riuscito a diventà una bestia

nobbile e generosa come me! -

Er Ciuccio disse: – Stupido che sei!

S’io ciavevo davero l’ambizzione

de fa’ cariera, a ‘st’ora già sarei

Ministro de la Pubbrica Istruzzione!

Carlo Alberto Salustri, Trilussa

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venerdì, luglio 21, 2006

Quino e la sua Mafalda

Mafalda: Papà cosa vuol dire essere padroni di sè stessi?

padre: che quelli che affrontano la vita audacemente, con decisione, sono padroni del proprio destino.

Mafalda: Accipicchia! Proprietari del destino! Tu non hai mai fatto il contratto, vero?

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giovedì, luglio 20, 2006

parole colorate

parole di Ernest Hemingway

colorate da akio

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mercoledì, luglio 19, 2006

di blog in blog

Fante è nato nel Colorado ma il papà era un abruzzese emigrato e io mi chiedo come abbia fatto il figlio a vivere senza assaggiare i salamini abruzzesi, quelli fatti a salsiccette.

continua a leggere il post di camee

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martedì, luglio 18, 2006

il brano

Gustave Flaubert da Madame Bovary (Oscar Mondadori)

Mai madame Bovary fu così bella come allora. Aveva quell’indefinibile bellezza che nasce dalla gioia, dall’entusiasmo, dal successo, e altro non è che l’armonia del temperamento con le circostanze. Le sue bramosie, il suo patire, l’esperienza del piacere e le sue illusioni sempre giovani, come avviene ai fiori grazie al concime, alla pioggia, al vento e al sole, l’avevano fatta sbocciare a poco a poco, e finalmente si ergeva in tutto il rigoglio della sua natura. Il taglio delle sue palpebre sembrava fatto apposta per quei lunghi sguardi amorosi dove la pupilla si perdeva, mentre un respiro accentuato dilatava le narici sottili e rialzava gli angoli carnosi delle labbra che alla luce si ombreggiavano di una lieve peluria bruna. Si sarebbe detto che un artista abile nell’esprimere la corruzione le avesse raccolto i capelli sulla nuca: si avvolgevano in una massa pesante, con indolenza, e secondo i capricci dell’adulterio che li discioglieva ogni giorno. Ora la sua voce assumeva inflessioni più languide, e così la sua figura; qualcosa di sottile e penetrante emanava perfino dai drappeggi del suo abito e dall’arco del piede. Charles, come ai primi tempi del matrimonio, la trovava deliziosa e decisamente irresistibile.

traduzione Maria Luisa Spaziani

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lunedì, luglio 17, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Lucy: Non so come fai a succhiarti il pollice! Io ho provato e mi fa quasi star male!

Linus: Forse io ho un sapore migliore del tuo!

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domenica, luglio 16, 2006

il mio microgiallo da sms

La cartomante non capì che quel cliente deluso l’avrebbe impiccata. La lezione n. 9 del corso per corrispondenza non le era mai arrivata.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, luglio 15, 2006

ipse dixit

La letteratura è la proiezione sul piano immaginario dell’attività reale dell’uomo; il lavoro, la proiezione sul piano reale dell’attività immaginaria dell’uomo. Tutte e due nascono insieme. L’una designa metaforicamente il Paradiso perduto e misura l’infelicità dell’uomo. L’altro progredisce verso il Paradiso ritrovato e tenta la felicità dell’uomo.

Raymond Queneau

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venerdì, luglio 14, 2006

Reg Smythe ed il suo ANDY CAPP

Flo: ciao mamma. Sta attenta per favore!

Mamma di Flo: ciao, Flo.

Flo: mi dà veramente pensiero… alla sua età non dovrebbe andare in bicicletta.

Andy: oh, non direi, fa più stragi di innocenti con la bocca che con la bici, non trovi?

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giovedì, luglio 13, 2006

la mia parigi in bianco e nero

livres discount (i francesi che usano l’inglese? E come faranno a pronunciarlo alla francese? Boh e pure mah.)

(foto akio, maggio 2002)

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mercoledì, luglio 12, 2006

il post di Flaiano

Libro di Simone de Beauvoir sulla vecchiaia, La Veilesse. Leggerlo. La tesi è semplice: il vecchio è un espulso dalla società poichè non partecipa più al gioco del consumo. Il vecchio rattrista, lo si isola con gli altri vecchi. E’ un povero di ritorno, reso avaro anche dalle esperienze e dalla paura di restare senza soldi. All’età della pensione l’uomo comincia a morire. La società non lo sopporta più.

Per assurdo, il vecchio potrebbe rientrare nella società moderna se si trovasse il modo di renderlo “economicamente” interessante: come è stato per il giovane, che dà impulso alle varie mode da quando può disporre di denaro.

Il problema è molto serio e nasce con la “famiglia coniugale” (marito, moglie, bambini) che sostituisce la “famiglia patriarcale” (nonni, padri, figli). Isolato dal contesto familiare, senza nipoti e senza autorità, il vecchio è un ingombro. (E’ la sconfitta del materialismo, questa).

Ennio Flaiano

da Don’t forget – Quaderno 1967-1972 in Frasario essenziale per passare inosservati in società (Bompiani editore)

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martedì, luglio 11, 2006

un pò di emily

Non esiste Veliero che come un Libro

Possa rapirci in Terre lontane

Né eleganti Desideri che possano correre

E impennarsi come una Pagina di Poesia -

E’ questo il Viaggio che persino il più povero

Potrà intraprendere senza il peso del Pedaggio -

Tanto è economica la Carrozza

Che trasporta l’anima degli Umani.

Emily Dickinson

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lunedì, luglio 10, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Sally: porteresti un gelato anche a me, Charlie Brown? Voglio un cono vaniglia e cioccolato… il cioccolato sopra, mi raccomando.

Charlie Brown: che differenza fa?

Sally: un’enorme differenza… se la vaniglia è sotto lascia un retrogusto migliore!

Charlie Brown: davvero non sapevo che in seno alla nostra famiglia si celasse un’esperta di coni gelato!

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domenica, luglio 09, 2006

il mio microgiallo da sms

Lo scrittore di thriller si attaccò al traliccio dell’alta tensione in cerca di una scossa ispiratrice.

Almeno il finale lo aveva trovato.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, luglio 08, 2006

gli incipit del televideo rai

(visto che pago il canone)

L. Sciascia da Il giorno della civetta (Einaudi editore)

L’autobus stava per partire, rombava sordo con improvvisi raschi e singulti. La piazza era silenziosa nel grigio dell’alba, sfilacce di nebbia ai campanili della Matrice: solo il rombo dell’autobus e la voce del venditore di panelle, panelle calde panelle, implorante ed ironica. Il bigliettaio chiuse lo sportello, l’autobus si mosse con un rumore di sfasciume. L’ultima occhiata che il bigliettaio girò sulla piazza colse l’uomo vestito di scuro che veniva correndo; il bigliettaio disse…

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venerdì, luglio 07, 2006

Quino e la sua Mafalda

Mafalda: le tue idee sono nobili, Felipe, ma un po’ ingenue.

Felipe: E’ ingenuo pretendere che la gente apprezzi di più la cultura che il denaro? Non sarebbe bello il mondo se le biblioteche fossero più importanti delle banche?

Manolito: estremista che non sei altro!

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giovedì, luglio 06, 2006

ipse dixit

Io scrivo ascoltando i Subsonica. Siamo una generazione di scrittori che ha la fortuna di non vergognarsi di avere dipendenze anche con la musica pop. Non siamo costretti, vivadio, ad ascoltare solo la musica classica come sarebbe d’uopo per gli scrittori-scrittori.

Marcello Fois

da Storytellers – Mtv Italia del 5/2/2006

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mercoledì, luglio 05, 2006

la mia parigi in bianco e nero

davanti alla sorbona

(foto akio, maggio 2002)

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martedì, luglio 04, 2006

succede in libreria

Tra le tante promozioni estive quella dei tascabili Einaudi con il 30% di sconto è tra le più interessanti. Il catalogo Einaudi Tascabili è fra i più cari e il 30% su un titolo singolo lo fanno raramente. A proposito del catalogo vale la pena prenderlo perchè le schede degli autori sono ricche di frasi, molte sulla scrittura, tratte dai loro libri. Ve ne lascio tre (ne posterò altre, ovviamente) .

***

Vorrei far sentire ai miei lettori ciò che ho sentito quando ho preso in mano la prima volta un libro di Bellow o di Nobokov, e ho pensato: questo sta parlando con me.

Martin Amis

***

Quando mi si chiede di parlare della cosa più importante della mia vita, io parlo della biblioteca di mio padre. A volte ho l’impressione di non essermi mai allontanato da quella biblioteca.

Jorge Luis Borges

***

Scrivendo mi libero di qualsiasi cosa, mi passa il malumore, mi si solleva il morale! Ma il problema fondamentale è: riuscirò mai a scrivere qualcosa di grande, sarò mai una giornalista e scrittrice?

Anne Frank

***

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lunedì, luglio 03, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Lucy: Signora? Come mai studiamo solo i grandi uomini della storia? Non studieremo anche le donne? Mia nonna era piuttosto carina, sa?

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giovedì, agosto 31, 2006

amici, mi prendo qualche altro giorno di vacanza. Torno lunedì 11 settembre. Vi lascio con la notizia di questa curiosa iniziativa che si tiene nell’ambito del Festival della Letteratura di Mantova 2006.

l’iniziativa

BACIO & BACI!

Primo convegno (quasi) scientifico sul “perché ci si bacia”

Perché ci si bacia? Perché è bello? Perché a volte non è bello? Quanti tipi di bacio ci sono? Come si baciano gli esquimesi? Cosa succede quando ci si bacia? Perché la zia non la smette mai di sbaciucchiarci? Come fanno gli animali a baciarsi? Come si fa ad evitare un bacio? Come si fa a chiedere un bacio? Perché ci si può baciare anche con l’apparecchio? Perché si bacia chi si ama?

Il convegno si tiene nell’ambito del Festivaletteratura di Mantova (Venerdì 8 settembre 2006. Ore 10. Piazza Virgiliana).

Relatori

Enrico Alleva – Etologo, Istituto Superiore di Sanità

Valentina De Poli – Direttrice di “Witch”, Walt Disney

Elena Rognoni – Psicologa delle emozioni, Università di Torino

Baci scritti e descritti da

Domenica Luciani, Paola Zannoner, Silvia Roncaglia, Beatrice Masini, Chiara Rapaccini…

Modera

Federico Taddia

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mercoledì, agosto 30, 2006

in punta di blog

Due piacevoli novità di fine agosto.

1 – Mosette ha triplicato i suoi blog:

L’andata, le parole;

Il ritorno, le immagini;

il viaggio, diario.

2 – Ho scoperto il blog di Silvia: universi di carta dedicato alla recensione di libri (letti) ma anche con citazioni, brani letterari, poesie, testi musicali, riflessioni e ricordi. Ottima anche la lista dei link sul mondo della lettura. Vi lascio il link alla “sofferta” recensione di L’urlo e il furore di William Faulkner.

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martedì, agosto 29, 2006

il brano

Haruki Murakami da Norvegian wood

Cercai di ricordarmi quando avevo visto l’ultima volta una lucciola. E che posto poteva essere quello? Il paesaggio me lo ricordavo. Quello che non riuscivo assolutamente a ricordare era il luogo e il periodo. Era notte e si sentiva un cupo rumore di acqua. C’era un’antica chiusa di mattoni, che si apriva e chiudeva facendo ruotare una maniglia. Il fiume non era grande. Era piuttosto un ruscello, la cui superficie era quasi completamente nascosta dalle piante che crescevano sulle sponde. Attorno era tanto buio che se spegnevi la torcia elettrica non riuscivi più a vedere nemmeno i tuoi piedi. E sopra al laghetto formato dalla chiusa volavano centinaia di lucciole. Le loro luci si riflettevano sull’acqua come faville sprigionate da un fuoco. Chiusi gli occhi e nel buio mi immersi per un pò nei ricodi. Il rumore del vento mi arrivava nell’orecchio più distinto del normale. Non era un vento forte, ma mentre mi sfiorava la pelle, il suo soffio sembrava avere una particolare densità. Quando riaprii gli occhi l’oscurità della sera d’estate si era fatta un pò più profonda. Aprii il coperchio del barattolo e lasciai uscire la lucciola, posandola sull’orlo del serbatoio che era alto due, tre centimetri. La lucciola non sembrava rendersi conto della nuova situazione. Vacillando fece un giro attorno a un bullone e posò le zampette su una crosta di vernice. Provò a fare qualche passo a destra, ma quando si rese conto che la strada lì era sbarrata, ritornò a sinistra. Poi, impiegando un pò di tempo, riuscì ad arrampicarsi fin sulla testa del bullone dove si fermò. Quindi restò lì ferma come se fosse morta. Io, appoggiato alla ringhiera, guardavo la lucciola. Tutti e due restammo a lungo così, perfettamente immobili. L’unica cosa che si muoveva attorno a noi era il vento. Nell’oscurità si sentiva il fruscio delle fitte foglie del keyaki. Continuai ad aspettare a lungo. Fu solo dopo molto tempo che la lucciola si sollevò in volo. Come se si fosse risvegliata all’improvviso, allargò le ali e un attimo dopo aveva già oltrepassato la ringhiera e fluttuava nell’oscurità. Poi, quasi volesse recuperare il tempo perduto, disegnò un rapido arco nell’aria accanto al serbatoio. Restò ferma lì per un pò a guardare la sua scia di luce confondersi col vento, poi finalmente si allontanò in volo, in direzione est. Anche dopo che la lucciola era scomparsa, la sua scia luminosa restò ancora a lungo dentro di me. Nel buio totale dietro i miei occhi chiusi, quella piccola pallida luce continuò a vagare molto a lungo, come uno spirito inquieto. In quel buio provai molte volte ad allungare la mano. Le mie dita però non incontravano niente. Quella piccola luce era sempre un pò più avanti delle mie dita.

(Einaudi editore – trad. Giorgio Amitrano)

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lunedì, agosto 28, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Lucy: Indovina questo… se non mi dici che mi vuoi bene, sai cosa farò? Tratterrò il respiro fino alla morte!

Schroeder: Il trattenere il respiro è un fenomeno interessante nei bambini… può indicare disordine metabolico… una dose da quaranta milligrammi di vitamina B6 due volte al giorno dovrebbe giovare… credo proprio che sia così… hai bisogno di vitamina B6… potresti anche provare a mangiare molte banane, avocado e fegato di manzo…

Lucy: *Sigh* io chiedo amore e tutto ciò che ottengo è fegato di manzo!

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domenica, agosto 27, 2006

il mio microgiallo da sms

L’asfissiò nel bagagliaio e partì on the road. Finalmente avrebbero fatto le vacanze insieme.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, agosto 26, 2006

parole colorate

parole di Georges Simenon

colorate da akio

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venerdì, agosto 25, 2006

Reg Smythe ed il suo ANDY CAPP

Flo: Quindi hai bevuto con Fred fino alla chiusura? Ha chiamato quando te ne sei andato per dire che non sarebbe venuto al pub… Non c’era!

Andy: Ecco perchè parlava poco!

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giovedì, agosto 24, 2006

letture d’agosto

Dimenticami di Elena Loewenthal (Bompiani – 16,50 euro)

Viola se n’è andata una sera dopo una cena al ristorante senza motivo e dicendo ad Alberto “Dimenticami”. Sono a pagina 248 di 333 e del perchè Viola se ne sia andata non se ne intravede l’ombra.

La morte della Pizia di Friedrich Durrenmatt (Adelphi – 5,50 euro)

Un libretto spassoso (solo 68 pagine, purtroppo). Durrenmatt racconta i principali miti dell’antica Delfi con rispettoso cinismo. Fa sempre un certo effetto vedere Edipo maltrattato.

L’aloe, romanzo breve di Katherine Mansfield. Una perla che ho trovato alla libreria Borri della Stazione Termini il giorno della partenza. Un Oscar Mondadori con ancora il prezzo in lire (11.000). E’ difficilissimo da trovare. L’ho letto in due serate (107 pagine) sorseggiando latte di mandorle ghiacciato. Le atmosfere della Mansfield non mi deludono mai e mi lasciano sempre la voglia di tornare a rileggerle. Lo farò anche con questa splendida storia di donne (ho preparato un saltapagina che posterò prossimamente).

Le uova fatali di Michail Bulgakov (Oscar Mondadori – traduzione di Giovanna Spendel – 5,80 euro). Lo consiglio senza riserve. Un breve racconto grottesco che si legge d’un fiato (128 pagine). La condanna senza appello del potere ottuso in cui la burocrazia e l’ignoranza annegano nelle loro più radicate convinzioni e paure. La lungimiranza di Bulgakov (lo scrive nell’Unione Sovietica del 1925) è disarmante e illuminante nel contempo.

L’invidiato speciale di Emilio Fede (Mondadori – 3 euro sulla bancarella). Se per questa confessione qualcuno di voi non vorrà più frequentare questo blog lo capisco. A mia discolpa posso solo dire che mi piace leggere un pò di tutto (soprattutto l’estate) e che avendo anche un blog sulla tv “l’ho dovuto fare”. Una piccola trasgressione estiva; non aggiungo altro.

Scacco al re per Nero Wolfe di Rex Stout (Giallo Mondadori – 1 euro sulla bancarella). Stout è Stout.

Il mistero di rue des Saints-Peres di Claude Izner (Editrice Nord – 16,60 euro). Abbastanza avvincente. Interessante l’ambientazione nella Parigi del 1889 durante la grande Esposizione Universale. Dietro il nome di Claude Izner ci sono due sorelle che di professione fanno le libraie; una sulla rive droite e l’altra sulla rive gauche della Senna. E indovinate un pò che mestiere fa l’investigatore protagonista della storia?

Running Dog di Don De Lillo (Tullio Pironti ed. – 9,30 euro col 50% di sconto 4,65 da Melbookstore). La storia è apparentemente pulp. Si tratta invece di un giallo classico che parte a razzo e via via si impantana non tanto nella storia quanto nella scrittura. Insomma, mi aspettavo un pò di più dal “grande maestro della narrativa contemporanea americana”.

Vi racconto l’astronomia di Margherita Hack (Laterza ed. – 7,50 euro) L’autrice mi sta simpatica. Anche se ho fatto lo scientifico, non ricordo nulla delle lezioni di geografia astronomica. All’epoca preferivo il calcio. Da un pò di tempo mi sono accorto che l’astronomia è entusiasmante e così sto ricominciando dall’ a, b, c. Ottimo libro anche per chi ha figli o scolaresche.

La notte dell’oracolo di Paul Auster (Einaudi Tascabili – 9,80 euro). E’ quasi un anno che mi stava aspettando. Beh, sono arrivato a pag. 91 di 207 e già so che mi dispiacerà finirlo. E’ scritto alla Auster e l’intreccio è condotto con la solita piacevole semplicità narrativa. Un libro con dentro un libro che a sua volta rimanda ad un altro libro e, senza mal di testa, riesci a seguire tutte le storie. Sarà merito della magia che sprigiona quel taccuino portoghese blù? Ovviamente ne posterò dei brani.

La zia marchesa di Simonetta Agnello Hornby (Economica Feltrinelli – 8 euro)

Non l’ho ancora iniziato. Ma è in programma.

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mercoledì, agosto 23, 2006

ipse dixit

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Bisogna vedere quello che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto.

Josè Saramago

da Strade d’autore a cura di Andrea Battaglini (Touring Club editore)

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venerdì, agosto 04, 2006

vacanze di agosto senza un programma definito. Seguirò l’istinto del momento. Non credo però che tornerò prima della fine di agosto (in tempo per i peanuts di lunedì 28 agosto?). Buone vacanze a tutti! Vi lascio con un po’ di Emily.

Come se il mare si spartisse

mostrando un altro mare

e questo – un altro – e tutti e tre

presagio appena fossero

d’una serie di mari

inviolati da spiagge

per esser loro ai mari la riva

questa è – l’eternità.

Emily Dickinson

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giovedì, agosto 03, 2006

in punta di blog

l’interrogativo estivo di capemaster

da post nasce post di PiB (AdAltaVoce)

il viaggio in Messico (in uno scatto) di due ascoltatori de “Il giro del mondo” trasmissione radiofonica su Radio InBlù condotta da Daniela Lami

il post-it di cam

la storiella zen di blue river

il disappunto di fulvia leopardi perché Stephen King ha rivolto alla Rowling l’invito a non uccidere Harry Potter.

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mercoledì, agosto 02, 2006

otto righe

Ho io tratto tutto il vantaggio possibile, per la mia felicità, dalle occasioni che il caso m’ha presentate durante questi nove anni di Parigi? Che uomo sono? Sono provvisto di buon senso? Buon senso in profondità? Ho uno spirito singolare? In fede mia non lo so proprio. Traverso i miei casi d’ogni giorno, non mi pongo mai questi problemi fondamentali; perciò i miei giudizi variano come il mio umore. I miei giudizi non sono che punti di vista.

Stendhal da Ricordi di egotismo

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martedì, agosto 01, 2006

l’iniziativa

Scrivere l’essenziale 2006

Parte oggi la terza edizione del concorso per blogger intitolato “Scrivere l’essenziale”. Gli organizzatori lo definiscono “un concorso estremamente elitario, e per questo si svolge quando tutti sono disconnessi e in vacanza…poiché l’essenziale richiede, per esprimersi, del “Vuoto dell’Estate”.

I testi devono essere inviati dal 1 al 31 agosto 2006 all’indirizzo scrivilessenziale@gmail.com

Il sito

Le istruzioni per partecipare

sabato, settembre 30, 2006

il club di Groucho

(ovvero non mi interessa far parte di un club che mi accetta fra i suoi membri)

Questo paese ha bisogno di cappelli da uomo che possano essere piegati e messi in tasca, così da non doverli ricomprare dalla ragaza del guardaroba. In quindici serate fuori ho pagato tre dollari e settantacinque centesimi per avere indietro un vecchio cappello che avevo comprato in origine per due dollari e novantacinque e per cui nessun negozio mi darebbe trenta centesimi.

Groucho Marx da Grouchismi (ed. Oscar Mondadori)

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venerdì, settembre 29, 2006

la pinacoteca impossibile

Salvador Dalì

autore: Salvador Dalì

titolo: Persistenza della memoria (Orologi molli)

anno: 1931

tecnica: Olio su tela

dimensione: 24 x 33

proprietà: New York, Museum of Modern Art

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giovedì, settembre 28, 2006

in punta di blog

ancora amore di reblog

spigoli di camee

i marziani sono terroni di zop

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mercoledì, settembre 27, 2006

il post di Flaiano

Quando un tale mi dice: “Ho un’idea” e insiste per esporla, so di che si tratta: di un’idea che resterà nel suo bozzolo. Tutti hanno idee, ma il difficile sta proprio nel domarle, nel mettersi a tavolino e vincere lo sgomento della carta bianca, l’indifferenza delle parole che non vogliono collaborare, la piattezza delle frasi che escono bell’e fatte, l’ipocrisia delle buone soluzioni. Oh, il difficile non sta nel drizzare l’uovo di Colombo, ma nel covarlo.

Ennio Flaiano da Diario Notturno (Adelphi editore)

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martedì, settembre 26, 2006

un pò di emily

Ecco chi fu un Poeta -

Chi distilla la sorpresa di un senso

Da Significati ordinari -

Ed estrae Essenza infinita

Da specie familiari

Che si estinsero alla nostra Porta -

Ci chiediamo se si sia stati Noi -

Proprio noi a fermarle – per primi -

Le Immagini, le rivela

Il Poeta – è Lui -

Per Contrasto – a investirci -

Di una Povertà imperitura -

Di quanto è suo – inconsapevole -

Al punto che – gli fosse rubato -

Non ne patirebbe – la sua -

Una Ricchezza – al di fuori del Tempo.

Emily Dickinson

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lunedì, settembre 25, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Lucy: Ho voglia di prendere lezioni di piano. Non ti piacerebbe darmele tu?

Schroeder: No.

Lucy: Potremmo sederci fianco a fianco.

Schroeder: Penso che passerò al violino.

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domenica, settembre 24, 2006

il mio microgiallo da sms

I sogni uccisero gli incubi in una notte di luna piena. L’ex licantropo fece i milioni giocando al lotto.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, settembre 23, 2006

ipse dixit

Come scrittore io ho sempre sognato di raggiungere un solo traguardo: quello di commuovere la gente che mi legge. Essere lodato dai critici non mi interessa. Piacere agli intellettuali meno che meno. Mi sentirei invece riempire d’orgoglio se un lettore sconosciuto mi venisse a confessare che l’ho fatto piangere.

Dino Buzzati

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venerdì, settembre 22, 2006

Quino e la sua Mafalda

padre: Vedi? Si sotterra il piccolo seme, si copre bene… si annaffia un pò… e fra pochi giorni avremo una bella piantina…

Mafalda: dovevi proprio raccontarmi il finale!

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giovedì, settembre 21, 2006

saltapagina

Say goodbye (avere vent’anni a New York negli anni Settanta) di Delfina Rattazzi (Cairo editore)

***

Il primo giorno di università, all’ora di pranzo vado a sedermi da sola a Washington Square. Non conosco nessuno. Non so che nell’angolo con le scacchiere di pietra, Stanley Kubrick si è guadagnato da vivere prima di entrare nel mondo del cinema. Era un giocatore di scacchi professionista. Gli sfidanti pagavano per giocae con lui. Accanto a me sul gradino di pietra si siede un ragazzo di clore. ha un serpente attorcigliato attorno alla testa. Mi parla e la testa del piccolo pitone si allunga fino a sfiorarmi il viso. penso che qui dev’essere normale andare a spasso con un rettile. Conosco Tom Hedley quasi subito. Una delle prime cose che gli dico è che amo ilpoeta gallese Dylan Thomas. Allora mi carica su un taxi e mi porta downtown, alla White Horse Tavern. Mi dice che Dylan Thomas ha trascorso qui l’ultima serata della sua vita. Aveva allineato una lunga serie di bicchieri di whisky sul bancone e aveva iniziato a berli, uno dopo l’altro, inesorabile. “E’ stato il suo modo di suicidarsi” mi spiega. Ha bevuto fino a svenire. L’ambulanza lo ha portato via. E quella notte è morto all’ospedale. Lui, il poeta che aveva scritto al padre morente: “Do not go gentle into that good night”, non andare senza combattere in quella notte buona.

***

A Manhattan il traffico è ancora scorrevole. E la metropolitana che inizia a coprirsi di graffiti ti porta ovunque in fretta, anche se di notte si tenta di evitarla. Un giorno prendo un taxi per andare a un appuntamento di lavoro. Fermi a un incrocio sulla Sesta Avenue, dove all’ora di pranzo una folla enorme scende dagli uffici e si riversa in strada, il tassista mi dice: “Quando vedo tutta questa gente penso: se premessi l’acceleratore quanti ne accopperei in un colpo solo?” E poi: “Ma perchè scende qui? Non siamo ancora a destinazione”. Una sera, per andare da Elaine’s, salgo in un taxi con un impianto stereo di prim’ordine e musica fantastica. “Vedi” mi dice il giovane tassista perchè mi diverte. Conosco gente come te. Ora vai da Elaine’s e passi la serata con gli scrittori, i giornalisti, gli editori. Ma ci si diverte da Elaine’s?”.

***

Nella casa di Ernest Hemingway, a Key West, in giardino c’è un orinatoio. Si dice che lo scrittore lo avesse acquistato in un bar che frequentava assiduamente. “Ci ho pisciato dentro talmente tanti soldi che tanto vale che me lo compri”, pare abbia detto.

***

In Like a rolling stone Bob Dylan canta che il grande sogno americano è finito. Un’utopia irrealizzabile. Come tutti i sogni infranti semina schegge di vetro che feriscono più che altro chi ha tentato di scendere a patti con la coscienza.

***

Gli americani sono preoccupati da ciò che è autenticamente americano. “Il jazz è la nostra unica forma d’arte” dicono a volte. Una sera ho assistito a una discussione accanita da Elaine’s sul fatto che nella Costituzione americana è sancito il diritto di ogni uomo ad aspirare alla felicità. “E’ un concetto di una volgarità agghiacciante” sostiene il mio amico Tom. Mi racconta di una ragazza di Detroit che di giorno lavora come saldatrice alla Ford o alla General Motors, e la sera studia per diventare ballerina. La storia di Tom diventerà la base del film Flashdance.

***

Negli anni Settanta a New York perfino la televisione è piena di talento. Il sabato sera alle undici e mezzo inzia un prgramma che si chiama Saturday night live che diventa in fretta un ppuntamento imperdibile. I comici si chiamano John Belushi, Dan Ackroyd, Bill Murray, Gilda Radner, gene Wilder. Il regista è John Landis. Irriverenti, coraggiosi, surreali, sono una generazione di attori che poi ha scoperto il cinema, facendo di molti di loro delle star. John Belushi, albanese di origine, brutto, piccolo, e sempre torvo, interpreta diversi personaggi. Dà il meglio di sé come cuoco di uno squallido fast-food, in cui tratta malissimo la clientela. “No Coke. Pepsi” borbottato a denti stretti diventa un modo di salutarsi a Manhattan. Anche vestito da ape, da idraulico che provoca solo disastri, da obeso che guarda sempre la tv, è magnetico. Non gli stacchi gli occhi di dosso. Monta il successo di questa cricca di attori che prende in giro il mondo”.

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mercoledì, settembre 20, 2006

la mia new york in bianco e nero

traffico a time square

(foto akio, giugno 2000)

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martedì, settembre 19, 2006

a naso

ovvero 2 titoli che mi stuzzicano la lettura

Dopo la lunga pausa estiva le librerie si rianimano e le novità sono tantissime. Ti chiamano: leggimi… leggimi… sono io il libro che stavi aspettando. E’ dura uscire senza acquistare ma per il momento resisto (visto che il tempo per leggere scarseggia). Tra le novità che mi stuzzicano la lettura ci sono La giocatrice di scacchi di Bertina Henrichs (Einaudi 12,50 euro) e Agnes di Peter Stamm una ristampa in economica che aspettavo da tempo (Neri Pozza 10 euro). Vi lascio i due risvolti di copertina.

La giocatrice di scacchi di Bertina Henrichs

A 42 anni Eleni, non ha più grandi ambizioni. Lavorare come domestica ai piani in un albergo di Naxos, l’isola greca da cui non si è mai allontanata, le sembra un buon modo per concedersi un po’ di evasione. Poi, un giorno, l’imprevisto: rassettando in una stanza si imbatte in una scacchiera su cui è in corso una partita, e per magia il gioco degli scacchi la cattura. Sarà l’inizio di una passione clandestina che la porterà fuori dai binari della quotidianità, donandole una voglia di vivere del tutto nuova e inappropriata in una piccola isola di provincia: ma lei, contro tutto e tutti, resisterà.

Agnes di Peter Stamm

Nella sala di lettura della biblioteca civica di Chicago, un giovane non ha ancora gettato uno sguardo ai documenti sui quali dovrebbe lavorare. I suoi occhi sono irresistibilmente attratti da una ragazza seduta davanti a lui: ha un aspetto fragile e sicuro insieme, i capelli scuri che le arrivano alle spalle, il volto pallido senza trucco, uno sguardo fuori dell’ordinario… Tra un po’ la ragazza si alzerà, e lui la seguirà fino al bar della biblioteca, dove scambierà con lei le prime parole. Le dirà che è svizzero e che sta scrivendo un libro sui treni di lusso americani. Saprà che lei si chiama Agnes, è americana, studia fisica e suona il violoncello. Il suo divertito cinismo la stuzzicherà talmente che si rivedranno spesso. Passeggeranno sulle sponde del lago Michigan a discutere con gravità tutta giovanile di arte e politica, scienza e sentimento. Si innamoreranno… Un giorno, però, Agnes gli chiederà: “Perché non scrivi una storia su di me? Così so che cosa pensi veramente”. Lui lo farà e, nove mesi dopo, sarà costretto ad annotare: “Agnes è morta. L’ha uccisa un racconto. Di lei non mi è rimasto nulla, se non questo racconto”.

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lunedì, settembre 18, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Lucy: Ho fatto uno studio, Charlie Brown. Se resti depresso altri due giorni, entrerai nel libro dei primati mondiali…

Charlie Brown: Wow! Grande!

Lucy: Primato mancato!

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domenica, settembre 17, 2006

il mio microgiallo da sms

La rinchiuse nella torre del castello e gettò la chiave. Non era un cavaliere.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, settembre 16, 2006

Reg Smythe ed il suo ANDY CAPP

Flo: Ok, ti presterò un pò di soldi per il pub… se mi dici la data del nostro anniversario.

Andy: Questo non è un prestito: è una giocata 364 a 1!

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venerdì, settembre 15, 2006

la poesia

Lars Gustafsson

Giornata invernale con pallida luce

e nubi alte, silenziose,

la luce oscilla tra cose ben note.

E tu che cammini sotto il cielo,

sempre più estraneo, sempre più vicino al principio,

vedi i venti levarsi, la luce cambiare.

Il principio: è solo questo che manca,

ed è ciò che fa il mondo completo:

Stesse cose, stessa luce, i giorni oscillano,

venti irreali,

dove vi ho prima conosciuto?

da Inverno, mondo e nostalgia in Poesie (Passigli ed. – a cura di Giacomo Origlia)

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giovedì, settembre 14, 2006

nobel per la letteratura

1929 Thomas Mann (Germania)

Era l’ora nella quale il sole prende forma, in cui l’indistinta massa di luce diviene un disco luminoso che si abbassa, il cui ardore diviene più stanco e più mite, tale che anche l’occhio lo sopporta. Il signor Spinell non vedeva il sole, la sua vita lo portava dove poteva starsene nascosto e al riparo. Egli camminava a capo chino, e canticchiava fra sé un motivo musicale, una breve frase, una figurazione ascendente, triste e dolente, il motivo della nostalgia.

da Tristano

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mercoledì, settembre 13, 2006

dal cassetto dei ricordi

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martedì, settembre 12, 2006

la signora di bloomsbury

“Dove, o splendida nave …” si chiedeva il poeta osservando dalla riva la grande nave a vele spiegate svanire all’orizzonte. Forse, immaginò, era diretta verso un porto del Pacifico; ma un giorno, quasi certamente, doveva aver sentito un irresistibile richiamo, e passati North Foreland e Reculver ecco, era entrata nelle acque strette del porto di Londra, superando le secche di Gravesend e Northfleet e Tilbury, risalendo su per Erithe Barking e Gallion, finché, passati gli stabilimenti del gas e delle fogne, aveva trovato posto, proprio come un’automobile in un parcheggio, nelle profonde acque dei Docks. Là ripiegò le vele e gettò l’ancora. Per quanto romantica e libera e capricciosa, non c’è nave che col tempo non finisca per gettare l’ancora nel porto di Londra. Da una lancia sul filo della corrente le si vedono risalire il fiume con ancora addosso tutti i segni del viaggio compiuto. Arrivano le navi di linea, alte, con i ponti di batteria e di manovra e i passeggeri che, i bagagli stretti in mano, si sporgono dal parapetto, mentre di sotto i lascar (marinai indiani) corrono, si precipitano; ecco, ogni settimana dell’anno, almeno un migliaio di queste navi grandi tornano a casa, attraccano ai moli di Londra. Maestose incedono attraverso una folla di mercantili, carboniere, chiatte stracolme di carbon fossile, barche dalle vele rosse sgargianti, che, nonostante l’aria dilettantesca, trasportano mattoni da Harwich o cemento da Colchester perché tutto è commercio; non ci sono barche da diporto su questo fiume. Trascinate da una irresistibile corrente, avendo sperato tempeste e bonacce, silenzio e solitudine, arrivano al destinato ancoraggio. I motori si spengono; si ammainano le vele; e improvvisamente i vistosi fumaioli e gli alberi maestri spuntano incongrui contro una fila di case operaie, o i muri ineri di immensi depositi. Avviene uno strano cambiamento. Senza più la giusta prospettiva di mare e cielo, né il giusto spazio nel quale stendere le membra, stanno prigioniere come creature alate, pronte a spiccare il volo, che si sono fatte catturare per la zampa e ora giacciono in catene sulla terraferma. Col mare che riempie di salmastro le narici, non c’è niente di più stimolante che guardare le navi mentre risalgono il Tamigi – le navi grandi e quelle piccole, quelle malconce o quelle magnifiche, dall’India, dalla Russia, dal Sud America o dall’Australia; navi che, venendo dal silenzio, dal pericolo, dalla solitudine, ci passano davanti e arrivano finalmente a casa, al porto.

Virginia Woolf da Londra in scena (Oscar Mondadori – a cura di Nadia Fusini)

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lunedì, settembre 11, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Sally: le nuvole hanno genitori? Le nuvole nascono e muoiono? Hanno sogni e speranze? Provano dolore, le nuvole? Sono sfiorate dalla paura e dall’ansia?

Linus: Ora, per quanto riguarda la prima domanda…

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martedì, ottobre 31, 2006

l’ultimo acquisto

Di questo mondo e degli altri

di Josè Saramago

E’ appena uscito. Domenica ho letto poche righe e ne sono rimasto incantato come già mi era successo con Saramago. E’ una raccolta di pensieri in forma di racconti intinti nella poesia. Una scrittura bella, limpida, scorrevole, intensa, emozionante, coinvolgente, ammirevole per la sua semplicità. Da tre giorni lo porto con me; leggo le due pagine del racconto e poi durante la giornata torno a leggerne frasi sparse. Purtroppo sono solo 207 pagine ed il libro costa 17 euro (ho avuto una doppia fortuna domenica: scoprire il libro e sfruttare il 25% di sconto offerto dalla libreria Arion Montecitorio per l’Arion Day). Vi lascio un saltapagina breve delle prime 22 pagine. Non appena lo avrò letto tutto ne posterò un brano (ma ci metterò molto se continuo a tornare indietro a rileggere ogni riga).

saltapagina

E’ notte. Un sentiero tra due file di alberi. Qualcuno avanza su quel sentiero, qualcuno che il silenzio spaventa vagamente e, più del silenzio, la solitudine e il gioco di luci e ombre che si spande al suolo. E’ un ragazzo che viene da lontano, da una festa di paese dove c’è quell’eterna ragazza da cui non avrà mai nulla, ma che è, di per sé, la promessa del futuro amore.

***

Era un uomo malato, vecchio anzitempo, torto come un tralcio o un antico olivo. Tutta la sua forza gli si concentrava nelle braccia. E io, che non sono mai stato ragazzo di grandi muscolature, provavo un’invidia folle per quelle spalle possenti, dove le corde dei tendini vibravano e si gonfiavano a un ritmo che oggi mi piace chiamare solenne. Al mio ciabattino piaceva parlare e ascoltare. Raccontava fatti della sua giovinezza, vaghe aspirazioni di tempi remoti, la terribile e dolorosa storia di una pistola che forse un giorno, passati tanti anni, scriverò.

***

Ti sto davanti, e non capisco. Sono della tua carne e del tuo sangue, ma non capisco. Sei venuta al mondo e non ti sei curata di sapere che cos’è il mondo. Arrivi alla fine della vita e il mondo, per te, è ancora quel che era quando nascesti: un interrogativo, un mistero inaccessibile, una cosa che non fa parte della tua eredità: cinquecento parole, un fazzoletto di terra di cui si fa il giro in cinque minuti, una casa di tegole e pavimento di terra battuta. Stringo la tua mano callosa, passo la mia mano sul tuo viso rugoso e sui tuoi capelli bianchi, rovinati dal peso dei fardelli – e continuo a non capire.

***

A me, che spiavo da dietro i vetri, metteva i brividi l’espressione concentrata dell’arrotino, attento al filo, come se per lui non ci fosse (e non c’era) missione più importante nella vita che dare a ogni lama un taglio ben vivo per il prosaico compito di sbucciare patate, decapitare meno prosaicamente una gallina (allora i polli erano una rarità) o mettere al sole le budella di un nemico. Indifferente, la’rrotino affilava il taglio. Quanto all’uso, se mai glielo avessero chiesto, avrebbe forse risposto con un’aria del suo flauto.

***

Intanto, mentre penso, il fiume continua a passare, in silenzio. Viene ora nel vento, dal villaggio non lontano, un rintocco lamentoso di campane: qualcuno è morto, so chi è, ma a che serve dirlo? Molto in alto, due aironi bianchi (o forse non sono aironi, ma non importa) disegnano un balletto senza inizio nè fine: sono venuti a inscriversi nel mio tempo, andranno poi a continuare il loro, senza di me.

***

Le parole sono buone. Le parole sono cattive. Le parole offendono. Le parole chiedono scusa. Le parole bruciano. Le parole accarezzano. Le parole sono date, scambiate, offerte, vendute e inventate. Le parole sono assenti. Alcune parole ci succhiano, non ci mollano; sono come zecche: si annidano nei libri, nei giornali, negli slogan pubblicitari, nelle didascalie dei film, nelle carte e nei cartelloni. Le parole consigliano, suggeriscono, insinuano, ordinano, impongono, segregano, eliminano. Sono melliflue o aspre. Il mondo gira sulle parole lubrificate con l’olio della pazienza. I cervelli sono pieni di parole che vivono in santa pace con le loro contrarie e nemiche. Per questo le persone fanno il contrario di quel che pensano, credendo di pensare quel che fanno. Ci sono molte parole.

Josè Saramago

Di questo mondo e degli altri

Einaudi editore

a cura di Giulia Lanciani

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lunedì, ottobre 30, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Charlie Brown: Eccoci qua, Snoopy, seduti nel campo dei cocomeri ad aspettare il grande cocomero. Oggi Halloween il grande cocomero vola in cielo con la sua borsa piena di giocattoli… E pensa… se tu e io, seduti qui per tutta la notte, riuscissimo a vederlo! Apprezzo molto che tu stia seduto qui con me, Snoopy… Anche se devo ammettere che non capisco perchè tu abbia gli occhiali da sole…

Snoopy: Ci sono momenti in cui è meglio non farsi riconoscere!

grazie a mosette per snoopy, zucca, woodstock e fantasmini.

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domenica, ottobre 29, 2006

il mio microgiallo da sms

Che fai?

Ti sparo.

No!

Si!

No!

Si!

No!

Si.

No!

Bang!

Lo soprannominarono “l’assassino che voleva sempre avere ragione”.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, ottobre 28, 2006

in punta di blog

un viola nel cielo di ritaM

ogni donna, mentre fa il pane, è una strega…. di selvaggia masca

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venerdì, ottobre 27, 2006

il club di Groucho

(ovvero non mi interessa far parte di un club che mi accetta fra i suoi membri)

La pulizia può venire dopo la devozione, ma secondo e la parsimonia dovrebbe venire immediatamente dopo. Mi considero uno degli ultimi sopravvissuti di un’era al tramonto. Sono il tipo che spegne le luci quando esce da una stanza. Chiudo bene i rubinetti dell’acqua per essere sicuro che non gocciolino. Anche se ho una cuoca, vado personalmente al supermercato per scegliermi i cibi che lei alla fine rovinerà. La gente si meraviglia quando mi vede al reparto verdura mentre valuto attentamente i meriti di due teste di cavolo o tasto i pomodori e occasionalmente una ragazza. Poichè la mia faccia è abbastanza conosciuta, ciò mi procura spesso qualche imbarazzo, ma non posso farci niente. Sono convinto che la parsimonia, nel mio caso, è un impulso innato che ha origine da una infanzia oppressa dai debiti e che è irreversibile come l’età critica (che ho superato alcuni anni fa).

Groucho Marx da Memorie di un irresistibile libertino (ed. Bur La Scala)

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giovedì, ottobre 26, 2006

il regalo di mosette

grazie mo, della foto e del pensiero.

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mercoledì, ottobre 25, 2006

un pessoa ogni tanto

Quando siedo a scrivere versi

O, passeggiando per i sentieri e per le scorciatoie,

Scrivo versi su un foglio che sta nel mio pensiero,

Sento un bastone nelle mani

E vedo un’immagine di me

Sulla cima di una collina,

Mentre guardo il mio gregge e vedo le mie idee,

O guardo le mie idee e vedo il mio gregge,

E sorrido vagamente come chi non comprende ciò che si dice

E vuol fingere di comprendere.

Fernando Pessoa da Il custode di greggi in Le poesie di Alberto Caeiro (Passigli editore)

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martedì, ottobre 24, 2006

la mia londra a colori

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lunedì, ottobre 23, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Lucy: A qualche marito piace cucinare… se fossimo sposati, potresti cucinare…

Schroeder: Tu cosa faresti?

Lucy: La piega ai tovaglioli.

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domenica, ottobre 22, 2006

il mio microgiallo da sms

Venerdì 17. Per vincere la superstizione, ruppe uno specchio, passò sotto una scala e attraversò dopo un gatto nero. Ritentò martedì 13 e gli fu fatale.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, ottobre 21, 2006

lettura in corso

Agnes di Peter Stamm (Neri Pozza editore)

Chiesi ad Agnes a cosa stesse lavorando. Disse che si era laureata in fisica e che stava scrivendo la sua tesi. Sui gruppi di simmetrie dei reticoli cristallini. Aveva un posto part-time come assistente all’Istituto di Matematica dell’Università di Chicago. Aveva venticinque anni. Disse che suonava il violoncello e amava la pittura e le poesie. Era cresciuta a Chicago. Qualche anno prima, suo padre era andato in pensione e i suoi genitori si erano trasferiti in Florida e l’avevano lasciata qui da sola. Agnes abitava in un ampio monolocale in un quartiere periferico della città. Non aveva molti amici, solo tre musiciste, che vedeva tutte le settimane e con le quali formava un quartetto d’archi. “Non sono un tipo molto socievole” disse. Le raccontai che scrivevo. Non ci fece caso, non mi pose alcuna domanda sul mio lavoro e io non menzionai il fatto di avere pubblicato dei libri. In effetti, ero contento del suo disinteresse. Non sono particolarmente fiero di scrivere libri divulgativi ed esistono argomenti più interessanti dei sigari, della storia della bicicletta o delle vetture ferroviarie di lusso. Di noi parlammo poco, in compenso discutemo d’arte e di politica, delle prossime elezioni presidenziali d’autunno e delle responsabilità della scienza. Anche più avanti, quando ci conoscemmo meglio, Agnes preferiva parlare di idee; a quel tempo la sua vita privata non impegnava molto i suoi pensieri, o almeno lei non ne parlava. Quando discutevamo, in tutto ciò che Agnes diceva era insita una strana gravità, le sue opinioni erano inflessibili. Ci fermammo a lungo al bar. Solo quando, verso mezzogiorno, il locale cominciò a riempirsi, la cameriera si fece impaziente e ce ne andammo.

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venerdì, ottobre 20, 2006

il post di Flaiano

Codice della strada

In certi passi sembra un libro di lettura per bambini buoni. Qualche volta la “disposizione di legge” si tinge di consiglio affettuoso, e commuove. Per esempio, articolo 15: “I conducenti, approssimandosi ad un passaggio a livello, debbono usare la massima prudenza al fine di evitare incidenti”. Com’è giusto! Sarebbe anche buona norma di prudenza che i conducenti, nelle giornate fredde, si coprissero bene. Vado avanti e trovo queste righe, ispirate a Stuart Mill, sulla libertà dei ciclisti (art.128): “I ciclisti debbono avere libero l’uso delle braccia e delle mani e reggere il manubrio almeno con una mano”. Io avrei aggiunto: e pedalare almeno con un piede, per stabilire un principio. Nella stessa pagina mi colpisce un appunto dedicato ai Dioscuri: “Ogni animale indomito o pericoloso deve avere almeno un conducente”. Nudo, come nei quadri di De Chirico? Bisognava forse specificarlo; ma l’immagine c’è, precisa. Dove però la prosa dei legislatori si innalza, rifacendosi ai nostri classici recenti (penso al Fucini, penso al D’Annunzio) per un senso agreste e desolato che pervade e illumina il quadro, è all’art. 131: “Gli armenti, le greggi e qualsiasi moltitudine di bestiame… non possono restare sulle strade e, di notte, debbono essere preceduti da un guardiano che proietta posteriormente luce rossa”. Vedete già la scena: vanno in Maremma! Oh perchè non son io co’ i miei pastori.

Ennio Flaiano da L’occhiale indiscreto – Bompiani ed.

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giovedì, ottobre 19, 2006

l’mms che è un piacere

i funghi di s.

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mercoledì, ottobre 18, 2006

un pò di emily

Una parola è morta

appena è detta,

qualcuno dice.

Io dico che soltanto

quel giorno

comincia a vivere.

Emily Dickinson

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martedì, ottobre 17, 2006

lettura in corso

Una casa di melograni di Oscar Wilde (Giulio Perrone editore)

La sua Anima, che era dentro di lui, lo chiamò dicendo: – Ascoltami! Ho vissuto con te tutti questi anni e sono stata la tua serva. Non cacciarmi ora, che male ti ho fatto? E il giovane Pescatore rise. – Non mi hai fatto alcun male, ma non ho bisogno di te – rispose. – Il mondo è vasto, ci sono il Paradiso e l’Inferno e c’è anche quella dimora crepuscolare indistinta tra l’uno e l’altro. Và dove vuoi ma non affliggermi, poichè il mio amore mi chiama. L’Anima lo supplicò disperatamente, ma lui non le prestò attenzione, saltò da una roccia all’altra sicuro come una capra selvatica e ala fine giunse alla pianura, sulla riva gialla del mare. Con il suo corpo bronzeo e ben modellato come una statua greca, se ne stava sulla sabbia con le spalle alla luna; dalla spuma marina si tesero verso di lui candide braccia e dalle onde sorsero delle forme indefinite per rendergli omaggio. Davanti a lui si stendeva la sua ombra, che era il corpo della sua anima, e dietro di lui la luna stava sospesa nell’aria color miele.

dalla fiaba Il Pescatore e la sua Anima

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lunedì, ottobre 16, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Sally: davvero non capisco qual è il trucco?

Charlie Brown: non c’è nessun trucco… devi solo portare questo libro alla bibliotecaria laggiù e dirle che vuoi prenderlo in prestito…

Sally: ma non ho soldi…

Charlie Brown: non ne hai bisogno… è il municipio a pagare…

Sally: a-ha! Vogliono controllare le nostre letture!

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domenica, ottobre 15, 2006

il mio microgiallo da sms

Sparì all’altezza dell’Area 51. Punizione eccessiva per uno che aveva sbagliato numero civico.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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venerdì, ottobre 13, 2006

domani niente post perché splinder sarà in manutenzione.

Reg Smythe ed il suo ANDY CAPP

Andy: Vieni a bere George?

George: Ehm… no… ho molto da fare in casa!

Chalkie: Ha sempre molto da fare! Non è più lo stesso da quando si è sposato… è giù di tono… non viene più al bar… non esce mai con gli amici…

Andy: Lascia perdere Chalkie… preferisco ricordarlo come era quando era vivo!

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giovedì, ottobre 12, 2006

il brano

Pasquale Panella

da Amore a vapore con le alucce in cima in Oggetto d’amore (Minimun Fax editore)

La macchina, la torpediniera espressa, la siluratrice di bollidi dalla culatta schiumosa, l’ordigno più o meno semplice che induce una forza vapore a vincere la resistenza di un polviglio, la cromata con ugelli, la banchista padrona, scintillante l’orgoglio maggiore, quello di chi non ha bisogno di pensare per produrre arie, getti, soffioni, boffe di fumi. La macchina del caffè nella sorsetteria, nella sala a zucchero, nel padiglione aromatico, la centrale. E intorno, come circonlocuzioni, giri di parole per dirla, perifrasi: palle di pappe, i canditi, le panne, le creme, i cacai. Dolci parenti tra loro, cosche della cosa dolce, un labbreggiare esuberando ripieni, cupole che forbiscono il proprio stesso tamburo con una lingua sfoggiata da sotto come un panno solenne; esangui piccine con la ciliegia in testa, segno che qualcosa pubisce, qualcosa le morba, qualcosa le cecia; marmellate introdotte, distese, recondite; fruttami affettati, musivi, rosoni; cannoli anelanti, nuvoli come di marmo leggero sui quali come un santo la bocca porrà il piede soave; triangoli di torta incipienti a cincischiare col cucchiaino maliziosetto, e l’argento lo è. Studi, letture, tesi, interessi ossessvi: così la dedizione al dolce. E impudicizie a carico delle parti molli del corpo che gli si dedica. Tornando a lei, protagonista: la macchina del caffè con le alucce in cima, lucenti, con i fori, le bifore, la macchina verticale come una torre di guardia di contro un cielo di specchi, a strapiombo su pavimenti più lucidi del mare, cigliata di beccucci alla base come una attinia contrariata.

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mercoledì, ottobre 11, 2006

la mia parigi a colori

i giardini del lussemburgo dalla torre eiffel (dettaglio)

(foto akio, maggio 2002)

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martedì, ottobre 10, 2006

shakespeare

Viola – Quest’uomo è saggio assai per fare il matto,

e a farlo non ci vuole poco spirito.

Di quelli che berteggia ha da osservare

abiti, qualità, persona, tratto,

e, quale falco, cogliere ogni piuma

che gli voli sugli occhi. Il suo mestiere

dà più travaglio che a gran saggio l’arte.

E se fa il saggio, il pazzo, è savio in parte.

Saggio che impazza perde ogni sapere.

William Shakespeare da La dodicesima notte

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lunedì, ottobre 09, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Charlie Brown: Stà a sentire questa. Lo sai quanta gente gioca a tennis in questo paese? Trentaquattro milioni!

Snoopy: E mi possono battere tutti!

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domenica, ottobre 08, 2006

il mio microgiallo da sms

Trovarono il fachiro stecchito sul suo giaciglio di chiodi. Nessun mistero; era morto per cause naturali.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, ottobre 07, 2006

ipse dixit

La chiarezza del racconto corrisponde alla funzionalità del nuoto – gesti nitidi e precisi che si modellano sull’acqua indistinta e la modellano in cerchi, in impulsi, in giochi di schiume. Dobbiamo concludere che tutto nella narrativa è stile – così come nel nuoto.

Cesare Pavese

dal catalogo 2006 dei tascabili Einaudi

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venerdì, ottobre 06, 2006

Bill Watterson ed i suoi Calvin and Hobbes

Calvin: Perchè la mia vita non è come questo serial tv? Perchè non ho un mucchio di amici la cui unica occupazione è inventare avventure demenziali? Perchè le mie conversazioni non sono infarcite di vittimismo spontaneo? Perchè i miei amici non mi dimostrano una sentita sollecitudine quando ho dei problemi?

Hobbes: Perchè non conosci delle pupe stratosferiche?

Calvin: Devo affidare la mia vita a qualche scrittore.

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giovedì, ottobre 05, 2006

dal cassetto dei ricordi

i quaderni delle ricerche

Quando internet era fantascienza e a scuola ci davano da fare le ricerche sul quadernone, era tutto un copia, ritaglia, stacca e incolla. Molto diverso dal copia e incolla di word, era un po’ più manuale. Dal momento in cui scrivevi sul diario il titolo della ricerca, iniziava una specie di caccia al tesoro per trovare libri ed enciclopedie da cui scopiazzare, cambiando qualche parola o saltando ed omettendo interi brani del testo così la maestra non se ne accorge. Il problema principale era quello di trovare le immagini. L’enciclopedia godeva di una giustificata ed inviolabile sacralità mentre i libri illustrati che uno aveva in casa erano più indifesi e spesso subivano il ritaglio. Questo comportava anche il rischio del sacrosanto scapaccione. Poi, l’editoria scolastica ebbe un’idea geniale: iniziò la pubblicazione degli indimenticabili Quaderni delle mie ricerche con i testi e le relative immagini da ritagliare ed incollare. Per ogni materia c’era una serie di quaderni: storia, geografia, scienze, lettere. Fu una vera salvezza per tutti quegli studenti che avevano l’incubo del quadernone da riempire. Della coccoina ne parliamo un’altra volta.

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mercoledì, ottobre 04, 2006

il post di Marcello Marchesi

Elio ha viaggiato il viaggiabile a piedi, in auto, in aereo, in treno. Ha viaggiato sempre sul serio, mai con la fantasia. Si può quindi affermare, con sicurezza, che non è mai partito.

da Diario futile di un signore dimezza età

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martedì, ottobre 03, 2006

lettura in corso

Una casa di melograni di Oscar Wilde (Giulio Perrone editore)

Un libretto gustoso che raccoglie quattro fiabe per adulti di cui Wilde disse:

“Edificando questa Casa di melograni io ho avuto l’intenzione di compiacere il fanciullo inglese più o meno quanto ho avuto quella di compiacere il pubblico inglese. Mamilius (il principino del Racconto d’inverno di Shakespeare) è assolutamente delizioso quanto Calibano (il mostro della Tempesta) è assolutamente detestabile, ma nè i criteri di Mamilius nè quelli di Calibano sono i miei. Nessun artista riconosce alcun criterio di bellezza se non quello che gli è suggerito dal suo stesso temperamento. L’artista cerca di realizzare in un certo materiale la sua idea immateriale di bellezza, e così di trasformare un’idea in un ideale. Così un artista crea delle cose. Per questo un artista crea delle cose. Creando delle cose, l’artista non ha altro obiettivo”.

Vi lascio l’incipit della prima fiaba: Il giovane Re.

Era la notte prima del giorno stabilito per la sua incoronazione, e il giovane Re stava sedendo solo nella sue bellissima stanza. I suoi cortigiani si erano tutti congedati, chinando le teste verso il pavimento, secondo il solenne rituale del tempo, e si erano ritirati nel Grande Salone del Palazzo, per ricevere qualche ultima istruzione dal Maestro di Cerimonie; c’erano alcuni di loro che avevano ancora modi abbastanza spontanei, cosa che in un cortigiano è, non occorre dirlo, un difetto gravissimo.

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lunedì, ottobre 02, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Linus: soffro per i bambini piccoli… quando un bambino nasce, in questo freddo mondo, è smarrito! Terrorizzato! Ha bisogno di qualcosa che lo tiri su… secondo me appena un bambino nasce, dovrebbero assegnargli un banjo!

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domenica, ottobre 01, 2006

il mio microgiallo da sms

Il celebre autore di graffiti finì sotto il metrò dopo aver terminato l’opera: “Giulia, ti amo”. La moglie Rita prendeva quella linea per andare a lavorare.

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giovedì, novembre 30, 2006

la pinacoteca impossibile

Paul Cézanne

autore: Paul Cézanne

titolo: La rupe rossa

anno: 1900

dimensioni: olio su tela; 91 x 66

proprietà: Parigi, Musée de l’Orangerie

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mercoledì, novembre 29, 2006

nobel per la letteratura

1949 William Faulkner (USA)

“La mia esperienza mi ha insegnato che le uniche cose di cui avevo bisogno per lavorare erano carta, tabacco, cibo e un pò di whisky”.

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martedì, novembre 28, 2006

il brano

Hermann Hesse dal racconto L’uomo con molti libri

Poi l’uomo dei libri trovò un librone intitolato Anna Karenina, e poi le poesie di Richard Dehmel. E trovò, poco dopo, i libri di Dostoevski. Da quando aveva cominciato con Shakespeare era come se la poesia lo rincorresse, come se per magia gli si facesse incontro, qua e là, non appena cominciava ad avvertire un vuoto, proprio quello che adesso poteva dirgli qualcosa, e trascinarlo. Su quei lbri russi pianse e trascorse notti insonni, scaraventò Orazio lontano da sé e dette via una gran quantità dei suoi vecchi libri. Una volta gliene capitò in mano uno latino che in passato stimava ben poco. Lo mise da una parte e tosto lo lesse. Erano le Confessioni di Agostino. Da quello tornò a Dostoevski. Un giorno, verso sera, che era esausto dal gran leggere e gli facevano male gli occhi – non era più tanto giovane – si immerse in profonde riflessioni. Su uno dei suoi alti scaffali c’era, da parecchio tempo, un’iscrizione dorata con quelle parole greche che significano: “Conosci te stesso!”. Quelle parole cominciarono a lavorare in lui. Infatti non si conosceva, da tempo non sapeva più niente di se stesso. Adesso ripercorse a ritroso ogni traccia percettibile, cercò fervidamente i tempi in cui un verso di Orazio lo rapiva e un canto di Pindaro lo rendeva beato. Allora, a partire da quei libri antichi, aveva avvertito in sé quel che si chiama umanità; era stato, tra i suoi poeti, eroe, signore e saggio, aveva stabilito leggi e quelle leggi rispettato; nella sua magnifica dignità lui, l’uomo, era emerso dal groviglio della natura priva di anima, verso la chiara luce.

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lunedì, novembre 27, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Sally: chi sono tutti quei tipi che passano in auto?

Charlie Brown: sono persone che vanno al lavoro…

Sally: lavoro?

Charlie Brown: Un tempo aspettavano il bus della scuola come noi… ora devono andare al lavoro tutti i giorni per il resto della vita…

Sally: santo cielo! Chi ha avuto l’idea?

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domenica, novembre 26, 2006

il mio microgiallo da sms

Il pescatore fu ucciso per errore durante una battuta di caccia. Ora sapeva cosa vuol dire essere un pesce fuor d’acqua.

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sabato, novembre 25, 2006

di blog in blog

Dark Water di Koji Suzuki: la recensione di suzupearl

onde siccome suole di matisse

gli essenziali di Kerouac (in inglese) da Il blog del Mestiere di Scrivere

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venerdì, novembre 24, 2006

Quino e la sua Mafalda

Mafalda: All’asilo danno un titolo di studio, mamma?

mamma: Ma no! Figurati che idea!

Mafalda: allora quando l’avrò finito non dovrò… che sollievo! Ti giuro che così piccola non volevo, mamma non volevo.

mamma: non volevi cosa?

Mafalda: dover andare all’estero come tutti quelli che hanno un titolo di studio.

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giovedì, novembre 23, 2006

la mia londra a colori

hamley’s (scale mobili)

(foto akio, dicembre 2004)

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mercoledì, novembre 22, 2006

il brano

Bruce Chatwin da Le Vie dei Canti (Adelphi editore – trad. Silvia Gariglio)

Nuristan, Afghanistan, 1970

I villaggi del Nuristan sono abbarbicati alle montagne, ad angolazioni talmente vertiginose che la funzione di strade è assolta da scale a pioli di legno di cedro. Gli abitanti hanno i capelli biondi e gli occhi azzurri, e girano con asce da guerra di ottone. Portano cappelli piatti, giarrettiere incrociate sulle gambe e un tocco di kohl su ogni palpebra. Alessandro li prese per una tribù di greci dispersa da tempo, i tedeschi per una tribù di ariani. I nostri portatori avevano un’aria servile e infida: si lamentavano di continuo che i loro poveri piedi non potevano fare un passo di più e lanciavano occhiate invidiose alle nostre scarpe. Alle quattro volevano che ci accampassimo vicino a un gruppo di case diroccate e in ombra, ma noi insistemmo per inoltrarci ancora nella valle. Dopo un’ora raggiungemmo un villaggio circondato da alberi di noce. I tetti erano arancioni di albicocche messe a seccare al sole. In un prato giocavano bambine con abiti tinti di rosa con la robbia. Il capo del villaggio ci accolse con un sorriso franco e aperto. Si unì poi a noi un giovane satiro barbuto, con una coroncina di foglie di vite e fiori di campo sui capelli, che da una fiasca di pelle ci offrì un goccio di aspro vino bianco.

“Ci fermiamo qui” dissi al capo dei portatori.

“No, qui no” disse lui.

Aveva imparato a parlare inglese nel bazar di Peshawar.

“Si, qui” dissi io.

“Questi uomini sono lupi” disse lui.

“Lupi?”.

“Si, lupi”.

“E quelli di quel villaggio?” domandai indicandone un altro dall’aspetto desolato a un chilometro e mezzo da noi.

“Quelli sono uomini” disse.

“E quelli del villaggio ancora dopo? Sono lupi, vero?”.

“Lupi” annuì lui.

“Non dire fesserie!”.

“Non sono fesserie, sahib” rispose.

“Certi uomini sono uomini e certi altri sono lupi”.

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martedì, novembre 21, 2006

un pessoa ogni tanto

Nessuna epoca trasmette alla successiva la propria sensibilità; le trasmette solo l’intelligenza che di tale sensibilità ha avuto.

Quanto a emozione siamo noi; quanto a intelligenza siamo altri. L’intelligenza ci disperde; per questo è attraverso ciò che ci disperde che noi sopravviviamo. Ogni epoca consegna alle epoche seguenti solo quello che non è stata.

Fernando Pessoa

da Una sola moltitudine, vol I Adelphi editore

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lunedì, novembre 20, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Snoopy: Il cane in quella macchina è davvero stupido. Con la testa a penzoloni fuori dal finestrino e la lingua al vento… Non mi vedrete mai fare una cosa del genere in auto… Me ne starei seduto dritto con la cintura allacciata!

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domenica, novembre 19, 2006

il mio microgiallo da sms

I tarli di un vecchio armadio divorarono il restauratore. Anche loro avevano l’istinto di conservazione.

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sabato, novembre 18, 2006

ipse dixit

Si può scrivere un ottimo romanzo partendo da una struttura rigida e solida, la rigidità della regola fa sprigionare l’energia dell’immaginazione. Un pò come capita al sonetto, che è una forma poetica costrittiva da cui può emergere la poesia più bella. Penso al ritmo e al respiro di Shakespeare.

P.D. James

da Il Messaggero del 7/9/2006

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venerdì, novembre 17, 2006

il post di Totò

Un razzo! Ma vi sembra il caso di razzolare a quest’ora nottambula? Io della luna, dei missìli, dei satelliti e di altri aggeggi del genere me ne infischio, anzi, me ne strainfischio. Io dico missìli perchè in casa comando io e l’accento lo metto dove mi pare.

Antonio de Curtis in arte Totò

da Parli come badi Rcs libri citando il film Totò sulla luna

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giovedì, novembre 16, 2006

saltapagina

Il richiamo della foresta di Jack London

***

Buck non leggeva i giornali; altrimenti avrebbe saputo che c’erano guai in vista, e non soltanto per lui, ma per tutti i cani della costa che avessero muscoli forti e pelo lungo e caldo, tra lo stretto di Puget e San Diego. Poichè alcuni uomini, brancolando nelle buie profondità settentrionali, avevano trovato un metallo giallo, e le compagnie di navigazione e quelle di trasporto avevano date grande pubblicità al ritrovamento, migliaia di uomini si precipitavano verso il nord. Quegli uomini volevano dei cani, e volevano cani pesanti, con muscoli forti adatti alla fatica e una buona pelliccia per proteggersi dal gelo.

***

Di una cosa sola era contento: non aveva più la corda al collo. Quell’impsizione aveva dato agli uomini un ingiusto vantaggio, ma adesso che non l’aveva più, gliel’avrebbe fatta vedere lui. Nessuno gliene avrebbe messa al collo un’altra. Su questo era ben deciso.

***

Era sconfitto (lo sapeva); ma non spezzato. Aveva capito, una volta per tutte, che di fronte a un uomo con un bastone non c’era niente da fare. Aveva imparato la lezione e non la dimenticòpiù per tutta la vita. Quel bastone fu una rivelazione per lui. Lo introdusse nel regno della legge primitiva, e lui accolse e fece sua l’introduzione. I fatti della vita presero un aspetto più crudo, e lui affrontò quell’aspetto senza timore, ma con l’astuzia latente di una natura che era stata ridestata.

***

Non si era ancora ripreso dal trauma per la tragica fine di Curly quando ebbe un altro colpo. Francois gli sistemò addosso un insieme di cinghie e fibbie. Erano finimenti, come quelli che a casa gli staffieri mettevano ai cavalli. E così come aveva visto lavorare i cavalli, ora toccava a lui, trainando Francois e la sua slitta fino alla foresta ai margini della valle e tornando indietro con un carico di legna da ardere. Crudelmente offeso nella sua dignità per essere stato ridotto ad animale da tiro, Buck era tuttavia troppo saggio per ribellarsi. Si piegò al lavoro con buona volontà e fece del suo meglio, sebbene tutto fosse nuovo e strano.

***

Il suo sviluppo (o regressione) fu rapido. Presto ebbe muscoli duri come il ferro e divenne sempre più insensibile a ogni comune forma di dolore. Imparò ad amministrarsi non solo in relazione al mondo esterno, ma anche all’interno del suo organismo. Ora mangiava qualsiasi cosa, per quanto disgustosa o indigesta; e il suo stomaco spremeva dal cibo la minima particella di nutrimento; e il suo sangue la convogliava fino ai più lontani tessuti del corpo rendendoli sempre più solidi. La vista e l’olfatto gli si acuirono notevolmente e più ancora l’udito; ormai riusciva a percepire il più piccolo rumore anche nel sonno e a distinguere se quel dato rumore significava pace o annunciava un pericolo.

***

Più tardi, i nove cani da slitta si ritrovarono insieme e cercarono rifugio nella foresta. Nessuno li inseguiva più, ma erano molto malridotti. Non uno che non fosse ferito in almeno quattro o cinque punti diversi, alcuni in modo grave.

***

Era inevitable che ci fosse uno scontro per la supremazia. Buck lo voleva. Lo voleva perchè era nella sua natura volerlo, perchè era stato preso dall’inspiegabile orgoglio della pista e della tirella: quello che tiene i cani al lavoro fino all’ultimo respiro, che li spinge a morire contenti di essere ancora al tiro e a morire di crepacuore se ne vengono tolti.

***

Tutto quel ri bollire di antichi istinti che in periodi determinati spinge gli uomin lontano dalle città risonanti, nei boschi e nelle pianure, per uccidere con proiettili di piombo lanciati chimicamente, la bramosia del sangue, la smania di uccidere vibravano anche in Buck, ma erano in lui ben più connaturate. Alla testa del branco Buck correva dietro quella cosa selvatica, dietro quel cibo vivente, per ucciderla con i propri denti e bagnare il muso fino agli occhi nel sangue caldo.

***

Perrault venne a dare una mano. Per quasi un’ora gli uomini rincorsero il cane. Gli gettarono dei bastoni. Buck li evitò tutti. Maledirono lui, i suoi antenati prima di lui, la sua discendenza fino alla più lontana generazione dopo di lui, ognipelo del suo corpo e ogni goccia del suo sangue; a quelle imprecazioni Buck rispondeva ringhiando e portandosi fuori tiro. Non cercò mai di fuggire, ma arretrava girando attorno al campo, dimostrando chiaramente che, quando fosse stato accontentato, sarebbe tornato e sarebbe stato buono.

***

Buck aveva un modo speciale di dimostrare il suo affetto, un modo che aveva quasi una nota d violenza. Afferrava la mano di Thornton tra i denti e stringeva forte, fino a lasciargli per qualche tempo i segni sulla pelle. Ma come Buck capiva che gli insulti erano parole d’amore, l’uomo capiva che quei finti mosrsi erano carezze.

***

Buck si era tuffato all’istante; dopo circa trecento metri, in mezzo a un vortice, raggiunse il padrone. Appena sentì che Thornton si era aggrappato alla sua coda, prese a nuotare verso la riva con tutta la sua splendida forza.

***

Così passarono i mesi, sempre su e giù per quella vastità nonnon segnata sulle carte dove non c’erano uomini, ma dove non c’erano uomini, ma dove pure dovevano essere stati, se la Capanna perduta esisteva. Attraversarono il crinale dei monti sotto i temporali estivi, rabbrividirono al sole di mezzanotte su montagne nude, tra la linea dei boschi e le nevi eterne, poi scesero nell’estate delle valli, tra sciami di mosche e zanzare, e all’ombra dei ghiacciai colsero fragole e fiori belli e maturi quanto quelli di cui poteva vantarsi il sud.

***

C’è una pazienza della foresta, ostinata, instancabile, persistente come la vita stessa, che trattiene per ore il ragno, immobile, nella sua tela, e il serpente nelle sue spire e la pantera nella tensione dell’agguato; è la pazienza caratteristica della vita quando caccia una preda viva; era la pazienza di Buck mentre restava ostinatamente affiancato al branco, ritardandone la marcia, irritando i maschi giovani, disturbando le femmine con i piccoli, rendendo folle di rabbia impotente l’alce ferito.

***

Da quel momento, di notte o di giorno, Buck non lasciòun solo momento la sua preda, non diede tregua all’alce, non gli permise mai di brucare le foglie degli alberi o le gemme dei salici e delle betulle. Nè permise all’alce ferito di placare la sua sete ardente nei rigagnoli che incontravano.

***

Allora si fece avanti un vecchio lupo, sparuto e coperto dalle cicatrici di molte battaglie. Buck increspò le labbra come per ringhiare, ma invece strofinò il naso contro quello dell’altro. Il vecchio lupo si accucciò, alzò il muso e proruppe nwl lungo ululato. Tutti gli altri si accucciarono come lui e come lui ulularono. Ora il richiamo giungeva a Buck con accenti inconfondibili. Anche lui si accucciò e ululò.

***

Mondadori editore, traduzione Fedora Dei

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mercoledì, novembre 15, 2006

succede a… milano

mostra: I racconti a colori di Dino Buzzati

“Se scrivo un racconto cento volte la centesima sarà migliore della prima. Diversamente, quando dipingo una tela questa è viva, più ci lavoro, più la vita scompare”.

Buzzati oltre che scrittore e giornalista è stato anche pittore. Milano gli dedica per il centenario dalla nascita (1906-1972) una mostra inaugurata ieri e che proseguirà fino al 28 gennaio presso la Rotonda di via Besana, 15. Questa è la presentazione pubblicata dal corriere.it (tratta da ViviMilano). Se fossi a Milano non me la perderei.

Dino Buzzati, «La balena volante», 1957, tempera su cartone, collezione privata

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martedì, novembre 14, 2006

la poesia

Kikuo Takano

Gli occhi

Vago mezza giornata senza meta

a Roma nel parco di Villa Borghese.

Forse per ascoltare le cicale

senza parlare con nessuno?

Su ogni panchina vedo

una sola persona

che fissa gli occhi nel vuoto;

se cerca qualcosa, può darsi

che veda solo “il tempo” coi suoi occhi.

Uno è sdraiato supino sulla panca;

non fa nulla, o meglio fa finta

di non far nulla; forse osserva un pezzo

di cielo o la cima di un albero.

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lunedì, novembre 13, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Charlie Brown: Allora Lucy… cosa devo scrivere?

Lucy: Egregio editore… troverà qui allegata una vignetta politica che ho disegnato per il suo giornale…

Charlie Brown: Cosa ti fa pensare che la pubblicherà?

Lucy: la pubblicherà di sicuro… gli editori detestano perdere gli abbonati!

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domenica, novembre 12, 2006

I casi lampo del commissario Eugenio Barzocco

Un tatuaggio troppo esplicito

commissario Eugenio Barzocco: Pronto?… Ora cosa c’è?

agente scelto Percaso Pasquale: Mi scusi commissario, lo so che a quest’ora sta seguendo la televendita di quadri ma… c’è stato un furto da Bulgàri. Hanno rubato… il…

commissario Eugenio Barzocco: … il diamante zebrato.

agente scelto Percaso Pasquale: Si! Ma come fa a saperlo?

commissario Eugenio Barzocco: Uso le orecchie.

agente scelto Percaso Pasquale: Il ladro è ancora nella gioielleria. Quando ha rotto la teca è scattato l’allarme e si sono chiuse le porte blindate.

commissario Eugenio Barzocco: Quante persone ci sono?

agente scelto Percaso Pasquale: Una decina. Le faccio perquisire tutte?

commissario Eugenio Barzocco: No, non posso aspettare. Hanno messo all’asta un quadro del maestro Vertigine e devo fare l’offerta telefonica. E poi, perchè perquisire dieci persone se il ladro è uno?

agente scelto Percaso Pasquale: Giusto, commissario.

commissario Eugenio Barzocco: Percaso, nella gioielleria ci dovrebbe essere un ragazza tatuata sul braccio destro con la scritta LO VOGLIO.

agente scelto Percaso Pasquale: Si commissario, la vedo.

commissario Eugenio Barzocco: Passamela al telefono.

televenditore: Ma che aspettate a telefonare? Vi rendete conto? Un capolavoro del maestro Vertigine, che vale 45.000 euro, noi ve lo offriamo a 450 euro. Ma solo se chiamate subito!

ragazza tatuata: Pronto?

commissario Eugenio Barzocco: Signorina, non mi faccia perdere tempo. Tiri fuori il diamante zebrato.

ragazza tatuata: ma io…

commissario Eugenio Barzocco: … lei martedì pomeriggio davanti alla vetrina di Bulgàri ha detto ad una sua amica: “Il diamante zebrato è il mio sogno. Un giorno di questi vengo e me lo porto via”.

ragazza tatuata: LO VOLEVO! LO VOLEVO! LO VOLEVO!

commissario Eugenio Barzocco: E’ stata sfortunata. Quel giorno io ero dietro di lei. Passeggiavo con mia nipote e ho colto l’occasione per mostrarle cosa lo zio non potrà mai regalarle. Mia nipote l’ha presa bene e guardando il suo tatuaggio sul braccio mi ha detto: “Non lo voglio”.

televenditore: Congratulazioni! congratulazioni vivissime alla signora Concetta che si è aggiudicata il Vertigine per 450 euro!

agente scelto Percaso Pasquale: Commissario… la ragazza ha tirato fuori il diamante dalla custodia del lettore mp3 e grida LO VOLEVO! LO VOLEVO! LO VOLEVO! sbattendo i piedi.

commissario Eugenio Barzocco: Lo volevo, quel Vertigine. Anche se chiedere 450 euro per una sua opera giovanile è un furto.

il caso della salciccia lasciata a metà

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sabato, novembre 11, 2006

in punta di blog

le ore interrotte

una ricreazione di matisse (da gustare anche i commenti)

le mollette sono in fila quasi tutte, tranne quelle sprecate

il graditissimo ritorno di wos

appunti (e link) di PiB in visita al Chicago Cultural Center

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venerdì, novembre 10, 2006

Reg Smythe ed il suo ANDY CAPP

Flo: Ciao, vado!

Andy: Ciao!

Flo: Come mai non mi chiedi dove vado e perchè mi sono agghindata in questo modo?

Andy: perchè dovrei? Mi fido di te…e poi so che sei pazza di me!

Flo: Dimentica che a volte ho dei momenti di lucidità!

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giovedì, novembre 09, 2006

wittgenstein

Quel libro è pieno di vita – non come un essere umano, ma come un formicaio.

Ludwig Wittgenstein

da Pensieri diversi – Adelphi editore

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mercoledì, novembre 08, 2006

l’mms che è un piacere

tempo di castagne

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martedì, novembre 07, 2006

il brano

Nathaniel Hawthorne dal racconto Il Maggio di Merry Mount (Newton & Compton editori – trad. Fausto Maria Martini)

Il Maggio non era mai stato decorato con tanto lieto sfarzo come in quel tramonto di mezz’estate. Questo venerato emblema era un pino, che aveva mantenuto la snella grazia della gioventù, mentre eguagliava in maestosa altezza i più antichi monarchi della foresta. Alla sua cima svettava un serico stendardo, colorato come un arcobaleno. Dalla sommità sin quasi alle radici il tronco era rivestito di fronde di betulla e di altre frasche del più intenso verde, alcune foglie d’argento, tutte legate da nastri, che fluttuavano in fantastici nodi di venti colori diversi, nessuno dei quali triste. Fiori di giardino e fiori selvatici ridevan lieti in mezzo alla verdura ed erano così freschi e rugiadosi, che parevano spuntati, per magia, da quel tronco felice. Dove questo verde e fiorito splendore terminava, il tronco del Maggio era colorato con le sette brillanti tinte che sfavillavano sullo stendardo della vetta. Dall’ultimo ramo verde pendeva una folta corona di rose, alcune raccolte negli angoli più isolati della foresta, altre, di un rosso anche più profondo, spuntate da sementi inglesi importate dai colonizzatori. Gente dell’età dell’oro, la maggior preoccupazione delle vostre fatiche agricole era quella di coltivar fiori!

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lunedì, novembre 06, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Charlie Brown sta leggendo “I racconti del West”

Charlie Brown: “Moltissimi cowboy erano cavallerizzi eccellenti… Galoppare attraverso la prateria era senz’altro divertente, ma poteva rivelarsi pericoloso. Un cavallo può inciampare facilmente, infilando uno zoccolo in una buca…”

Sally: Non sarebbe stato più sicuro rimanere sui marciapiedi?

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domenica, novembre 05, 2006

il mio microgiallo da sms

Il dittatore morì per una distrazione dell’assaggiatore. Il nuovo dittatore lo ringraziò e lo fece fucilare.

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sabato, novembre 04, 2006

in punta di blog

bevimi: una fotografia con anima, corpo e un dolce retrogusto; di rita

vento d’autunno; di alkanette

ora aprimi; di camee

attimi; di renato

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venerdì, novembre 03, 2006

Quino e la sua Mafalda

Miguelito: per quanto la maestra lo spieghi, non riesco a capire la storia del soggetto e del predicato!

Mafalda: E’ facile, Miguelito, se io, per esempio, dico “La spazzatura rende brutta la strada”, qual’è il soggetto?

Miguelito: Il sindaco?

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giovedì, novembre 02, 2006

K.M.

La felicità è come quando si inghiotte improvvisamente uno spicchio splendente di sole nel pomeriggio.

Katherine Mansfield

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mercoledì, novembre 01, 2006

taccuino campagnolo di un cittadino metropolitano

Dopo l’mms è arrivato l’invito a pranzo. E’ una stagione eccezionale per S. che ama “andare a funghi”; per me, che invece ne sono solo un degustatore entusiasta, è una manna. Sabato scorso le fettuccine di C. hanno nobilitato il sapore del bosco. La cucina, ma soprattutto la compagnia, di A.C. e M. è stata la cornice perfetta per dare al prezioso piatto l’ambientazione rustica, familiare e appassionata che meritava. Il congelatore è stracolmo di appetitosi funghetti. Tra poco arriverà il freddo e già pregusto la tavolata di polenta al sugo dove quei funghi faranno la loro figura da vere gemme della natura.

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sabato, dicembre 30, 2006

torno mercoledì 3 gennaio. Buon anno!

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Charlie Brown: Felice anno nuovo, Lucy!

Lucy: Ciò lo renderà tale? Che tu dica “felice anno nuovo” lo renderà felice? Solo perchè lo dici tu, vuol dire che lo sarà? E’ una garanzia la tua? E’…

Charlie Brown: Oh, santo cielo!

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venerdì, dicembre 29, 2006

un pò di emily

Inosservati s’allungano i monti

le sagome di porpora levate

senza sforzo o stanchezza

senza aiuto nè plauso.

Sui loro volti eterni

nell’oro che dilegua

in perfetta letizia il sole indugia

cercando compagnia per la sua notte.

Emily Dickinson

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giovedì, dicembre 28, 2006

di blog in blog

i 100 punti sulla carta feltrinelli di bellallegra

l’itinerario intrigante proposto da mosette

la pausa caffè (a base di blog) di luisa carrada

i pensieri pos natalizi di masso57

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mercoledì, dicembre 27, 2006

la mostra

Paul Klee: la collezione Berggruen

“Il colore mi possiede. Non ho bisogno di cercare di impossessarmene… Io e il colore siamo una cosa sola. Sono un pittore!” (Paul Klee – Diario, 1914).

L’astrattismo ed il simbolismo imbevuti nel colore. Semplici (e piccoli) acquarelli su carta incollata al cartone ma ci vedi lo stesso tutto Klee. Spettacolari gli uccelli in picchiata: stormi quadrati spinti a terra da frecce giganti. Che belli gli accenti rosso zafferano. Che personalità la Donna con sigillo. Un piccolo volto (13,5X15,5 cm.) ma strabiliante per come ti cattura; è Il mistico fisiognomico. Due lancette nere: l’essenzialità del tempo. Violento e triste il bimbo della Forza del bisogno in tempo di carestia. Massiccia la Testa di atleta. Potere ipnotico del colore: Con il quadrato verde.

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sabato, dicembre 23, 2006

amici lettori, Buon Natale. Torno mercoledì 27 dicembre.

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ipse dixit

Niente mi piace più che inventare storie e trovare le parole per raccontarle. Perchè mi permette di vivere tante vite diverse dandomi l’illusione di possedere la vita, quella che è stata prima di me, e quella che sarà dopo ancora. Di recuperare quanto sembra irrimediabilmente perduto.

Rosetta Loy

dal catalogo 2006 dei tascabili Einaudi

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venerdì, dicembre 22, 2006

il post di Flaiano

1° gennaio 1970

Un Natale passato tutto a Roma può uccidere un bue.

Non si va al centro, perchè tutti ci vanno.

A Capodanno, sulla sporcizia, i romani ne buttano altra dalle finestre, per festeggiare l’anno nuovo.

Ennio Flaiano

da Frasario essenziale per passare inosservati in società (Bompiani editore)

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giovedì, dicembre 21, 2006

la perla alla libreria discount

Nel sottopassaggio di via del Tritone a Roma (all’altezza della sede del Messaggero) c’è una libreria di usato a prezzi stracciatissimi. Nel periodo natalizio esagerano. I libri con il bollino giallo li vendono ad 1 euro e quelli con il bollino arancione 3 euro. Ficcanasando ho scovato la perla intitolata “Un amico, un certo Piero Chiara” di Mauro Della Porta Raffo (Eco editore). Piero Chiara è tra gli autori che preferisco e questo libretto non è proprio una biografia ma come scrive l’autore (amico di Chiara): “Ho pensato di scrivere alcune brevi prose di cui “il Chiara” è protagonista e che, mi sembra, bene lo rappresentino; tutte storie rigorosamente “vere” o che tali mi erano sembrate quando raccontate da lui”. Vi lascio un brano tratto dalla prosa intitolata “premi letterari”.

Nell’anno in cui Piero Chiara pubblicò Il pretore di Cuvio, venne praticamente costretto a prendere parte ad uno di questi “tornei” letterari. Il romanzo, peraltro, vendeva già assai bene (il pubblico ha sempre amato lo scrittore luinese) e lui, forse, non sentiva la necessità di mettersi in concorrenza, ma, com’è come non è, si trovò a correre e corse cercando di fare il meglio possibile. Alla vigilia della sua partenza per Roma e della cerimonia della premiazione (che avveniva ed avviene in un magnfico ambiente sotto le telecamere) lo andai a trovare e gli feci gli auguri (la frase da usare, in queste circostanze, era assai scurrile, perchè, a semplici auguri, avrebbe risposto con uno scongiuro).

“Chissà che tensione?” osservai, cercando di partecipare, in qualche modo, all’avvenimento.

“Macchè! – mi rispose -. Tutto già fatto; arriverò secondo!”.

Ci rimasi male. Conoscevo, per averli letti con lui, i libri della concorrenza e, sinceramente, non mi sembravano all’altezza.

“Come sarebbe, secondo?”.

Vedendo la mia delusione, cercò di consolarmi.

“Che vuoi? La casa editrice… non vince premi importanti da qualche anno. Ci siamo dovuti inchinare. Ma, non temere, ho già pensato a cosa dire, dopo la premiazione, al momento delle interviste. Domani guardami in tv”.

La sera dopo seguii la cerimonia molto annoiato; quando sai già il risultato dello spoglio delle schede, naturalmente la tua attenzione non può non calare. Dopo la lettura delle prime cento, centocinquanta, però al consuntivo parziale fatto dal presentatore, “Il pretore di Cuvio” era netamente primo e cominciai a pensare che Chiara si fosse sbagliato o che fossero state cambiate le carte in tavola. Da quel momento in poi, però, ci fu un diluvio di voti a favore di quel signore che “doveva” vincere e, effettivamente, la classifica finale vide Piero secondo, come mi aveva anticipato. Lo speaker della tv si avvicinò al tavolo dove Chiara sedeva con moglie ed amici e cercò qualche parola di rincrescimento, ma Piero ridacchiava. Gli misero in mano il microfono per due espressioni di circostanza e lui, tranquillo, rispose: “Cosa vuoi che ti dica, così va il mondo… Comunque “de minimis non curat praetor”, e sorrideva bellamente.

In quella frase c’è lo spirito di Chiara che giocando sul titolo del suo romanzo infilza con una stilettata il mondo dei premi letterari: “Il pretore non si cura delle cose di poca importanza”.

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mercoledì, dicembre 20, 2006

la cartolina birichina: come si fa.

la mia idea della cartolina birichina è piaciuta a wos che l’ha perfezionata alla grande e la sta diffondendo secondo questo principio:

“si fa cosi’: si prendono due o piu’ artisti, si mischiano, ci si fa un disegno con le proprie manine di blogger, si scannerizza, si posta e si diffonde. chissa’ mai che non venga fuori qualcosa di divertente!”.

Mi sembra una contaminazione tra blogger molto interessante e promette di essere divertente e stimolante.

Sotto a chi tocca e fateci sapere!

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martedì, dicembre 19, 2006

la cartolina birichina

akio’s kandisgogh

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lunedì, dicembre 18, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Lucy: DEVI farmi un regalo di Natale! E’ detto nella Bibbia!

Linus: Stai bluffando… La Bibbia non dice niente a proposito dei regali di Natale!

Lucy: No?

Linus: Non si imbroglia un vecchio teologo!

Lucy: Sigh!

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domenica, dicembre 17, 2006

il mio microgiallo da sms

La politica lo avrebbe ucciso se avesse continuato a crederci. Si dedicò al giornalismo. Lo arrestarono dopo il primo articolo per falso ideologico.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, dicembre 16, 2006

ipse dixit

Anni fa pensavo fosse possibile per uno scrittore alterare la vita interiore della cultura. Ora i costruttori di bombe e gli assassini si sono impadroniti di quel territorio. Fanno incursioni sulla coscienza umana. Quello che solitamente facevano gli scrittori prima che fossimo tutti incorporati.

Don DeLillo

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venerdì, dicembre 15, 2006

il post di Marcello Marchesi

Oggi ho visto il poeta W. al lavoro. Scrive un bel sonetto classico, tecnicamente ineccepibile, chiaro, scolastico. Poi sfila un verso qua, un verso là; cancella a spizzico sette otto parole e si ritrova lì bella e pronta una poesia che ha, come dice Moravia, “quel tanto di inespresso che è proprio della espressione poetica”. Hai capito?

da Diario futile di un signore dimezza età

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giovedì, dicembre 14, 2006

il mio amico Simenon

Georges Simenon scrive ai coniugi Maigret

Mi premeva di augurarvi un buon anniversario, a lei e alla signora Maigret. Le dica che grazie a un certo signor Courtine, potrebbe meritare il titolo di re dei gastronomi, le sue ricette hanno fatto il giro del mondo, e che, per esempio, sia in Giappone, sia nell’America del Sud, i buongustai non trascurano di mettere qualche goccia di prugnola d’Alsazia nel loro galletto al vino. Quanto ai suoi successori al Quai des Orfèvres, molti sono quelli che hanno adottato la sua andatura e le sue manie, e alcuni di essi, andati a loro volta in pensione, hanno scritto le loro memorie, facendo seguire il proprio nome dalla menzione ‘alias commissario Maigret’. Lei l’ha meritata in pieno. Vi abbraccio entrambi commosso, lei e la signora Maigret, che probabilmente non sospetta che molte donne l’invidiano, che molti uomini vorrebbero aver sposato una donna come lei e che, tra l’altro, un’affascinante giapponese la impersona alla televisione, mentre un giapponese crede di essere il commissario Maigret.

da una lettera di Simenon pubblicata su Le nouveau illustré nell’ottobre del 1979 citata nel Dizionario dei detectives, a cura di Oreste Del Buono e Lia Volpatti, Arnoldo Mondadori Editore, 1980.

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mercoledì, dicembre 13, 2006

K.M.

Notre Dame

Sono seduta, al solleone, su una gran panca vicino a Notre Dame. Di faccia a me si alza una spalliera d’edera. Un vecchio cammina di fianco ad essa con un paniere al braccio, e stacca le foglie avvizzite. Nel giardino della canonica stanno tagliando l’erba. Voglio molto bene a questa superba cattedrale. La visuale limitata che ne ho in questo momento è costituita da guglie appuntite e svelte, che si staccano sul cielo azzurro e da un paio di pappagalli di pietra rannicchiati e come in bilico su un balconcino. Sembra quasi uno schizzo a penna. E mi piacciono i Santi con le croci al collo e le teste in mano.

(1915)

Katherine Mansfield da Diario (ed. Corbaccio trad. Mara Fabietti)

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martedì, dicembre 12, 2006

l’iniziativa

La casa editrice Einaudi, in occasione dei dieci anni della collana Stile libero, ha pubblicato un tascabile gratuito intitolato Descrizione di un luogo. 52 brevi racconti per i dieci anni di Stile Libero (le librerie che non lo tengono nascosto dovrebbero darvelo anche se non acquistate un libro Einaudi). Tra gli autori ci sono Niccolò Ammaniti, Ascanio Celestini, Valerio Evanelisti, Michel Faber, Joe R. Lansdale, Valerio Magrelli, Alda Merini, Nico Orengo, Simona Vinci e altri. E’ un’ottima strenna natalizia. Economica (eh! eh!) e gradevole. Vi lascio “il luogo” di Giancarlo De Cataldo.

Giancarlo De Cataldo

Zabriskie Point

Questo è un luogo di cinema e musica. Di memoria e di futuro. Per Zabriskie Point si parte dopo una notte in uno di quei motel che, quando ti ci ritrovi, non sai se esista davvero o se non se capitato dentro uno di quei film che ti hanno fatto diventare adulto. Film più importanti della vita stessa, e comunque, per un adolescente, molto più belli e seducenti della vita. L’autostrada con il suo traffico incessante di pick-up e Tir. Due sedie spaiate accanto alla piscina immobile. L’americana grassa che scivola via furtiva dalla cameretta del blocco monopiano e si accende con aria colpevole una sigaretta, e si rilassa, infine, quando si accorge che anche lo straniero fuma. Che perfetto senso di perdizione! Per Zabriskie Point si parte all’alba. Prima che il sole ti frigga il cervello come il crepitante calcare salino dei vicini Campi da Golf del Diavolo. Il Point è un’altana spianata sull’ocra rocciosa dell’infuocata Death Valley. Il Point è uno spazio aperto e contemporaneamente claustrofobico. Dominato da un pannello con scritte in inglese e caratteri braille e l’effige crinita di un vecchio ingegnere polacco. Qui Michelangelo Antonioni ambientò l’indimenticabile scena degli amanti che rotolano nudi fra le dune mentre Jerry Garcia dei Grateful Dead strappa al suo magico strumento i distrorti lamenti del piacere e dell’utopia. Il film a Taranto lo portarono i gesuiti del Cineclub Casalini. Correva l’A.D. 1972. Se non riuscite a immaginare la tempesta emotiva di quel pomeriggio non siete mai stati ragazzi. Non l’ho mai più rivisto, quel film. Paura di uccidere l’emozione sotto i colpi del senso critico. Paura di confessare a se stessi la perdita dell’innocenza. Trentatre anni dopo, però, a Zabriskie Point. Circondato da italiani su cinquanta. Tutti un pò vergognosi. Alcuni con figli. Inutile cercare di evocare per quei ragazzini con l’iPod il fantasma di quel passato. La roccia è muta. Se proprio un dialogo è necessario, tocca a noi avviarlo. Si torna ai fuoristrada, ingobbiti. Un vecchio indiano accende la pipa e si stringe nelle spalle. Se non fosse per i turisti italiani, ‘sto buco nel deserto l’avrebbero chiuso da un pezzo. Sento una ragazzina sbuffare al suo papà delusa: tutto qui? L’uomo non sa che rispondere, si tuffa in macchina. Il motore e un acuto di “American Idiot” partono in contemporanea. Loro, i ragazzi, non lo sanno. Non sanno che fra Jerry G. e Greenday cè più di una familiarità C’è una continuità. Loro non lo sanno, ed è bene che sia così. Che se lo cerchino da soli, il loro personale Zabriskie Point. Se hanno cuore e fortuna, prima o poi lo troveranno.

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lunedì, dicembre 11, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Lucy: Stai di nuovo mandando le tue avide lettere a Babbo Natale?

Linus: Non sono avido! Io voglio solo ciò che mi spetta! Voglio solo la mia parte giusta!

Lucy: Babbo Natale non ti DEVE niente!

Linus: Si, se sono stato BUONO! Questo è l’accordo! Qualsiasi matricola di legge potrebbe confermartelo!

Lucy: Oh, santo cielo!

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domenica, dicembre 10, 2006

il mio microgiallo da sms

Puntò il telecomando dritto negli occhi della De Filippi e la spense. Non voleva più vedere gli Amici.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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sabato, dicembre 09, 2006

ipse dixit

La mia gloria sono i libri che ho letto.

Jorge Luis Borges

dal catalogo della casa editrice Allemandi

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venerdì, dicembre 08, 2006

Reg Smythe ed il suo ANDY CAPP

Flo: Ciao mamma! Vado a mettere il bollitore sul fuoco. Andy non c’è… gli ho dato dei soldi per comprare l’albero di Natale.

mamma: Interessante… un albero di Natale fatto con le lattine di birra vuote.

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giovedì, dicembre 07, 2006

taccuino campagnolo di un cittadino metropolitano

Il camino divora legna scoppiettante. La crostata di amarene e le ciambelline all’anice fatte da C. ridicolizzano le pastarelle che ho portato. I quattro gattini sono cresciuti e non scappano più. Leggere Saramago vicino al fuoco è un piacere assoluto. Lo alterno con Andy Capp. M. non si aspetta che zio andrà a prenderla a scuola. Esce per prima e mi viene incontro felice. E’ meravigliosa con il grembiulino. Sfogliare i suoi quaderni è emozionante. A. continua ad alimentare il camino. I colori, i profumi, i sapori dell’inverno, qui, sono più intensi. Allora stasera facciamo la pizza? Via con l’impasto; via con i condimenti; via con il forno a legna. Una bontà. Una chiacchera tira l’altra. Fa freddo e nonostante i riscaldamenti provo il piacere antico della borsa di acqua calda nel letto. I passetti di M. che va al bagno mi svegliano. A colazione, le mie pastarelle stanno ancora tutte lì e ci spartiamo gli ultimi pezzi di crostata.

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mercoledì, dicembre 06, 2006

il brano

Guy de Maupassant dal racconto Le sorelle Rondoli

Il profumo degli aranci si faceva più penetrante; lo respiravamo con ebbrezza, gonfiando i polmoni per berlo profondamente. Qualcosa di dolce, di delizioso, di divino sembrava aleggiare nell’aria odorosa. Improvvisamente, vidi sotto gli alberi, lungo il binario, nel buio ormai fitto, qualcosa come una pioggia di stelle. Si sarebbero dette gocce di luce saltellante, svolazzante, che giocavano e correvano tra le foglie, piccoli astri caduti dal cielo per fare una gita sulla terra. Erano lucciole, queste mosche ardenti, che danzavano nell’aria uno strano balletto di fuoco.

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martedì, dicembre 05, 2006

Charles M. Schulz ed i suoi Peanuts

Linus: Non ricordo d’aver detto che possiamo dividerci la coperta… ma immagino che anche gli animali abbiano diritti, vero?

Snoopy: Dal giorno in cui iniziò il mondo…

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sabato, dicembre 02, 2006

torno lunedì o martedì; buona domenica.

il mio microgiallo da sms

Era tanto infido quanto basso. Il suo braccio destro lo investì con la mini-moto. Una morte alla sua altezza.

(mini giallo di massimo 160 caratteri senza rinunciare tuttavia a colpevole, vittima, arma e movente; idea lanciata da zopblog)

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venerdì, dicembre 01, 2006

Bill Watterson ed i suoi Calvin and Hobbes

Calvin: Le vacanze di Natale sono un periodo di riflessioni personali. Troppo spesso non esaminiamo le nostre vite. E’ tempo di fare una valutazione e pensare a cosa è veramente importante. E’ tempo di dedicarsi all’acquisto frenetico… tempo di distribuire il denaro a piene mani… tempo di glorificare gli eccessi personali di ogni genere!

Hobbes: Le ricompense materiali fanno del consumismo una religione popolare.

Calvin: … tempo di espiare per la frugalità altrui!

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