Come fanno tutti gli artisti, seppure con modalità differenti, anche Lautenschlager si era preservato, nel groviglio della sua vita insoddisfatta e vacillante, una strada lungo la quale, per qualche istante, poteva sempre tornare nel paese dell’infanzia dove, per lui come per ogni uomo, si celava la luminosità del mattino e la fonte di tutte le forze, e in cui non entrava mai senza un profondo raccoglimento. Andò subito a riporre i maggiolini infilzati nelle cassette da collezione e a distendere le farfalle, con paziente sollecitudine, sulle apposite tavolette. Da là lo guardarono, aperte, quelle ali meravigliose: brune e grigie, lanuginose, dai colori opachi e polverosi, oppure argentee e bianche dalle venature cristalline, e a colori vivaci e lucidamente metallici, come smaltate. Ai suoi occhi quelle ali di farfalla erano la cosa più bella che si potesse vedere, come altre persone sensibili possono preferire, tra tutte le fonti di piacere visivo, i fiori o il muschio o i colori della superficie del mare; e al vederle provò nuovamente quanto da anni gli mancava, vale a dire quel piacere soddisfatto e infantile per le cose della natura, quella sensazione di essere parte del tutto e vicini alla creazione che si possono derivare soltanto dall’amore e dalla comprensione per le cose della natura.
Hermann Hesse
dal racconto breve In una cittadina nella raccolta Racconti brevi (Tascabile Newton traduzione di Francesca Ricci)